fantasie ecologiche, NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

“There is pleasure in the pathless woods” – Nona e ultima parte

Si conclude con questa puntata il nostro viaggio nella fantasia ecologica che è stata messa in scena durante la NNLC2020. Abbiamo lasciato nella parte precedente Coleridge, con la sua Ballata dell’Antico Marinaio, vediamo qual è ora l’ultimo protagonista…

Alex: a proposito di rotta, mi fai venire in mente un personaggio di un romanzo, “Heart of darkness” di Joseph Conrad, che, spinto dal fascino per le cartine geografiche, rimane incantato da un posto incontaminato in Africa, in Congo, “il più grande” “il più vuoto”, attratto dal suo essere misterioso e sconosciuto, e quella natura selvaggia lo porta ad affrontare un lungo viaggio per mare, verso il cuore delle tenebre, verso la profondità del suo animo, il subconscio, sede dell’istinto primordiale.

ENTRA MARLOW (ZOE STROOBANT) CHE RECITA con CARTINE e MAPPAMONDO.

Now when I was a little chap I had a passion for maps.

I would look for hours at South America, or Africa, or Australia, and lose myself in all the glories of exploration.

At that time there were many blank spaces on the earth, and when I saw one that looked particularly inviting on a map (but they all looked that) I would put my finger on it and say, When I grow up I will go there.

The North Pole was one of these places, I remember. Well, I haven’t been there yet, and shall not try now. The glamour’s off. Other places were scattered about the Equator, and in every sort of latitude all over the two hemispheres.

I have been in some of them, and… well, we won’t talk about that.

But there was one yet- the biggest, the most blank, so to speak- that I had a hankering after.

“True, by this time it was not a blank space any more.

It had got filled since my boyhood with rivers and lakes and names. It had ceased to be a blank space of delightful mystery- a white patch for a boy to dream gloriously over.

It had become a place of darkness. But there was in it one river especially, a mighty big river, that you could see on the map, resembling an immense snake uncoiled, with its head in the sea, its body at rest curving afar over a vast country, and its tail lost in the depths of the land.

And as I looked at the map of it in a shop-window, it fascinated me as a snake would a bird-a silly little bird.

Then I remembered there was a big concern, a Company for trade on that river.

Dash it all! I thought to myself, they can’t trade without using some king of craft on that lot of fresh water-steamboats! Why shouldn’t I try to get charge of one? I went along Fleet Street, but could not shake off the idea. The snake had charmed me.

Base di accompagnamento musicale a Marlow

Marlow da Heart of Darkness di J. Conrad (Capitolo I)

Traduzione a cura di Zoë Stroobant

Allora, quando ero un ragazzino, avevo una passione per le mappe.

Avrei guardato per ore il sud America, l’Africa o l’Australia e mi sarei perso in tutte le gioie dell’esplorazione.

A quei tempi c’erano molti posti sconosciuti sulla terra, e quando ne vedevo uno che sembrava particolarmente invitante su una mappa (ma tutti lo guardavano), lo indicavo con il dito e dicevo ‘Quando crescerò, andrò lì.

Il Polo Nord era uno di questi posti, ricordo. Beh, non ci sono ancora stato, e non ci proverò ad andare ora. Il fascino è svanito.

Altri posti erano sparsi vicino all’equatore e in ogni sorta di latitudine in tutti due gli emisferi.

Sono stato in qualcuno di quelli, e… dunque, non ne parleremo.

Ma ce ne era ancora uno – il più grande, il più vuoto, così si diceva – per il quale ho avuto un desiderio ardente.

È vero che  a quell’epoca non era più un luogo sconosciuto.

È stato riempito fin dalla mia adolescenza di fiumi, laghi e nomi.

Smise di essere un luogo sconosciuto di intrigante mistero – una zona bianca su cui un ragazzo poteva ancora continuare a  fantasticare.

Divenne un luogo di tenebre. Ma c’era al suo interno un fiume in particolare, un gran fiume possente che potevi vedere dalla mappa, somigliante a un enorme serpente  srotolato, con la testa nel mare, il suo corpo a riposo posizionato lontano su un vasto territorio e la sua coda persa nelle profondità della terra.

