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Harakiri Milan

Partita perfetta, ma il Gallo canta due volte

di Alessio Corsini

La migliore partita del Milan della gestione Giampaolo non coincide con una vittoria, a spuntarla è il Toro trascinato dal bomber nonché capitano Andrea Belotti.

I rossoneri giocano un primo tempo ad alti livelli: Piatek e Co. impensieriscono a più riprese la retroguardia granata e al 18° Piatek firma il vantaggio realizzando il rigore procurato dal compagno di reparto Rafael Leao; quest’ultimo rende Sirigu protagonista con una parata in controtempo su un suo colpo di testa molto angolato.

Nella ripresa il Milan va subito vicino al raddoppio con un’iniziativa personale di Romagnoli che si infila tra i due difensori Bremer e Lyanco, serve poi Piatek al centro ma il polacco spreca.
Al 72° Belotti si mette in proprio, sfida la difesa rossonera e sorprende Donnarumma con un tiro non angolato ma ben calibrato.

Dopo il pareggio il Milan si disunisce, il Torino galvanizzato completa la rimonta e Belotti con una rovesciata fa esplodere la “Maratona”.

Nel finale Piatek cestina un’occasione importante e si fa ipotizzare da Sirigu.
6 punti in 5 partite, Giampaolo è già sulla graticola.
Mangerà il panettone milanese?

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Nel blu dipinto di blu

di Alessio Corsini

“E allora diciamolo tutti insieme, quattro volte: siamo campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!”
Ebbene sì, sono già passati 13 anni da quella indimenticabile notte nella quale i ragazzi hanno lottato, hanno sofferto. Nello sport non è tutto facile, bisogna lottare.
Fa parte delle qualità di una squadra e doveva per forza finire così, come disse l’allora ct Marcello Lippi. 

I campioni di Berlino 2006


Oggi come allora è più bello essere italiani perché riviviamo i brividi, le emozioni di quel magico 9 luglio 2006.
Ed è proprio da qui che i ragazzi di Mancini devono ripartire per fare sognare in grande tutti noi perché nel calcio noi italiani vogliamo dominare… 
I mood sono due.
Testa bassa e pedalare. 
Testa alta e giocare a calcio.
Scegliete voi da che parte stare…

Non c’è tempo per aspettare, se le altre nazionali corrono noi dobbiamo volare! 

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Il nuovo Milan: sempre più made in Italy

di Alessio Corsini

Per ripartire il Milan sceglie di affidarsi a Marco Giampaolo, tecnico abruzzese che si è messo in mostra nella scorsa stagione alla guida della Sampdoria; il contratto lo legherà al Milan fino al 30 giugno 2021, con opzione per il rinnovo fino al 30 giugno 2022. 

Era il tassello che mancava per completare l’organigramma rossonero.

Sul fronte acquisti saranno determinanti la sua figura e le sue richieste, in tal senso si muoverà il mercato del Milan.

Schick e Giampaolo nella Sampdoria

Secondo le prime indiscrezioni Giampaolo vorrebbe riportare nel club di via Aldo Rossi Patrick Schick, giocatore che alla Roma non ha reso come ci si aspettava ma potrebbe ritrovare quella continuità che lo aveva caratterizzato proprio sotto la guida di Giampaolo alla Sampdoria.

Il sogno del Milan: Torreira

Oltre a lui il neotecnico vorrebbe tornare ad allenare Torreira. Dal canto suo, il ragazzo sarebbe ben felice di tornare in Italia: l’uruguaiano, infatti, non è soddisfatto dell’esperienza in Inghilterra nonostante la stagione più che positiva disputata con la maglia dell’Arsenal.

La chiamata di Giampaolo, come ha detto il suo entourage, sarebbe speciale, ma per convincere i Gunners a cederlo, servono almeno 35 milioni.

Troppi per le casse del club rossonero.

In alternativa il Milan potrebbe puntare con decisione su Stefano Sensi, ad oggi forse la pista più calda tra quelle in piedi. Le trattative con il manager Riso sono state avviate da tempo, ma la distanza col Sassuolo c’è e va ridotta. E nelle ultimissime ore si è aperto un vero e proprio derby con l’Inter.

