frammenti di pensieri

Psyché

di Anonimo del Sublime

Sono restia
a far leggere di me agli altri,
che facendo scivolare dalle labbra le lettere
non ne capiscano il significato
sputandole fuori senza alcun sentimento.
Eppure lascio libere le mie farfalle,
così piccole, variopinte e deboli d'autostima
che portano tatuate sulle ali
pesanti nere parole
che fanno risaltare i loro colori,
viste di malocchio da chi il mio io rifiuta,
piene di curioso mistero per chi non giudica
il mio essere solo dalle mie ali.
frammenti di pensieri

Enigma della Sfinge

di Anonimo del Sublime

Oro fuso cola
sugli steli del fianco
della collina.
Inonda di lava
i campi acerbi
dei primi di Maggio.
Quando la luce diventa
la normalità monotona
delle ore di mezzogiorno
non ci si rende conto che
la mezzanotte fredda
s'appresta a calare, celando
nella sua luce
gli animali della notte.
Lei presto risplende
per illuminare il cammino di chi
cerca inesorabilmente Sirio,
di chi preferisce vivere
occulto nella sicurezza del buio
che nella luce della realtà.
Nella mezzanotte di brina
nascono i pensieri luminosi
profondi come le stelle
e si risvegliano le emozioni
nascoste,
che per i diurni
sono vergogna
che per la civiltà notturna
sono solo concordi idee.
Quindi scegli, tu
che sosti all'inizio della via,
camminerai nel sole della mezzanotte o
nella luna del mezzogiorno?
fantasie ecologiche, NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

“There is a pleasure in the pathless woods” – Ottava parte

Emma: è vero,  e invece riconoscere il valore di un luogo viene spesso interpretato come occasione per approfittare  di quel  luogo per arricchire qualcuno.. (di nuovo davanti al quadro di Turner), senti Alex, a me il mare di nuvole in tempesta ricorda un altro poeta romantico, lo conosci (sfoglia il libro dei poeti romantici che ha in mano)… Samuel Coleridge la ballata dell’antico marinaio.. la natura che si ribella al tentativo umano di sottometterla.. e diventa “supernatura”, sovrannaturale.

Alex: l’antico marinaio.. ma quel balordo che inaspettatamente e senza un vero motivo uccide l’albatro, l’uccello del buon auspicio? vuoi vedere che esce fuori anche lui?…e infatti…

And a good south wind sprung up behind;
The Albatross did follow,
And every day, for food or play,
Came to the mariners’ hollo!
 
In mist or cloud, on mast or shroud,
It perched for vespers nine;
Whiles all the night, through the fog-smoke white,
Glimmered the white moon-shine.»
 
«God save thee, ancient Mariner!
From the fiends, that plague thee thus!—
Why look’st thou so?» —With my cross-bow
I shot the Albatross    
 
The sun now rose upon the right:
Out of the sea came he.
Still hid in mist and on the left
Went down into the sea.
 
And the good south wint still blew behind,
But no sweet bird did follow,
Nor any day for food or play
Came to the mariners’ hollo!
 
And I had done a hellish thing,
And it would work ’em woe:
For all averred, I had killed the bird
That made the breeze so blow. 
 
Ah wretch! said they, the bird to slay,
That made the breeze to blow!
 Nor dim nor red, like God’s own head,
The glorious Sun uprist:
 
Then all averred, I had killed the bird
That brought the fog and mist.
’Twas right, said they, such birds to slay,
That bring the fog and mist.
 
The fair breeze blew, the white foam flew 
The furrow followed free;
We were the first that ever burst
Into that silent sea.
 
Down dropt the breeze, the sails dropt down
’Twas sad as sad could be;
And we did speak only to break
The silence of the sea!
 
All in hot and copper sky,
The bloody Sun, at noon,
Right up above the mast did stand,
No bigger than the Moon.
 
Day after day, day after day,
We stuck, nor breath nor motion;
As idle as a painted ship
Upon a painted ocean.
 
Water, water, everywhere,
And all the boards did shrick;
Water, water, everywhere,
Nor any drop to drink.
 
The very deep did rot: O Christ!
That ever this should be!
Yes, slimy things did crawl with legs
Upon the slimy sea.
 
About, about, in reel and rout
The death-fires danced at night;
The water, like a witch’s oils,
Burnt green, and blue, and white.
 