E non appena vidi la mappa in una vetrina, mi affascinò come un serpente affascinerebbe un uccellino, un uccellino sciocco.

Allora ricordai che c’era una grossa impresa, una società per il commercio su quel fiume.

Perbacco! Pensai tra me e me, non possono commerciare senza usare un qualche tipo di imbarcazione su tutta quell’acqua dolce – battelli a vapore!

Perché non provare a prendere un incarico su una di quelle imbarcazioni? Camminai per Fleet Street, ma non riuscivo a scrollarmi di dosso l’idea. Il serpente mi aveva incantato.

(tornano in scena Alex ed Emma)

Alex è affascinato da Marlow…….(TUTTI IN PIEDI, NELLE POSIZIONI DEI PERSONAGGI)

Emma: Forse se non avessimo preso in mano questi libri non avremmo potuto capire quanto l’ambiente sia sempre stato a cuore a persone sensibili come poeti e pittori, che si accorgevano di quanto importante sia il rispetto per la natura…

Alex: E se anche noi seguissimo il loro esempio?

Emma: In che senso?

Alex: Potremmo, come faceva Wordsworth a Lake District, passeggiare nelle nostre zone e riscoprire il beneficio di stare a contatto con i boschi, il mare… Sai che in Giappone i medici consigliano di camminare nei boschi come terapia di benessere?

Emma: Dai, davvero?!! Allora sbrighiamoci a finire di spolverare questi libri, che poi, dai, dobbiamo ammetterlo,  non sono affatto uno spreco di carta, sono arrivati fino a noi dopo tanti secoli, pensa invece se fossero stati pubblicati solo in formato digitale, come avremmo potuto leggerli se la tecnologia cambia di continuo.. e poi sarebbero usciti gli scrittori o i poeti da un CD??

Dai, facciamo presto, così possiamo andare a fare una bella passeggiata in spiaggia prima del tramonto! .. e magari raccogliamo anche un po’ di plastica, che va così di moda…

Alex: Buona idea, andiamo…

THE END

La conclusione dello spettacolo

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“There is a pleasure in the pathless woods” – Ottava parte

Emma: è vero,  e invece riconoscere il valore di un luogo viene spesso interpretato come occasione per approfittare  di quel  luogo per arricchire qualcuno.. (di nuovo davanti al quadro di Turner), senti Alex, a me il mare di nuvole in tempesta ricorda un altro poeta romantico, lo conosci (sfoglia il libro dei poeti romantici che ha in mano)… Samuel Coleridge la ballata dell’antico marinaio.. la natura che si ribella al tentativo umano di sottometterla.. e diventa “supernatura”, sovrannaturale.

Alex: l’antico marinaio.. ma quel balordo che inaspettatamente e senza un vero motivo uccide l’albatro, l’uccello del buon auspicio? vuoi vedere che esce fuori anche lui?…e infatti…

And a good south wind sprung up behind;
The Albatross did follow,
And every day, for food or play,
Came to the mariners’ hollo!
 
In mist or cloud, on mast or shroud,
It perched for vespers nine;
Whiles all the night, through the fog-smoke white,
Glimmered the white moon-shine.»
 
«God save thee, ancient Mariner!
From the fiends, that plague thee thus!—
Why look’st thou so?» —With my cross-bow
I shot the Albatross    
 
The sun now rose upon the right:
Out of the sea came he.
Still hid in mist and on the left
Went down into the sea.
 
And the good south wint still blew behind,
But no sweet bird did follow,
Nor any day for food or play
Came to the mariners’ hollo!
 
And I had done a hellish thing,
And it would work ’em woe:
For all averred, I had killed the bird
That made the breeze so blow. 
 
Ah wretch! said they, the bird to slay,
That made the breeze to blow!
 Nor dim nor red, like God’s own head,
The glorious Sun uprist:
 
Then all averred, I had killed the bird
That brought the fog and mist.
’Twas right, said they, such birds to slay,
That bring the fog and mist.
 
The fair breeze blew, the white foam flew 
The furrow followed free;
We were the first that ever burst
Into that silent sea.
 
Down dropt the breeze, the sails dropt down
’Twas sad as sad could be;
And we did speak only to break
The silence of the sea!
 
All in hot and copper sky,
The bloody Sun, at noon,
Right up above the mast did stand,
No bigger than the Moon.
 
