recensioni

“Senza salutare nessuno. Un ritorno in Istria”, recensione

di Giada Bernabè

L’ultima uscita nelle librerie della scrittrice pontremolese Silvia Dai Pra’, con Editori Laterza, affronta uno degli argomenti più spinosi dell’ultimo secolo: i giochi di potere, gli spostamenti di confine, i maltrattamenti e le uccisioni che hanno tormentato la penisola istriana e le zone circostanti dai primi anni fascisti al termine della Seconda Guerra mondiale.

A fare da filo conduttore del libro è la volontà dell’autrice di conoscere più a fondo il fenomeno delle foibe, per arrivare a comprendere il motivo per il quale il bisnonno, commerciante del piccolo paese di Santa Domenica di Albona, fosse stato perseguitato ed ucciso dai partigiani titini e sua moglie, costretta a rifugiarsi in Italia con i figli, fosse scappata da un giorno all’altro, proprio “senza salutare nessuno”.

Un piccolo volume, di appena 150 pagine, che, a metà tra giornalismo e autobiografia, inaspettatamente cela tra le sue righe un intreccio corposo e variegato di storie, dalle memorie d’infanzia dell’autrice al reportage di un viaggio in cerca di risposte piuttosto difficili da ottenere – per via di testimoni che perlopiù scelgono una manzoniana reticenza o addirittura sono troppo anziani per ricordare bene l’accaduto -, passando per le vite di parenti mai conosciuti, che sono stati inghiottiti dal silenzio del passato e di nonna Iole.

Sarà proprio nonna Iole quella sorta di “motore immobile” dal quale prendono vita la ricerca e il libro di Silvia: una nonna assai particolare, che, al contrario di quanto siano solite fare le altre, rifiutava di parlare della sua giovinezza, scoppiava a piangere nei momenti più improbabili, si infuriava se qualcuno faceva uso delle parole slavi e comunisti e semplicemente spariva quando qualcosa non andava come avrebbe voluto. Scoprire la dinamica degli eventi che segnarono così profondamente la donna in gioventù sarà l’obiettivo principale dell’autrice durante il suo viaggio in Istria.

Una lettura vivace e piacevole, che riesce a conciliare la precisione storica e l’ironia; quest’ultima risulta molto efficace nello sdrammatizzare momenti troppo carichi di tristezza oppure troppo seri, i quali, se affrontati con la “dovuta” serietà, sfocerebbero in discorsi banali e moralisti.

Così, tra le patate fritte “come verdura” di Nonna Iole e la montagna di bottiglie di grappa ricevute in dono da ogni istriano che l’abbia ospitata, Silvia Dai Pra’ illustra i drammi dei singoli in rapporto con la Storia e, portando i lettori con sé nelle tappe di un’inusuale vacanza, li invita a studiare e riflettere bene prima di trarre conclusioni affrettate sulle vicende del confine Orientale, perché, prima delle stragi attuate dai comunisti slavi, ne erano state compiute altrettante dai tedeschi e non solo, anche dagli italiani.

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