racconti brevi

Vendetta

di Lorenzo Dolci

“La nostra conversazione è registrata, sa che tutto ciò che dirà potrà essere usato contro di lei al processo. Ne è consapevole?”

“Sì.”

“Bene. Sono presenti all’interrogatorio il dottor Levoli, il Magistrato che ha svolto le indagini sulla banda “del Sole”, il maresciallo dei Carabinieri Armando Spadone e il Commissario della Polizia di Stato Antonio Ragoni. Io sono l’Ispettore Marcello Vananiello.”

“Mi dispiace di non poterle stringere la mano.”

“Non mi sembra nella posizione ideale per fare dello spirito, signor Dugozzi, ma apprezzo il suo stato d’animo. Ora veniamo a quanto accaduto questa mattina, qual era il suo ruolo all’interno della banda?”

“Io ero il diversivo.”

“Ma lei era presente sul luogo: in che modo avrebbe attirato l’attenzione delle autorità altrove?”

“Lo sto facendo in questo momento, Ispettore.”

“D’accordo. La banda si è dileguata con l’intero bottino, circa trentadue milioni di euro, ma lei è stato arrestato. Come fanno i suoi compagni a essere sicuri che lei non li tradirà?”

“Devo contraddirla sul reale numero della somma Ispettore, erano quaranta milioni e seicentocinquantamila euro.”

“Ho qui un fax della Banca D’Italia che parla di trentadue milioni.”

“Noi abbiamo prelevato però quaranta milioni e seicentocinquantamila euro.”

“Faremo delle ulteriori indagini. Non ha risposto ancora alla domanda.”

“Riguardo al mio tradimento? Non ho alcun motivo di tradirli.”

“L’hanno abbandonata sulla strada, a bordo di un’utilitaria, per sparire chissà dove col bottino.”

“Sbaglia ancora Ispettore, non mi hanno abbandonato, io sono il diversivo. Mentre voi siete qui a perdere il vostro tempo con me, il “Sole” sta spartendo la refurtiva e progettando il nostro futuro.

“Per come la vedo io, noi abbiamo arrestato uno della banda e lo stiamo interrogando.”

“Come crede lei.”

“Come è entrato nella banda, signor Dugozzi?”

“Mi hanno cercato loro.”

“Come la hanno contattata?”

“Tramite un mio conoscente, nonché cliente del mio negozio. Io sono un rappresentante di articoli informatici, o almeno lo ero prima che mi ammalassi.”

“Di cosa si è ammalato?”

“Mi hanno riscontrato un tumore al fegato. Mi resta poco.”

“Mi dispiace.”

“Non sono propenso a crederle, ma grazie lo stesso.”

“Tornando alla banda, come faceva il suo cliente a conoscere il “Sole”?”

“Non lo so, non sono cose che vanno raccontate in giro, non le pare?”

“Dove ha incontrato il contatto?”

“In un capannone abbandonato, giù al porto, un sabato sera di più o meno due mesi fa. Mi sono seduto sul pontile e ho aspettato. Mezz’ora dopo è arrivato il contatto.”

“Perché hanno deciso di farla entrare nella banda?”

“Per due motivi: avevano bisogno di uno come me, potevo fargli avere i migliori dispositivi sul mercato, e lavoravo gratis.”

“Gratis?”

“Ho i giorni contati, Ispettore. Che me ne faccio dei soldi?”

“E che cosa ci ha guadagnato a farsi arrestare senza ricevere nulla in cambio?”

“La soddisfazione di gabbare le autorità e una sottile vendetta, anche.”

“Vendetta?”

“Forse avete la memoria corta, ma ve la rinfresco io. Il dottor Levoli non ha davvero mai sentito parlare di Giulio Dugozzi? Quindici anni fa, lo scandalo dell’azienda Bit Group, lo ricorda? Ha seguito una pista falsa, accusandomi di una serie di reati mai commessi. Sono stato costretto al fallimento, anche se poi dichiarato innocente ed estraneo ai fatti. Ma ormai avevo perso credibilità e clienti. Ho dovuto ricominciare da capo.”

“Non ne sapevo nulla, personalmente. È per questo che è entrato nel “Sole”? Per vendicarsi del dottor Levoli?”

“E di voi tutti, anche. Siete della stessa pasta.”

“Dunque lei era il diversivo. Non è mai entrato nella banca, ma ha atteso fuori, per farsi arrestare.”

“Esattamente.”

“Che cosa mi dice della bomba? Secondo un nostro informatore, avrebbe dovuto esplodere una bomba, ma non è mai successo. Che cosa è andato storto?”

“Nulla. La bomba esiste, Ispettore, ma non è ancora esplosa. Mi risulta che è stata programmata per le 18,22.”

“Fra circa venti minuti. Nella banca non è stato però trovato nessun ordigno. Sono entrati gli artificieri, dopo il suo arresto, ma non hanno trovato nulla.”

“Non doveva esplodere nella banca, infatti.”

“Sa dirci qualcosa di questa bomba? Dove deve esplodere? Quanto è potente?”

“Non farete in tempo a disinnescarla, anche perché non è disinnescabile. Potrebbe far saltare in aria l’intero palazzo, Ispettore.”

“Beh, non è qui signor Dugozzi, lei è stato perquisito, inoltre dove si trova la bomba? Potremmo fare in tempo a evacuare il posto.”

“Ispettore, ragioni bene su quello che le ho detto: io sono il diversivo. E sono qui per vendicarmi. E sto per morire di tumore. Mi creda, non c’è nulla che potete fare. Non prenderete mai il”Sole”, non sapete che volti hanno i rapinatori – quello che ho incontrato io era camuffato – non sapete dove sono andati, dove si nascondono. Non potete disinnescare la bomba, che esploderà fra pochi minuti. Non farete neanche in tempo a uscire dall’edificio.”

“Ma la bomba non è qui signor Dugozzi, non bluffi con me. Ci sono telecamere ovunque e non esistono talpe.”

“Sono le 18,20, vero Ispettore? Va bene quell’orologio alla parete?”

“Sì, sono le 18,20.”

“Dunque addio, Ispettore. Dottor Levoli… è stato un piacere, mi creda.”

“Di cosa sta parlando, signor Dugozzi?”

“Noto una certa tensione nella sua voce, Ispettore. Manca appena una manciata di secondi, quindi tanto vale che glielo dica. La bomba è stata impiantata nel mio corpo Ispettore, sono io la bomba.”

1 pensiero su “Vendetta”

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