Day after day, day after day,
We stuck, nor breath nor motion;
As idle as a painted ship
Upon a painted ocean.
 
Water, water, everywhere,
And all the boards did shrick;
Water, water, everywhere,
Nor any drop to drink.
 
The very deep did rot: O Christ!
That ever this should be!
Yes, slimy things did crawl with legs
Upon the slimy sea.
 
About, about, in reel and rout
The death-fires danced at night;
The water, like a witch’s oils,
Burnt green, and blue, and white.
 
 And some in dreams assured were
Of the spirit that plagued us so;
Nine fathom deep he had followed us
from the land of mist and snow.
 
And every tongue, through utter drought,
Was withered at the root;
We could not speak, no more than if
We had been chocked with soot.
Ah! well a day! what evil looks
Had I from old and young!
Instead of the cross, tha Albatross
About my neck was hung.
Base musicale di accompagnamento a Coleridge


Emma: la natura  che  ammonisce  l’uomo al rispetto e alla salvaguardia dell’ambiente, in fondo anche oggi con quello che succede, alluvioni, riscaldamento globale, non siamo forse avvertiti di cambiare rotta?

La Ballata dell’Antico Marinaio

Traduzione a cura di C. Aliboni, I. Lucetti, C. Sanguineti

Ed un buon vento che proveniva da sud, soffiava da dietro e l’albatro ci seguiva, ed ogni giorno, per cibo o per gioco, richiamato dai marinai, veniva a bordo. Con nuvole o foschie, per nove sere, sulla sartia o sull’albero sostava; e nella notte, il baglior della luna tra la nebbia fumosa luccicava. “Che Dio ti salvi, vecchio marinaio, dai demoni che tanto ti tormentano! Perché guardi così?” “Con la balestra quell’albatro ho trafitto ed ammazzato”. Il sole ora sorgeva sulla destra: sorgeva dal mare, da foschia velato, ed a sinistra in mar si rituffava. Il buon vento di sud ancor spirava, non ci seguiva più quel caro uccello, e mai più, né per cibo, né per gioco, dai marinai chiamato, venne a noi. Qualcosa avevo fatto di infernale che avrebbe ai marinai portato male: infatti ognun diceva chiaramente che avevo ucciso io quel caro uccello che faceva spirar l’amica brezza. “Malvagio” dissero, “ammazzar l’uccello che faceva spirar la buona brezza!” Né pallido, né rosso, ma maestoso come lo stesso Dio, s’alzò il sole. Allor tutti affermarono che bene avevo fatto ad ammazzar l’uccello il quale nebbia ci portava e bruma. “Giusto!” dissero “uccider quegli uccelli che portan solo nebbia e foschia”. Dolce brezza spirava e bianca spuma volava, e un solco libero seguiva; in quel silente mar giungemmo primi. Cessò la brezza, caddero le vele, peggio, davvero, non poteva andare. Noi parlavamo solo per spezzare il silenzio profondo di quel mare! In un torrido cielo color rame il sole rosso-sangue, a mezzogiorno, grande quanto la luna, si vedeva a picco star sull’albero maestro. Per giorni e giorni rimanemmo fermi: né alito, né vento; tutti inerti come nave dipinta in mar dipinto. C’era acqua dappertutto, solo acqua, si aggrinzivano le assi della nave, c’era acqua dappertutto, solo acqua, per dissetar, però, neppure un goccio. Il profondo del mare imputridiva: O Cristo! Questo poi non ci voleva! Esseri limacciosi, con le zampe, su marcio mare avanzavano lenti. E nella notte, tutt’intorno, in ridde vorticose, fuochi fatui danzavano: e l’acqua, come l’olio della strega, rossa, azzurra bolliva e anche bianca. E qualcuno, nel sogno, fu avvertito che uno spirito ci perseguitava; questo la nostra nave aveva seguito, a nove braccia di profondità, dalla terra di neve e di foschia. Ed ogni lingua, per secchezza estrema, inaridiva proprio alla radice; neppur parlare più noi potevamo come se da fuliggine affogati. Ah! Che bel dì! Oh! Quali atroci sguardi da giovani e da vecchi io ricevevo! Invece di appendervi la croce, l’albatro mi fu appeso intorno al collo.