 And some in dreams assured were
Of the spirit that plagued us so;
Nine fathom deep he had followed us
from the land of mist and snow.
 
And every tongue, through utter drought,
Was withered at the root;
We could not speak, no more than if
We had been chocked with soot.
Ah! well a day! what evil looks
Had I from old and young!
Instead of the cross, tha Albatross
About my neck was hung.
Base musicale di accompagnamento a Coleridge


Emma: la natura  che  ammonisce  l’uomo al rispetto e alla salvaguardia dell’ambiente, in fondo anche oggi con quello che succede, alluvioni, riscaldamento globale, non siamo forse avvertiti di cambiare rotta?

La Ballata dell’Antico Marinaio

Traduzione a cura di C. Aliboni, I. Lucetti, C. Sanguineti

Ed un buon vento che proveniva da sud, soffiava da dietro e l’albatro ci seguiva, ed ogni giorno, per cibo o per gioco, richiamato dai marinai, veniva a bordo. Con nuvole o foschie, per nove sere, sulla sartia o sull’albero sostava; e nella notte, il baglior della luna tra la nebbia fumosa luccicava. “Che Dio ti salvi, vecchio marinaio, dai demoni che tanto ti tormentano! Perché guardi così?” “Con la balestra quell’albatro ho trafitto ed ammazzato”. Il sole ora sorgeva sulla destra: sorgeva dal mare, da foschia velato, ed a sinistra in mar si rituffava. Il buon vento di sud ancor spirava, non ci seguiva più quel caro uccello, e mai più, né per cibo, né per gioco, dai marinai chiamato, venne a noi. Qualcosa avevo fatto di infernale che avrebbe ai marinai portato male: infatti ognun diceva chiaramente che avevo ucciso io quel caro uccello che faceva spirar l’amica brezza. “Malvagio” dissero, “ammazzar l’uccello che faceva spirar la buona brezza!” Né pallido, né rosso, ma maestoso come lo stesso Dio, s’alzò il sole. Allor tutti affermarono che bene avevo fatto ad ammazzar l’uccello il quale nebbia ci portava e bruma. “Giusto!” dissero “uccider quegli uccelli che portan solo nebbia e foschia”. Dolce brezza spirava e bianca spuma volava, e un solco libero seguiva; in quel silente mar giungemmo primi. Cessò la brezza, caddero le vele, peggio, davvero, non poteva andare. Noi parlavamo solo per spezzare il silenzio profondo di quel mare! In un torrido cielo color rame il sole rosso-sangue, a mezzogiorno, grande quanto la luna, si vedeva a picco star sull’albero maestro. Per giorni e giorni rimanemmo fermi: né alito, né vento; tutti inerti come nave dipinta in mar dipinto. C’era acqua dappertutto, solo acqua, si aggrinzivano le assi della nave, c’era acqua dappertutto, solo acqua, per dissetar, però, neppure un goccio. Il profondo del mare imputridiva: O Cristo! Questo poi non ci voleva! Esseri limacciosi, con le zampe, su marcio mare avanzavano lenti. E nella notte, tutt’intorno, in ridde vorticose, fuochi fatui danzavano: e l’acqua, come l’olio della strega, rossa, azzurra bolliva e anche bianca. E qualcuno, nel sogno, fu avvertito che uno spirito ci perseguitava; questo la nostra nave aveva seguito, a nove braccia di profondità, dalla terra di neve e di foschia. Ed ogni lingua, per secchezza estrema, inaridiva proprio alla radice; neppur parlare più noi potevamo come se da fuliggine affogati. Ah! Che bel dì! Oh! Quali atroci sguardi da giovani e da vecchi io ricevevo! Invece di appendervi la croce, l’albatro mi fu appeso intorno al collo.

frammenti di pensieri

Scala cromatica

di Anonimo del Sublime

Piano la sera cala,
tristi i bambini
che smettono di giocare;
felici gli abitanti della luna
d'iniziar a respirare.
Che ciclo continuo
l'alternarsi dei colori
nel cielo comune.
Mai alcuna sfumatura altra
scaturisce nel firmamento
stupore.
Osservo sdraiata
sul letto del fiume
l'intercalar del giorno,
dipinto con gli stessi colori
del giorno prima e
di quello dopo.
frammenti di pensieri