Giampaolo ha le idee chiare sul modulo: 4-3-1-2,  modulo che secondo l’ex Presidente Silvio Berlusconi ha reso il Milan la squadra più forte del mondo quando Arrigo Sacchi era in panchina.

I tifosi rossoneri possono ben sperare…

classici e moderni dall'infanzia all'adolescenza, recensioni

“Il barone rampante”, recensione

di Alessio Corsini

Vale la pena leggere a tutti i costi “Il barone rampante” di Italo Calvino, un must della letteratura italiana perché descrive perfettamente una fase convulsa della vita come l’adolescenza e soprattutto i rapporti interpersonali che essa può deteriorare ad esempio, come succede nel primo capitolo, con la famiglia. Cosimo, stanco di condurre una vita monotona con i suoi, si ribella e decide di andare a viver sugli alberi. All’apparenza può sembrare una follia, ma in realtà il mondo che Cosimo conoscerà sarà ricco di avventure, anche se non mancheranno delusioni e amarezza. Il libro racchiude un significato molto più profondo, ovvero la paura e l’avversione per ciò che si discosta dalla cosiddetta normalità.

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Il lupo perde il pelo ma non il vizio: Ibra l’ha fatto brutto ancora una volta

di Alessio Corsini

Giocatore finito?  Zlatan non ne vuole sapere e smentisce, come al suo solito, tutti.

Il ruggito del leone



Minuto 83′: dopo aver ricevuto palla in seguito a una rimessa laterale stoppa di petto, tocca con il destro e non ci pensa due volte a scaraventare la palla in porta con una potente rovesciata. 
Il Goal è diventato presto virale sui social, ma non è bastato ad evitare la sconfitta ai suoi Los Angeles Galaxy, battuti 2-1 dal New England (gara disputata alle 4,30 ora italiana del 3 giugno).
Lo svedese continua a stupire e a dare spettacolo in MLS nonostante la carta d’identità reciti 38 da compiere ad ottobre.

Il Goal è una Ronaldata?

No… è semplicemente Ibracadabra!

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La prima volta non si scorda mai

di Alessio Corsini

La prima Champions di Jürgen Klopp, è apoteosi Liverpool. La tuta è un talismano: dopo Sarri in Europa League, anche Klopp si presenta in tuta e vince la Champions.

I giocatori festeggiano Klopp

L’Estadio Wanda Metropolitano di Madrid si tinge di rosso grazie alle reti di Salah, che la sblocca su calcio di rigore dopo un minuto, e Origi, che archivia la pratica all’87°.

Il Liverpool si prende così la sua rivincita dopo la disfatta di Kiev (26 maggio 2018) e incorona il sogno, facendo della stagione 2018/2019 un autentico capolavoro.

La finale che tutti ci aspettavamo: la classica finale inglese. Una partita molto combattuta e sentita in cui regnano tensione e aggressività. Nel secondo tempo il Tottenham ci prova, ma non riesce ad abbattere il muro innalzato da Alisson in primis e dai compagni di reparto, poi ci pensa Origi a mandare letteralmente i reds in paradiso.

Ripercorriamo alcune delle tappe cruciali prima di arrivare alla finalissima di Madrid:

  • Liverpool-Napoli 1-0 (34° M. Salah): i reds si qualificano agli ottavi;
  • Bayern Monaco-Liverpool 1-3 (Mané 26°, J. Matip 39°, Van Dijk 69°, Mané 84°), dopo lo spento 0-0 d’andata i reds espugnano l’Allianz Arena;
  • Martedì 7 maggio ad Anfield va in scena la massima espressione del calcio: Liverpool- Barcellona 4-0 (Origi 7°, Wijnaldum 54°, Wijnaldum 56°, Origi 79°).

Un trionfo del tutto meritato perché i ragazzi di Klopp hanno dimostrato di essere maturati: questo è stato possibile soprattutto anche grazie all’arrivo di Alisson, pagato uno sproposito vero, ma un valore aggiunto a tutti gli effetti; e così sono ormai un lontano ricordo gli errori del portiere Karius, pagati a caro prezzo nella finale contro il Real.

Probabilmente il Liverpool dell’anno scorso non avrebbe vinto questa partita. Adesso invece è un Liverpool stellare, vincente: Fama vincendo crescit.