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“There is pleasure in the pathless woods” – Settima parte

Alex: Oh no.. quello mi sembra Dickens, c’è anche lui…

BLAKE SI ACCUCCIA E RIMANE IN BASSO MENTRE DICKENS (Del Frate) LEGGE COME IN UNA SUA PUBLIC READING PASSI TRATTI DA “OLIVER TWIST”.

Fog everywhere. Fog up the river, where  it  flows  among green meadows , fog down the river, where it rolls defiled among the waterside pollution of a great and dirty city.  Fog on the Essex marshes, fog on the Kentish heights. Fog lying out on the yards, and hovering in the rigging of great ships; fog drooping on the bare and small boats. Fog in the eyes and throats of ancient Greenwich pensioners,  fog in the afternoon pipe of a wratful skipper, down in his close cabin. Fog cruelly pinching the toes and fingers of the little boy on deck.

Chance people on the bridges peeping over the parapets into a sky of fog, with fog all around them, as if they were up in a baloon, and hanging in the misty clouds.

The visitor of London  has to penetrate through a maze of close, narrow, and muddy streets, devoted to the traffic of the city and crowded with the roughest and poorest of waterside people.

He  meets up with unemployed labourers of the lowest class, ballast-heavers, coal-wippers, brazen women, ragged children,  so he makes his way with difficulty along, assailed by offensive sights and smells from the narrow alleys, and deafened by the clash of ponderous waggons that bear great piles of merchandise from the stacks of warehouses that rise from every corner.

Arriving in remoter streets he walks beneath tottering house-fronts, dismantled walls that seem to totter as he passes, chimneys half crushed half hesitating to fall, windows guarded by rusty iron bars that time and dirt have almost eaten away, every imaginable sign of desolation and neglect.

Alex: che orrore, tutto questo degrado…  purtroppo è un problema ancora attuale,  possibile che non abbiamo ancora imparato a valorizzare il patrimonio paesaggistico che abbiamo, eppure il messaggio di questi scrittori è chiaro, bisogna riconoscere i valori del paesaggio, ascoltarlo e rispettarlo.

Base di accompagnamento musicale a Dickens

Estratti da Oliver Twist di C. Dickens

Traduzione a cura di Alessio del Frate

Nebbia ovunque. Nebbia all’inizio del fiume, dove fluisce tra verdi prati, nebbia alla foce del fiume dove scorre contaminato nel lungofiume inquinato di una città grande e sporca. Nebbia nelle paludi di Essex, nebbia sulle colline di Kent. Nebbia che si stende nei campi e si insinua nel sartiame di grandi navi; nebbia che cade in piccole barche spoglie. Nebbia negli occhi e nelle gole di vecchi pensionati di Greenwich, nebbia nella pipa pomeridiana di un comandante iracondo, giù nella sua cabina chiusa. Nebbia che pizzica crudelmente le dita dei piedi e delle mani del piccolo ragazzo sul ponte.

Le persone sui ponti che fanno capolino dai parapetti in un cielo nebbioso, con nebbia tutta attorno a loro come se fossero su una mongolfiera volando tra le nuvole nebbiose.

Il visitatore di Londra deve farsi strada attraverso un labirinto di viottoli fitti, stretti e fangosi, votati al commercio della città e affollati dalle persone più povere e grezze del lungofiume.

Incontra lavoratori disoccupati della classe più bassa, sollevatori di zavorre, trasporta-carbone, donne sfacciate, bambini cenciosi, così si fa strada con difficoltà, assalito da sguardi offensivi e odori dalle strette vie, e assordato dallo scontrarsi di pesanti vagoni che trasportano grandi mucchi di merce dalle pile dei magazzini che si ergono in ogni angolo.

Arrivando in vie più remote lui cammina sotto facciate di case pericolanti, muri danneggiati che sembrano crollare mentre passa, camini in parte schiacciati in parte sul punto di cadere, finestre protette da sbarre di ferro che il tempo e sporcizia hanno quasi eroso del tutto, ogni segno immaginabile di abbandono e desolazione.

fantasie ecologiche, NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

“There is a pleasure in the pathless woods” – Sesta parte

(…continua il testo teatrale, ci siamo lasciati tempo fa alla quinta puntata…Riprendiamo!)

