riflessioni

Sono positiva

di Elisabetta Molendi

Sono positiva.
Sì, mi ritengo una ragazza positiva, sono fiduciosa nel futuro, credo che ogni giorno
ci possa regalare qualcosa di speciale e di nuovo da scoprire, conoscere e
apprezzare.
Credo negli altri, nelle relazioni autentiche, nella amicizie sincere, nella condivisione
di esperienze. Ho fiducia, non mi soffermo all’apparenza, mi piace capire i diversi
punti di vista, ascoltare le motivazioni e confrontare le argomentazioni per scegliere
in libertà!
Sono positiva, mi piace pensare che attraverso comportamenti corretti, virtuosi e
responsabili noi giovani riusciremo ad avere maggiore rispetto per l’ambiente, a
limitare le emissioni di anidride carbonica per restituire al nostro pianeta la dignità che troppe volte gli abbiamo rubato.
Sono positiva.
Oggi purtroppo con questo termine abbiamo ristretto tutto il campo di significato,
dietro questa parola si nasconde un’accezione nuova e spaventosa: covid-19,
pandemia.
Uscendo con gli amici, per strada, sugli autobus, questa parola si rincorre, si
appoggia tra le labbra sprezzanti dei negazionisti, si affaccia negli sguardi spaventati
e malinconici dei nonni, rotola nei comportamenti indisciplinati e scorretti degli
adolescenti che non ritengono utile rispettare le regole del distanziamento. Questo
termine esce puntuale in televisione, scandito dai giornalisti accompagnato da unità
numeriche e spesso associato alla parola morte.
Anche la scuola ha cambiato la sua fisionomia, dove sono finiti i lavori di gruppo, le
battute e le riflessioni con il compagno di banco? E la complicità, i sorrisi, il contatto fisico?
Siamo tornati a scuola in presenza ma distanti, con l’ansia continua di commettere
errori e di infrangere regole. Da alcune settimane abbiamo attivato la didattica a
distanza che, se dovessimo definirla con un termine obsoleto, potrebbe essere
clausura o in modo più simpatico gattabuia.
Siamo tutti in gabbia, le nostre confortevoli case ci stanno opprimendo.
In questo momento è difficile continuare a guardare il mondo e la vita con fiducia,
prevale la paura di essere contagiati e soprattutto di trasmettere il virus alle persone
che più amiamo. Mio papà è medico e ogni giorno ritornando dal lavoro ci rende
partecipi della situazione nell’ospedale, ci ricorda l’importanza del distanziamento e
della protezione personale attraverso le mascherine che nascondono i nostri sorrisi.
Ridiamo con gli occhi, ci salutiamo con il gomito, mi mancano i suoi abbracci, la
vicinanza, il contatto e quelle carezze che mi hanno aiutata ad essere una ragazza
positiva.

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