racconti brevi

Un gioco

di Giorgio Valli

Era una giornata di sole, ideale per uscire in cortile a giocare nell’asilo della cittadina di Kaspertown. I bambini correvano spensierati tra gli alberi di quel giardino così allegro e vivace, c’erano le altalene, gli scivoli e tutti erano così allegri e sorridenti. Tutti tranne Margaret. Lei non amava giocare, preferiva stare seduta e immaginarsi le facce che le proponevano le piastrelle del pavimento. Le maestre avevano provato a coinvolgerla, ma ormai si erano rassegnate perché gli altri genitori si lamentavano di lei da quando, per farla giocare, aveva rotto il braccio a un compagno facendogli lo sgambetto. Quella giornata la madre andava a prenderla come suo solito, ma aveva notato qualcosa di strano in lei. La bambina, giunta a casa, trovò sul suo letto una scatola di un puzzle con allegato un biglietto: conteneva la scritta “è ora di giocare.” Aprì la scatola; al suo interno vide i pezzi del gioco: un accendino e un coltello. Cominciò a comporre il puzzle, pezzo dopo pezzo. Il puzzle raffigurava incredibilmente il salotto di casa di Margaret. C’era però qualcosa di insolito, di diverso. Dal divano di tela color panna scorgeva la testa della madre e una figura, simile a un uomo ossuto che sorrideva; aveva lo sguardo vuoto forse influenzato dal fatto che era privo degli occhi. Le sue orbite ospitavano croste e sangue secco. Alzò gli occhi dal gioco e sentì una voce che continuava a sussurrarle: “Gioca con me, devi giocare se vuoi stare bene, se non vuoi rimanere sola.” Margaret corse sul divano urlando, sentì dei passi avvicinarsi, lenti e strascicanti, la porta si aprì lentamente. Era la madre che le si sedette a fianco sul divano per rassicurarla. La bambina abbassò per un attimo lo sguardo; nel momento in cui lo rialzò quell’uomo apparve in tutta la sua bruttezza davanti ai suoi occhi urlandole: “GIOCA! DEVI FINIRE IL GIOCO!” Margaret prese il coltello, iniziò a pugnalare quello che credette essere il mostro ossuto. Picchiò con il coltello sul petto con tutta la sua forza. Il sangue le schizzava sul viso, il petto era dilaniato dalle coltellate. Pose lo sguardo verso la madre ormai defunta. Si divertì a giocare, per sua fortuna aveva anche un accendino.

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