Alex: Parla piano, potrebbero apparire quegli scrittori, tipo William Blake, che hanno  mostrato il vero volto della città industriale, la Londra dei bassifondi, e non dell’esposizione universale… (come non detto, lo vedo spuntare, che facciamo, lo fermiamo?)

Emma:  No, credo sia troppo tardi per impedirglielo.

BLAKE (Dell’Amico Rebecca) RECITA “LONDON”, (I PERSONAGGI A TURNO GETTANO LE BRACCIA SUI BANCHI)

Base di accompagnamento musicale a Blake

BLAKE

I wander thro’ each charter’d street,
Near where the charter’d Thames does flow,
And mark in every face I meet,
Marks of weakness, marks of woe. 

In every cry of every Man,     
In every Infant’s cry of fear,
In every voice: in every ban,
The mind-forg’d manacles I hear. 

How the Chimney-sweeper’s cry
Every black’ning Church appalls,
And the hapless Soldier’s sigh
Runs in blood down Palace walls. 

But most, thro’ midnight streets I hear
How the youthful Harlot’s curse
Blasts the new born Infant’s tear,
And blights with plagues the Marriage hearse.

Londra di W. Blake

Traduzione a cura di Rebecca Dell’Amico

Io vagavo per le strade trafficate,
vicino a dove scorre il Tamigi trafficato,
e noto in ogni faccia che incontro,
i segni della debolezza, i segni del dolore.

In ogni pianto di ogni uomo,
In ogni pianto infantile di paura,
in ogni voce: in ogni divieto,
sento le catene forgiate dalla mente.

Come il pianto dello spazzacamino,
atterrito dalla Chiesa annerita,
e il sospiro del soldato sfortunato,
scorre in sangue lungo i muri del palazzo.

Ma attraverso la maggior parte delle strade a mezzanotte sento,
Come la maledizione della giovane prostituta,
Secca la lacrima dell’infante neonato,
E rovina con piaghe il carro funebre del matrimonio.

