fantasie ecologiche, NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

"There is pleasure in the pathless woods" – Terza parte

Wordsworth e Byron

(…continua il testo teatrale, se non avete letto la prima e la seconda parte fatelo ora!)

Alex: ..ma cosa sta succedendo, perché gli oggetti in biblioteca prendono vita?

Emma: forse vogliono darci un messaggio. Sono curiosa di vedere cosa succede se apro un altro libro. (prende un altro libro e lo spolvera). Ah, i poeti romantici.., loro hanno molto da dire sulla natura…

SPUNTA WORDSWORTH  (Silvia Cordiviola) CHE FINGENDO DI RACCOGLIERE FIORI, RECITA “I WANDERED LONELY AS A CLOUD”, FINITA LA POESIA IRROMPE BYRON (Federica Sorrentino) CON TUTTA LA SUA SPOCCHIA, FA VOLTEGGIARE IL MANTELLO SUL VISO DI WORDSWORTH, FINGE DI PREPARARE UNA VALIGIA E RECITA  “THERE IS PLEASURE IN THE PATHLESS WOODS”.

Base musicale di accompagnamento a Wordsworth

WORDSWORTH

I wandered lonely as a cloud

That floats on high o’er vales and hills,

When all at once I saw a crowd,

A host, of golden daffodils;

Beside the lake, beneath the trees,

Fluttering and dancing in the breeze.

Continuous as the stars that shine

And twinkle on the milky way,

They stretched in never-ending line

Along the margin of a bay:

Ten thousand saw I at a glance,

Tossing their heads in sprightly dance.

The waves beside them danced; but they

Out-did the sparkling waves in glee:

A poet could not but be gay,

In such a jocund company:

I gazed—and gazed—but little thought

What wealth the show to me had brought:

For oft, when on my couch I lie

In vacant or in pensive mood,

They flash upon that inward eye

Which is the bliss of solitude;

And then my heart with pleasure fills,

And dances with the daffodils.

Vagavo solitario come una nuvola di W. Wordsworth

traduzione a cura di Silvia Cordiviola

Vagavo solitario come una nuvola
Che fluttua su alte valli e colline,
Quando d’un tratto vidi una folla,
Una schiera, di narcisi dorati;
Vicino al lago, sotto gli alberi,
Fluttuando e danzando nella brezza.
In fila continua come le stelle che brillano
e splendono nella via lattea,
Loro si stendevano in una linea senza fine
lungo il margine di una baia:
diecimila ne vidi in un colpo d’occhio
che scuotevano la testa in una danza vivace.
Le onde accanto a loro danzavano;
ma loro superavano le spumeggianti onde in
gioia: un poeta non poteva fare a meno di
essere allegro, in una compagnia così gioiosa:
guardavo e riguardavo, ma ben poco pensai
quale benessere la visione mi avesse arrecato:
Poiché spesso, quando resto sdraiato sul
divano
Con uno stato d’animo privo di pensieri o
pensoso,
Loro balenano di fronte al mio occhio
interiore
Che è la gioia della solitudine;
E così il mio cuore si riempie di piacere,
E danza con i narcisi.

Base musicale di accompagnamento a Byron

BYRON

   There is a pleasure in the pathless woods,
   There is a rapture on the lonely shore,
   There is society where none intrudes,
   By the deep Sea, and music in its roar:
   I love not Man the less, but Nature more,
   From these our interviews, in which I steal
   From all I may be, or have been before,
   To mingle with the Universe, and feel
   What I can ne’er express, yet cannot all conceal.

   Roll on, thou deep and dark blue Ocean–roll!
   Ten thousand fleets sweep over thee in vain;
   Man marks the earth with ruin–his control
   Stops with the shore;–upon the watery plain
   The wrecks are all thy deed, nor doth remain
   A shadow of man’s ravage, save his own,
   When for a moment, like a drop of rain,
   He sinks into thy depths with bubbling groan, Without a grave, unknelled, uncoffined, and unknown 

  His steps are not upon thy paths,–thy fields
   Are not a spoil for him,–thou dost arise
   And shake him from thee; the vile strength he wields
   For earth’s destruction thou dost all despise,
   Spurning him from thy bosom to the skies,
   And send’st him, shivering in thy playful spray
   And howling, to his gods, where haply lies
   His petty hope in some near port or bay,
   And dashest him again to earth: —there let him lay.

Alex: Adoro Byron, il ribelle che ama uscire dagli schemi e si rispecchia nella natura selvaggia, il  viaggiatore errante alla ricerca della solitudine e del sublime… !

Photo by Felix Mittermeier on Pexels.com

C’è un piacere nei boschi senza sentieri di G.G. Byron

traduzione a cura di Federica Sorrentino

C’è un piacere nei boschi senza sentieri

C’è un’estasi sulla riva solitaria

C’è società dove nessuno si intromette

Accanto al mare profondo e la musica nel suo ruggito

Io non amo di meno l’uomo, ma la natura di più

Da queste nostri incontri, nei quali io rubo

Da tutto ciò che io possa essere, o sia stato prima,

Per mischiarmi con l’Universo, e sentire

Ciò che non posso mai esprimere, tuttavia non posso celare

Ondeggia, tu profondo e blu scuro oceano – ondeggia!

Una miriade di flotte ti solcano veloci invano

L’uomo marchia la terra di rovina – il suo controllo

Si ferma con la spiaggia; – sull’acquosa pianura

I naufragi sono tutti opera tua, né rimane

Un’ombra della distruzione dell’uomo, se non la propria

Quando per un momento, come una goccia di pioggia,

Lui affonda nelle tue profondità con un lamento gorgogliante,

Senza una tomba, senza suono di campane, senza bara, e sconosciuto.

I suoi passi non sono sui tuoi sentieri – i tuoi campi

Non sono un bottino per lui – tu ti innalzi

E lo scrolli da te; l’ignobile forza che esercita

Per la distruzione della terra tu la disprezzi tutta,

Respingendolo dal tuo seno verso i cieli,

E lo invii, tremando nel tuo giocoso spruzzo,

E ruggendo, ai suoi dei, dove per caso giace

La sua meschina speranza in qualche vicino porto o baia,

E lo scaraventi nuovamente a terra: lascialo giacere lì.

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