Arpeggio del mare

di Anonimo del Sublime

Accordo dell'arpa
risuona nelle conchiglie
fa addormentare le eterne sirene.
Le onde sono percussione
che sbatte sulle rocce
dei fondali vergini.
Il cavalluccio marino
canta da solista
ciò che la corrente raccoglie.
Una sinfonia imprecisa
improvvisata per allietare
il cammino della tempesta.
Ma presto le onde alimentate
sovrastano gli altri componenti
coprendoli con detriti
che, levigati dalla corrente,
innalzano il fondo.
Il cavalluccio muore e
le sirene si svegliano.
L'arpa viene distrutta
ma il suo accordo risuona
nel vibrare della tempesta.
frammenti di pensieri

Emicrania

di Anonimo del Sublime

La testa pulsa,
Pullulante di pensieri malsani.
Gli occhi si fanno gonfi
E chiuderli ti duole.
Scrivo sperando
Che il dolore diminuisca
Che distraendomi con l’inchiostro
Mi perda tra castelli di carta
E roseti sanguinanti.
Le membra s’abbandonano agli spasmi,
E la mente si smarrisce in cunicoli
Di un labirinto che lei stessa ha creato;
Si perde volutamente, sapendo
Che quando vorrà
Potrà riemergere dal buio.
racconti brevi

Vendetta

di Lorenzo Dolci

“La nostra conversazione è registrata, sa che tutto ciò che dirà potrà essere usato contro di lei al processo. Ne è consapevole?”

“Sì.”

“Bene. Sono presenti all’interrogatorio il dottor Levoli, il Magistrato che ha svolto le indagini sulla banda “del Sole”, il maresciallo dei Carabinieri Armando Spadone e il Commissario della Polizia di Stato Antonio Ragoni. Io sono l’Ispettore Marcello Vananiello.”

“Mi dispiace di non poterle stringere la mano.”

“Non mi sembra nella posizione ideale per fare dello spirito, signor Dugozzi, ma apprezzo il suo stato d’animo. Ora veniamo a quanto accaduto questa mattina, qual era il suo ruolo all’interno della banda?”

“Io ero il diversivo.”

“Ma lei era presente sul luogo: in che modo avrebbe attirato l’attenzione delle autorità altrove?”

“Lo sto facendo in questo momento, Ispettore.”

“D’accordo. La banda si è dileguata con l’intero bottino, circa trentadue milioni di euro, ma lei è stato arrestato. Come fanno i suoi compagni a essere sicuri che lei non li tradirà?”

“Devo contraddirla sul reale numero della somma Ispettore, erano quaranta milioni e seicentocinquantamila euro.”

“Ho qui un fax della Banca D’Italia che parla di trentadue milioni.”

“Noi abbiamo prelevato però quaranta milioni e seicentocinquantamila euro.”

“Faremo delle ulteriori indagini. Non ha risposto ancora alla domanda.”

“Riguardo al mio tradimento? Non ho alcun motivo di tradirli.”

“L’hanno abbandonata sulla strada, a bordo di un’utilitaria, per sparire chissà dove col bottino.”

“Sbaglia ancora Ispettore, non mi hanno abbandonato, io sono il diversivo. Mentre voi siete qui a perdere il vostro tempo con me, il “Sole” sta spartendo la refurtiva e progettando il nostro futuro.

“Per come la vedo io, noi abbiamo arrestato uno della banda e lo stiamo interrogando.”

“Come crede lei.”

“Come è entrato nella banda, signor Dugozzi?”

“Mi hanno cercato loro.”

“Come la hanno contattata?”

“Tramite un mio conoscente, nonché cliente del mio negozio. Io sono un rappresentante di articoli informatici, o almeno lo ero prima che mi ammalassi.”

“Di cosa si è ammalato?”

“Mi hanno riscontrato un tumore al fegato. Mi resta poco.”

“Mi dispiace.”

“Non sono propenso a crederle, ma grazie lo stesso.”

“Tornando alla banda, come faceva il suo cliente a conoscere il “Sole”?”

“Non lo so, non sono cose che vanno raccontate in giro, non le pare?”

“Dove ha incontrato il contatto?”