fantasie ecologiche, racconti brevi

Avventure a Gambaba

di Alice Menconi

Era una notte del tutto tranquilla al villaggio Gambaba. Era un piccolo villaggio in una radura, circondato da un bosco. Erano per lo più abitazioni antiche, degradate solo dove abitava la gente più povera. Le pareti erano di un grigiastro muschiato e rendevano la città umida e incolore. Tutto successe alla casa dei Fredicsons. Era ormai notte fonda e tutto il villaggio era andato a dormire. Tutte le luci erano spente tranne quelle della loro casa. Il papà e i suoi tre figli erano fuori, nella radura a guardare le stelle. Il cielo era buio, ma aveva molte stelle che illuminavano il paese e risplendevano alte e numerose. Jacomo, Bill e Jack insieme al padre Frank erano seduti fuori. In casa c’erano solo la madre Hana e la figlia Maria. Jacomo, Bill e Jack erano tre gemelli di 9 anni. Erano tre ragazzi che adoravano muoversi nella natura. Tutti e tre un po’ cicciottelli, ma molto agili. Erano astuti e intelligenti e quando si trattava di furbizia erano i primi ad ingegnarsi. Erano una piccola banda. Ognuno di loro non poteva fare a meno degli altri; inseparabili e pieni di coraggio. Erano abili nell’orientamento e apprendevano il mestiere di cacciatore dal padre che ogni domenica portava a casa un cinghiale. La loro casa era una delle più belle e grandi con una grande cucina per preparare il cinghiale. Quella notte, appena papà e mamma si furono addormentati, ai tre, che da tanto tempo non andavano in giro ad esplorare, venne un’idea. Ne approfittarono per spingersi verso la fine della radura e l’inizio del bosco, posto che non era per niente consigliato visitare a quell’ora; loro lo fecero ugualmente avventurandosi verso il “bosco dai cedri rossi”. Credevano che di notte fosse più facile catturare un cinghiale, che poi avrebbero portato al loro papà come segno di aver appreso molto dai suoi insegnamenti. E così intrapresero questa loro avventura piena di inaspettate difficoltà. Jacomo conosceva una casa sull’albero a poche centinaia di metri dal paese. Lì si rifugiarono per la notte; volevano partire per la caccia la mattina molto presto. All’alba si svegliarono per costruirsi piccole armi, con bastoni e cocci di vasi; sarebbero servite per affrontare il cinghiale. Poi si misero in marcia, ma per molte ore non riuscirono a trovare tracce di cinghiali. Si dovettero accontentare di due coniglietti e di un cespuglietto di fresca insalata. Dopo due giorni trascorsi nel bosco sempre nel vano tentativo di riuscire nella loro impresa, decisero per l’ultima volta di ritentare. Jack, che era un bravo inventore, decise di fabbricare armi più sofisticate, usando anche spaghi, sassolini e uncinetti. Ultimate le loro invenzioni, si misero in cammino verso la fitta boscaglia. La caccia non stava andando per il meglio; stremati stavano per arrendersi. Erano via da casa ormai da qualche giorno e le forze stavano per esaurirsi. All’improvviso sentirono un rumore provenire da dietro i cespugli. Spuntò fuori un cinghialetto impaurito che era riuscito a scappare da un lupo che poi aveva perso le sue tracce. I ragazzi lo videro, ma decisero di non ucciderlo e portarlo a casa vivo. Questo cinghialetto era piccolo, con pelo marrone scuro e privo di zanne, data la giovane età. Raccolsero le ultime forze per tornare a casa e arrivarono alla radura tutti molto entusiasti. Entrarono in casa e i genitori, preoccupati, furono felicissimi di rivederli. Vista la preda, il papà fece loro i complimenti; era fiero che avessero appreso il suo mestiere. La mamma un po’ scontenta, all’idea di tenere un animale in casa si lasciò trasportare dall’entusiasmo dei figli. Trascorsero cinque giorni assieme al nuovo amico fino a quando, mentre stavano passeggiando, sbucarono due cinghiali dal bosco. Dopo un po’ Bill riuscì a capire che quei due erano la sua famiglia. Salutarono il cinghialetto che se ne andò nel bosco con i genitori e un po’ dispiaciuti i ragazzi tornarono a casa, felici di aver avuto questa indimenticabile esperienza.

fantasie ecologiche

La zuppa miracolosa

di Giorgio Gianola

C’era una volta, tanto tempo fa, in un bosco segreto, una città di animali selvatici che vivevano insieme in modo pacifico ma separato; infatti ogni gruppo seguiva usanze diverse, non erano particolarmente amichevoli tra di loro, ma si erano dati delle regole basilari di ‘convivenza civile’: era vietato uccidere gli altri animali, inquinare il bosco e offendere o ostacolare gli altri. Ogni gruppo aveva le proprie usanze, le proprie tradizioni, e sotto sotto si riteneva superiore agli altri. Le lepri vivevano nelle tane, gli scoiattoli sugli alberi, i criceti dentro agli alberi, i tassi tra i cespugli; nessuno era particolarmente felice ma occorreva: “rispettare le usanze che da sempre erano state tramandate”.

Le lepri sostenevano di cantare meglio degli altri, gli scoiattoli di essere più spiritosi, i criceti i più veloci e i tassi più forti, ognuno festeggiava con i propri simili i compleanni e i matrimoni, ogni tanto avvenivano degli scambi tra i gruppi, ma accadeva raramente e sempre con diffidenza.

Nacque però una forte amicizia tra la lepre Marzolina e il tasso Gustavo: giocavano insieme, leggevano insieme e facevano spesso merenda insieme.

La mamma di Marzolina temeva che l’insalata di Gustavo rovinasse la linea della figlia e la mamma di Gustavo temeva che le carote di Marzolina facessero venire il mal di pancia al figlio, ma i due ragazzi non badavano ai consigli dei genitori e continuavano a passare del tempo insieme.

Durante il dì tutti gli animali della città cercavano di collaborare, dopo il tramonto ognuno si chiudeva nella propria casa con i propri simili. Gustavo e Marzolina avevano pensato di organizzare una festa per tutti i giovani della città, nella piazza principale della città: ognuno avrebbe portato cibi e bevande e avrebbero ballato tutti insieme, allontanandosi per qualche ora dalla presenza asfissiante dei genitori.

