fantasie grammaticali

Lamento di un apostrofo depresso

Mi hanno licenziato, ho perso il lavoro che tanto mi piaceva fare nella grammatica italiana.
Un tempo era nell’interesse di tutti che io andassi a lavorare, amavano vedere le lettere apostrofate, ma ahimè gli studenti avevano cominciato a odiare sia “un” che “l” a causa mia e così hanno deciso che il mondo grammaticale senza di me sarebbe stato più bello, più semplice e inoltre i bambini avrebbero preso dieci in tutte le verifiche, dato che prima venivo sempre dimenticato e quindi ero causa di errori.
Mi sento solo, i miei amici punti mi deridono, dicono che sono inutile alla società, ma se andassi a rubare il lavoro al punto sulla “i”?!
Non sarebbe così male, insomma, sarei più evidente, in fondo la lettera “i” è maggiormente usata rispetto alle lettere che prima mi avevano ingaggiato.
Ma come faccio a spostare il punto sulla “i”? Lui non lascia mai il suo impiego nemmeno per sbaglio, l’unica scappatoia che mi rimane è quella di far litigare “i” con il punto su “i” e in quel momento a consolare “i” ci sarei io, ancora più bello e potente di quel misero punto, o forse sto sbagliando, sì! Sto sbagliando tutto, se hanno deciso di tagliarmi fuori un motivo ci sarà…credo sia meglio che io scompaia per sempre e che di me non ci sia più traccia nell’italiano. Del resto, chi si accorgerà della scomparsa di un misero apostrofo? Chi può capire le tristi e vuote giornate che tanto mi affliggono?

L'angolo del dibattito

Difesa del sonno a oltranza

Ed ogni mattina è così: “Svegliati che è tardi, sono le dieci, alzati!”. Frase tipica delle solite mamme che obbligano i figli a svegliarsi presto anche nei giorni festivi. I giornali e le riviste consigliano: “Il sonno dei ragazzi è importante, per questo bisogna farli dormire più di quattordici ore”; e i genitori ti svegliano prima di sette ore?? No, basta, questa storia deve finire.

Pensate agli animali, che vanno in letargo per sei mesi circa: noi, che siamo anche animali, non dormiamo neanche un giorno!

Avete in mente cosa succede quando i ragazzi vanno in discoteca e per fare altamente i ganzi ci restano fino alle due di notte? Se non ce l’avete in mente, ve lo spiego io con un semplice dialogo:

“Pronto mamma, sono in discoteca. Posso rimanere almeno fino alle due?”.

“Certo tesoro, basta che domani tu non dorma fino a mezzogiorno, sennò ti sveglio io con i miei metodi”.

“Ehm..sì, sì…a dopo…”.

Il giorno dopo a mezzogiorno:

“Luca, svegliati”.

“No, mamma, sono stanco, ancora dieci minuti”. E si sveglia alle quattro del pomeriggio.

Ok, a questo sono certamente contraria, però, quando vai a dormire alle nove e tua mamma ti sveglia alle otto urlando, proprio non lo tollero.

Per questo avevo deciso di discutere con voi sul discorso del sonno ad oltranza.

Sapete di che cosa si tratta? Ve lo spiegherò io. Si tratta di una dormita lunghissima, che sembra che duri un’eternità, in cui d’inverno sei al caldo sotto le coperte e d’estate sei al fresco. Quando ti svegli sembra di essere in un altro mondo, però almeno sei riposato, non sei agitato (come del resto molti ragazzi che non hanno nemmeno l’idea di cosa sia un cuscino).

Una lunga dormita, inoltre, ti tiene sempre allenata la mente soprattutto perché, non so se sia mai successo anche a voi, di notte ti vengono in mente sogni in cui o devi fare l’analisi logica di una frase, o devi tradurre una versione di latino lunga quanto il Nilo, oppure ti compare davanti la tua professoressa di matematica che ti dice: “A contiene B, fai la rappresentazione per elencazione e tramite diagramma di Venn”. Tu risolvi tutto questo e il giorno dopo a scuola ripeti quello che hai detto mentre dormivi, appunto nel sogno.

È molto importante dormire, anche per passare un po’ di tempo, soprattutto per le persone solitarie che non parlano mai con nessuno. Nei sogni di queste povere menti ci possono essere dialoghi molto lunghi con persone immaginarie, dialoghi che servono per divertirsi e per parlare con qualcuno.

Se questa lezione non volete adoperare, questa filastrocca dovete imparare:

“Un’ora dorme il gallo

Due il buon cavallo

Tre la misera gente

Quattro chi non fa niente

Però io ne dormo trentatré

E sarò felice più di te”.

fantasie grammaticali

Monologo di un apostrofo disperato

Benvenuti alla conferenza sulla grammatica, io sono l’apostrofo. Sì, sì, sono proprio io, quello che usate quando vi pare, quello che viene svegliato per essere messo sulle parole a caso.
Una volta uno di voi stupidi ignoranti mi ha svegliato per mettermi sulla “N” di “UN ORSO”: con tutte le parole femminili che esistono, dove dovevo finire io? Su “UN ORSO”.
Forse alle elementari non l’avete capito; ve lo spiego:
quando usate l’articolo indeterminativo “UN” e il nome seguente è maschile non, ripeto non mi dovete usare; se il nome è femminile, dovete chiamarmi; qualunque cosa stia facendo, chiamatemi, non esitate!
Chiaro? Va bene, possiamo andare avanti; probabilmente a scuola vi hanno detto: “quando c’è una parola femminile e dovete mettere l’articolo “UN”, la “A” di “UNA” va via e siccome è triste di andarsene lascia una lacrimuccia, quello è l’articolo”.
Ma quale lacrimuccia, quello sono io!
Ho solamente rubato il lavoro alla “A”, ma non deve essere triste.
Come non la sopporto quella vocale “so tutto io”; si crede la migliore solo perché è la prima lettera dell’alfabeto e sta in quasi tutte le parole, ma… Sì scusatemi, sto divagando troppo…
Volevo concludere dicendo, dal profondo del mio cuore: “Non svegliatemi più quando non c’è bisogno di me!”.

classici e moderni dall'infanzia all'adolescenza

“Io non ho paura”, recensione

di Sofia Antonioli

Dopo una prima lettura avrei sconsigliato il libro a molte persone perché, nonostante l’ultima parte sia efficace e commovente, tutto il resto l’avevo trovato alquanto noioso. Ma una volta riletto il libro, devo dire di averlo apprezzato tutto, dall’inizio alla fine.