“In un capannone abbandonato, giù al porto, un sabato sera di più o meno due mesi fa. Mi sono seduto sul pontile e ho aspettato. Mezz’ora dopo è arrivato il contatto.”

“Perché hanno deciso di farla entrare nella banda?”

“Per due motivi: avevano bisogno di uno come me, potevo fargli avere i migliori dispositivi sul mercato, e lavoravo gratis.”

“Gratis?”

“Ho i giorni contati, Ispettore. Che me ne faccio dei soldi?”

“E che cosa ci ha guadagnato a farsi arrestare senza ricevere nulla in cambio?”

“La soddisfazione di gabbare le autorità e una sottile vendetta, anche.”

“Vendetta?”

“Forse avete la memoria corta, ma ve la rinfresco io. Il dottor Levoli non ha davvero mai sentito parlare di Giulio Dugozzi? Quindici anni fa, lo scandalo dell’azienda Bit Group, lo ricorda? Ha seguito una pista falsa, accusandomi di una serie di reati mai commessi. Sono stato costretto al fallimento, anche se poi dichiarato innocente ed estraneo ai fatti. Ma ormai avevo perso credibilità e clienti. Ho dovuto ricominciare da capo.”

“Non ne sapevo nulla, personalmente. È per questo che è entrato nel “Sole”? Per vendicarsi del dottor Levoli?”

“E di voi tutti, anche. Siete della stessa pasta.”

“Dunque lei era il diversivo. Non è mai entrato nella banca, ma ha atteso fuori, per farsi arrestare.”

“Esattamente.”

“Che cosa mi dice della bomba? Secondo un nostro informatore, avrebbe dovuto esplodere una bomba, ma non è mai successo. Che cosa è andato storto?”

“Nulla. La bomba esiste, Ispettore, ma non è ancora esplosa. Mi risulta che è stata programmata per le 18,22.”

“Fra circa venti minuti. Nella banca non è stato però trovato nessun ordigno. Sono entrati gli artificieri, dopo il suo arresto, ma non hanno trovato nulla.”

“Non doveva esplodere nella banca, infatti.”

“Sa dirci qualcosa di questa bomba? Dove deve esplodere? Quanto è potente?”

“Non farete in tempo a disinnescarla, anche perché non è disinnescabile. Potrebbe far saltare in aria l’intero palazzo, Ispettore.”

“Beh, non è qui signor Dugozzi, lei è stato perquisito, inoltre dove si trova la bomba? Potremmo fare in tempo a evacuare il posto.”

“Ispettore, ragioni bene su quello che le ho detto: io sono il diversivo. E sono qui per vendicarmi. E sto per morire di tumore. Mi creda, non c’è nulla che potete fare. Non prenderete mai il”Sole”, non sapete che volti hanno i rapinatori – quello che ho incontrato io era camuffato – non sapete dove sono andati, dove si nascondono. Non potete disinnescare la bomba, che esploderà fra pochi minuti. Non farete neanche in tempo a uscire dall’edificio.”

“Ma la bomba non è qui signor Dugozzi, non bluffi con me. Ci sono telecamere ovunque e non esistono talpe.”

“Sono le 18,20, vero Ispettore? Va bene quell’orologio alla parete?”

“Sì, sono le 18,20.”

“Dunque addio, Ispettore. Dottor Levoli… è stato un piacere, mi creda.”

“Di cosa sta parlando, signor Dugozzi?”

“Noto una certa tensione nella sua voce, Ispettore. Manca appena una manciata di secondi, quindi tanto vale che glielo dica. La bomba è stata impiantata nel mio corpo Ispettore, sono io la bomba.”

fantasie ecologiche, NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

“There is pleasure in the pathless woods” – Settima parte

Alex: Oh no.. quello mi sembra Dickens, c’è anche lui…

BLAKE SI ACCUCCIA E RIMANE IN BASSO MENTRE DICKENS (Del Frate) LEGGE COME IN UNA SUA PUBLIC READING PASSI TRATTI DA “OLIVER TWIST”.

Fog everywhere. Fog up the river, where  it  flows  among green meadows , fog down the river, where it rolls defiled among the waterside pollution of a great and dirty city.  Fog on the Essex marshes, fog on the Kentish heights. Fog lying out on the yards, and hovering in the rigging of great ships; fog drooping on the bare and small boats. Fog in the eyes and throats of ancient Greenwich pensioners,  fog in the afternoon pipe of a wratful skipper, down in his close cabin. Fog cruelly pinching the toes and fingers of the little boy on deck.