Ma tutti gli adulti della città si opposero perché: “Dopo il tramonto, le lepri stanno con le lepri, i tassi coi tassi, i criceti con i criceti e gli scoiattoli con gli scoiattoli.”

E ancora: “Le lepri mangiano solo le carote, gli scoiattoli i semi, i criceti il grano e i tassi l’insalata.”

Ma un giorno tutti si ammalarono di una terribile pestilenza, soprattutto i nonni; tutte le famiglie si rinchiusero per giorni nelle proprie abitazioni, passarono i giorni e gli abitanti della città cominciarono ad avere fame e ad indebolirsi, i ragazzi si annoiavano e uscivano spesso di nascosto.

Le lepri borbottavano che il contagio era colpa dei criceti, gli scoiattoli sospettavano dei tassi ed i tassi delle lepri.

Gustavo e Marzolina continuavano a vedersi, a giocare insieme e ad animare la vita segreta della città, sebbene fossero malati: una notte di luna piena organizzarono una festa clandestina, ballarono per ore e poi arrivarono la fame e la sete… Allora presero delle rape rosse che crescevano nelle siepi cittadine e prepararono una bevanda aromatizzata che fecero assaggiare agli amici, per sfamarsi prepararono una zuppa. Ogni amico prelevò in casa un ingrediente: furono portati di nascosto le carote dalle lepri, i semi dagli scoiattoli, il grano dai criceti e l’insalata dai tassi.

Ognuno preparava e sminuzzava e aggiungeva nuove erbe e nuovi aromi.

La zuppa era talmente saporita e calda, vellutata e profumata che anche i genitori e i nonni si fecero tentare, uscirono dalle proprie case con mestoli e cucchiai e assaggiarono il nuovo cibo.

Si sentirono subito meglio, più forti e più felici.

Tutti il giorno dopo erano guariti, perché il succo di rape e la zuppa mista non erano solo buonissimi, ma anche salutari.

Da quel giorno Marzolina e Gustavo continuarono ad organizzare feste e compleanni, aprirono insieme un ristorante nella piazza della città che chiamarono “La zuppa miracolosa”; tutti gli animali del bosco segreto vissero per sempre felici, uniti e contenti, senza pregiudizi, egoismi e pestilenze.

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“There is pleasure in the pathless woods” – Quinta parte

Rain Steam and Speed

   …e  questo dipinto di Turner? Rain Steam and Speed, qui è la velocità del treno che fa da protagonista, l’ambiente naturale si dissolve in un turbine di colori nel vortice del treno in corsa…

IL QUADRO PRENDE VITA, TURNER (Rebecca Peselli)  SI RECA VERSO IL PUBBLICO, FINGE DI DARE LE ULTIME PENNELLATE, COMMENTA LA SUA OPERA IN INGLESE.

Base di accompagnamento musicale a Turner

Rain, Steam and Speed – The Great Western Railway, water, land, sky and a train, symbol of industrialization come together in a tight frame…rain and  foggy clouds of steam from the speeding train create a hazy atmosphere, a vanishing perspective produces an intimidating scenario of my time. All the elements in the painting blend and merge into one another – except for the train that stands out like an iron beast in yellow-blue-gray background. “A painter can only represent the instant of an action, and what is seen at first sight.”

The train rushes across a bridge and in its speed, is bearing down on a hare that’s running over the washed-brown bed of a railway track. Can’t you see the hare? It  isn’t immediately obvious because it is partially obscured by the driving rain. The train will catch up with the hare and kill it: there’s no escape: the locomotive blocks its path. This hare’s death looks as if it will be instantaneous.

Emma: e in questo caso il treno, procedendo in modo retto e preciso, non cede alla forza della natura, la tempesta impetuosa sembra piegare tutto eccetto il treno..  è l’esaltazione della macchina, il simbolo del progresso industriale…

Rain Steam and Speed di W. Turner

Pioggia vapore e velocità

Monologo immaginario

Traduzione a cura di Rebecca Peselli

Pioggia, vapore e velocità – La grande ferrovia occidentale. Acqua, terra, il cielo ed un treno, simbolo dell’industrializzazione, sono rappresentati insieme in un piccolo quadro. La pioggia e le nuvole di vapore che fuoriescono dal treno in corsa creano un’atmosfera nebbiosa, una prospettiva evanescente riproduce una scena sublime dei miei tempi. Tutti gli elementi del quadro si mescolano e si dissolvono gli uni negli altri – fatta eccezione per il treno che troneggia come una fiera di ferro in uno scenario dalle sfumature blu, grigie e gialle.