In un primo tempo viene spiegata la vita problematica di un ragazzino del Sud: il narratore è proprio questo bambino, Michele, e grazie alle sue parole riusciamo a immedesimarci e a vedere la vita come la vede lui. Il ragazzo, nonostante la gravità della situazione, affronta tutto con una grande spensieratezza, dovuta all’incoscienza di ciò che gli sta intorno, e diventa in segreto amico di un bambino rapito e trovato per caso nella casa – nascondiglio, Filippo.

In un secondo tempo, a seguito dell’arrivo di uno strano collega del papà di Michele, la vicenda si fa interessante e si crea un senso di suspense che mi ha portato a leggere l’ultima parte del libro velocemente.

La parte migliore a mio parere è il finale. È veramente bellissimo, chiude il cerchio che si è creato all’inizio e lascia l’autore senza parole e con una certa amarezza per la fine di Michele.

Se vi piacciono i libri con uno sfondo mafioso e che raccontano una storia realistica, ve lo consiglio assolutamente!

classici e moderni dall'infanzia all'adolescenza

“Il barone rampante”, recensione

di Sofia Graziani

“Il barone rampante” è sicuramente un libro diverso dal solito, particolare. Sin dall’inizio si presenta con spiegazioni molto pesanti, a volte anche difficili da comprendere, poiché il linguaggio è spesso difficile da capire.
Il vero momento interessante della storia inizia quando Cosimo, dopo esser salito sull’albero, comincia a relazionarsi con molte persone, affrontando varie avventure che lo porteranno ad essere l’uomo che diventerà.
La scelta effettuata da Cosimo è per noi impensabile: come può un ragazzo, abituato a vivere in un mondo come il nostro, svegliarsi una mattina e decidere, dopo vari litigi in famiglia per fatti banali, di andare a vivere su un albero? È proprio questo l’assurdo.
Nel complesso il libro, a parte alcuni particolari interessanti, mi è sembrato noioso.

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Monologo disperato di un congiuntivo abbandonato

di Benedetta Parodi

Magari fossi in un’altra epoca, magari fossi in un altro tempo, quando i poeti e gli scrittori sfoggiavano la loro maestria usandomi, anche per divertire i più piccini.
Ad esempio, vi ricordate di Gianni Rodari? Mamma mia, che uomo fantastico! mi amava così tanto che scrisse una poesia su di me, intitolata “La filastrocca burlona”.
Io, piccolo ed elegante, con i miei quattro tempi, quante cose potrei esprimere, ma sono stato spazzato via dall’indicativo, un mio cugino più semplice ed attraente di me, che va bene un po’ dappertutto, per il passato, per il presente, anche per il futuro…è il più ricco della famiglia…ma come mai?
Ci sono poi tante persone che, nel disperato tentativo di fare un bel discorso, mi uccidono con un bel condizionale messo dopo il se: ah! Che colpo al cuore tutti quei “se”. . . senza di me.
Poveri verbi, declassati dai nostri parenti in inqualificabili frasi dall’orribile suono italiano.
Meno male che l’anno scorso un cantante è andato a Sanremo per far sapere a tutti come devo essere veramente usato…ma qualcuno avrà capito?
Ragazzi miei, conto su di voi, usatemi prima che muoia e nessuno mi ricordi più!

Comunicazioni

Qui comincia l’avventura…

Salve a tutti e benvenuti nel nostro blog!

Siamo 31 ragazzi del Liceo Classico “E. Repetti” di Carrara. Come si può dedurre dal nostro motto (“O ninin, a sian misi mal”), proviamo un forte senso di appartenenza verso la nostra città.

Con l’aiuto dei nostri pazienti professori e dell’esperta, Irene Rubino, abbiamo deciso di aprire questo blog per condividere con tutti voi le nostre passioni, i nostri hobby, recensioni di libri, film…Tutto è nato grazie ad un modulo PON di italiano per le classi del Ginnasio, in cui lavoriamo sulle varie tipologie di scrittura e prepariamo degli elaborati da pubblicare.

Siamo tutti diversi e per questo il nostro blog sarà una specie di puzzle al quale ognuno di noi aggiungerà una parte di sé, per renderlo creativo ed originale.

Eccoci: Ettore e Gianmarco, amanti del rap; Alessio, Gabriel, Jacopo, Ludovico B., Mattia e Tommaso, aspiranti giornalisti sportivi; Sofia G., Sara e Serena M., eccellenti danzatrici; Fabio e Selene, attori in erba; Alice, Benedetta, Ludovico D. e Zoe, lettori accaniti; Ginevra, Giulia, Matilde, Rebecca e Sofia A., fanatiche delle serie TV; Federico, Lorenzo, Lucrezia e il Becca, amanti del cinema; Aurora e Lisa, appassionate di musica; Elena, musicista; Alessia e Serena L., sportive.

Ci siamo tutti….l’avventura è ormai iniziata!