fantasie ecologiche

Le peregrinazioni di una bottiglia di plastica

di Zoë Stroobant

Ah quanto è dura la mia vita! Quante sono le conseguenze della sua vita sulla terra…se soli gli uomini ci venissero incontro!

Purtroppo siamo sole e, visto che siamo passivamente portate da una o da un’altra parte, non possiamo nemmeno aiutare l’uomo a inquinare di meno, perché non abbiamo il dono della parola o del movimento.

Io mi sono ritrovata nel parco di una scuola elementare. Sono arrivata in questa città quasi due settimane fa, giorno più o giorno meno, dopo aver girato in lungo e in largo! E ciò succede perché nessuno si è preso la briga di buttarmi in un bidone della plastica, preferiscono anzi lasciarmi per terra o in mare… dove posso ben inquinare. Come mi sento in colpa!

Ma cosa mi era successo? Partiamo dall’inizio e ripercorriamo tutti i passi della mia tragica e stancante vita.

Sono stata creata in una fabbrica anni e anni fa, con molte altre mie simili. Dopo essere state sigillate ed etichettate, ci hanno portate in un negozio in confezioni da sei bottiglie l’una per essere vendute a quegli umani irrispettosi. Tutte le altre bottiglie erano spaventate, raccontavano storie di ogni tipo su bottiglie che sono state lasciate in mare dove inquinano il pianeta, bottiglie riciclate per creare pile oppure bottiglie che vengono buttate in appositi bidoni con altre bottiglie del loro stesso materiale.

I giorni passarono e rimasi lì per davvero molto tempo. Finalmente arrivò il giorno in cui venni comprata da una famigliola felice e disponibile, ne fui molto lieta, ero contenta del fatto che mi avrebbero portato a vedere il mondo, ed ero sicura anche di sapere come fosse: pieno di paesaggi uguali a quelli che vengono disegnati sulle nostre etichette, quindi molto verdi, con alberi, piante, fiori e farfalle. Mi portarono a casa loro e dai finestrini dell’automobile notai molte fabbriche nel paesaggio, molto simili a quella dalla quale sono uscita, pochissimi alberi e piante, neanche una farfalla che svolazzava in giro.

Arrivata a casa, sono stata messa in frigo, in mezzo a bottiglie di vetro, altre di plastica come me e cibi di ogni tipo. Sono stata poco in frigo, mi hanno subito svuotata dall’acqua che mi riempiva per accompagnare la loro cena, alla quale ho avuto modo di prendere parte, essendo stata posizionata sul tavolo. A tavola gli umani che abitano quella casa hanno parlato molto, specialmente il più piccolo, che ha chiesto ai suoi genitori cosa fosse l’inquinamento. Avendo anche io ascoltato, sotto sotto mi sono sentita molto in colpa perché io, una povera bottiglia, sono fatta di uno dei materiali più inquinanti.

La mattina seguente il bambino mi ha portata nella sua scuola. Noncurante di quanto detto dai genitori, ossia di quanto sia importante fare la raccolta differenziata, una volta uscito da scuola mi ha gettata come se fossi stata un pallone nel cestino dell’immondizia indifferenziata: il bambino però non aveva una gran bella mira e perciò sono caduta per terra.

Quindi eccomi qui, pronta ad inquinare il terreno e a causare grandi danni alla terra di questi umani che, nonostante sappiano come salvare la loro casa, continuano a trattarla male e a sporcarla. Se solo le mie parole non fossero sprecate, e potessi dire le cose come stanno, urlare a squarciagola e ribadire una volta per tutte che noi bottiglie dobbiamo essere riciclate, riusate per diminuire lo spreco…Cambierà mai qualcosa? O umani, mi ascolterete mai? Capirete mai l’errore madornale che state facendo, non interessandovi a ciò che accade?

Per fortuna, tempo dopo, sono stata finalmente raccolta da un’impiegata dell’A.M.I.A. e mi hanno portato in una discarica dove sono stata riciclata e sono diventata così una nuova bottiglia di plastica, con più o meno il medesimo destino. Questa volta però sono stata comprata da una famiglia di turisti in una località balneare nella stagione estiva e sono stata portata con loro al mare. Un luogo a dir poco magnifico, con dei colori splendidi, caldi e pieni di vita, c’erano un sacco di persone felici che correvano e nuotavano in ogni direzione, ma come ho già detto il mio è un destino molto tragico.

Quella splendida giornata di sole a causa del riscaldamento globale e quindi dell’anomalo variare delle stagioni si tramutò in un diluvio. I turisti e i bagnanti fuggirono, lasciando me e moltissima altra sporcizia in quel paradiso terrestre e rovinando il luogo che fino ad un attimo prima li aveva resi immensamente felici.

Il mare ci ha trascinato dentro di sé, portandoci sempre più a largo e facendoci vagare senza meta, ma con l’involontario scopo di inquinare la terra.

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