Chance people on the bridges peeping over the parapets into a sky of fog, with fog all around them, as if they were up in a baloon, and hanging in the misty clouds.

The visitor of London  has to penetrate through a maze of close, narrow, and muddy streets, devoted to the traffic of the city and crowded with the roughest and poorest of waterside people.

He  meets up with unemployed labourers of the lowest class, ballast-heavers, coal-wippers, brazen women, ragged children,  so he makes his way with difficulty along, assailed by offensive sights and smells from the narrow alleys, and deafened by the clash of ponderous waggons that bear great piles of merchandise from the stacks of warehouses that rise from every corner.

Arriving in remoter streets he walks beneath tottering house-fronts, dismantled walls that seem to totter as he passes, chimneys half crushed half hesitating to fall, windows guarded by rusty iron bars that time and dirt have almost eaten away, every imaginable sign of desolation and neglect.

Alex: che orrore, tutto questo degrado…  purtroppo è un problema ancora attuale,  possibile che non abbiamo ancora imparato a valorizzare il patrimonio paesaggistico che abbiamo, eppure il messaggio di questi scrittori è chiaro, bisogna riconoscere i valori del paesaggio, ascoltarlo e rispettarlo.

Base di accompagnamento musicale a Dickens

Estratti da Oliver Twist di C. Dickens

Traduzione a cura di Alessio del Frate

Nebbia ovunque. Nebbia all’inizio del fiume, dove fluisce tra verdi prati, nebbia alla foce del fiume dove scorre contaminato nel lungofiume inquinato di una città grande e sporca. Nebbia nelle paludi di Essex, nebbia sulle colline di Kent. Nebbia che si stende nei campi e si insinua nel sartiame di grandi navi; nebbia che cade in piccole barche spoglie. Nebbia negli occhi e nelle gole di vecchi pensionati di Greenwich, nebbia nella pipa pomeridiana di un comandante iracondo, giù nella sua cabina chiusa. Nebbia che pizzica crudelmente le dita dei piedi e delle mani del piccolo ragazzo sul ponte.

Le persone sui ponti che fanno capolino dai parapetti in un cielo nebbioso, con nebbia tutta attorno a loro come se fossero su una mongolfiera volando tra le nuvole nebbiose.

Il visitatore di Londra deve farsi strada attraverso un labirinto di viottoli fitti, stretti e fangosi, votati al commercio della città e affollati dalle persone più povere e grezze del lungofiume.

Incontra lavoratori disoccupati della classe più bassa, sollevatori di zavorre, trasporta-carbone, donne sfacciate, bambini cenciosi, così si fa strada con difficoltà, assalito da sguardi offensivi e odori dalle strette vie, e assordato dallo scontrarsi di pesanti vagoni che trasportano grandi mucchi di merce dalle pile dei magazzini che si ergono in ogni angolo.

Arrivando in vie più remote lui cammina sotto facciate di case pericolanti, muri danneggiati che sembrano crollare mentre passa, camini in parte schiacciati in parte sul punto di cadere, finestre protette da sbarre di ferro che il tempo e sporcizia hanno quasi eroso del tutto, ogni segno immaginabile di abbandono e desolazione.

frammenti di pensieri

Specchio

di Anonimo del Sublime

E lui iracondo
Sputa ai miei piedi
Schizzi di sassolini e lacrime.
È triste, che non abbia
Scelto la sua profondità
Al posto dell’altalenante.
Mi urla addosso strepiti alti
Che io sola odo e comprendo.
Quindi piano piano mi avvicino
E come da piccola mi allontano,
Intimorita dalla forza
Dei suoi zoccoli.
Faccio passare le dita
Tra le folte criniere bianche
Sperando che la voce
Taccia.
Mi sdraio accanto a lui
Sul letto duro di mille sfumature fatto,
Lo guardo ingoiare l'altalenante,
Felice di accoglierne presto anche la sorella.
Il cielo si specchia in lui,
Accorgendosi delle proprie imperfezioni,
Alimentando piano piano
La sua paura per l’infinito.
E io sorrido lieve,
Per ciò a cui ho assistito.