“Il pittore può solo rappresentare l’istante di una azione e tutto ciò che si può percepire ad una prima occhiata.”

Il treno sta percorrendo in velocità un ponte e, nel suo avanzare, sta andando contro una lepre che corre sulle lucide rotaie marroni bagnate dalla pioggia. Non riuscite a notarla? Non è subito visibile perché è parzialmente oscurata dalla forte pioggia. Il treno in corsa sta raggiungendo la lepre che non avrà scampo: la locomotiva blocca la sua strada. La morte della lepre sembra che sia istantanea.

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“There is pleasure in the pathless woods” – Quarta parte

The Wanderer above the sea of fog

Oh, guarda  questo quadro, The Wanderer above the sea of fog, di chi è (si avvicina per leggere il nome dell’autore), …Frie…drich.  Da dietro mi  sembra la silhouette di Byron…

IL QUADRO PRENDE VITA, IL PERSONAGGIO (Aurora Cerrito) SI GIRA, DICE LA PRIMA BATTUTA, SI MUOVE VERSO IL PUBBLICO E LO DESCRIVE, INSISTE SUL CONCETTO DI SUBLIME.

Base musicale di accompagnamento a The Wanderer

THE WANDERER ABOVE THE SEA OF FOG

Don’t dare compare me with Byron. I am the Wanderer above a sea of fog.

You couldn’t  see my emotions?  what I’m feeling watching this beautiful landscape? Now, I’ll tell you: I’m fully engaged with  NATURE,  looking and studying the landscape with amazement. The mountains in the distance on the right and on the left  come in a diagonal line to a vanishing point which ends here  where I am , there’s the fog that swils around me and around the rocky precipice, but your attention is on me, your perspective is mine.  I’m above the rocky precipice , in total solitude, and everything else is below , I’m the master of the sorroundings at the top of the world , but infact I’m just a tiny, tiny speck within the sorroundings. Look at the mountains and at the clouds , they are above me so it means that I’m still inferior to nature like any other man , nature will always be above man. Compared to nature I’m just a simple man and I don’t need to wear special dresses, like this hat or cane, to show off as a status symbol, because they do no longer matter in nature.  In fact, I’m showing a kind of admiration of the divinity of nature and the sublime sorroundings , because man is always outclassed by the power of nature and by its glory.

Emma: Hai capito…? Sembrava l’uomo dell’alta borghesia che domina la natura, invece è l’esatto contrario.. egli riconosce la presenza del divino nella natura  e ne rimane abbagliato.

The wanderer above the sea of fog – C.D. Friedrich

Il viandante sul mare di nebbia

Monologo immaginario

Traduzione a cura di Aurora Cerrito

Non osare paragonarmi a Byron. Io sono il viandante sul mare di nebbia. Non riuscite a  vedere quali sono  le mie emozioni? Che cosa provo osservando questo meraviglioso paesaggio? Adesso ve lo dirò: sono completamente immerso nella natura, scrutando e   studiando il panorama con stupore.  Le montagne in lontananza sia a destra che a sinistra giungono in diagonale a un punto di fuga che termina esattamente dove mi trovo. C’è la nebbia che circonda me e il precipizio roccioso, ma la vostra attenzione è posta su di me, la vostra prospettiva è la mia. Sono sopra al precipizio roccioso, in totale solitudine  e tutto il resto si trova al di sotto. Sono il padrone dell’ambiente che mi circonda, ma in realtà sono solo un piccolissimo punto dentro di esso. Osservando le montagne e le nuvole potrete notare che si trovano al di sopra di me proprio perché sono inferiore rispetto alla natura, esattamente come ogni uomo. La natura sarà sempre superiore all’uomo. Paragonato ad essa sono solo un uomo semplice e non ho bisogno di indossare abiti speciali, come questo cappello o questo bastone, solo per mettermi in mostra, perché essi non hanno  nessuna importanza nella natura. Infatti, mostro una grande ammirazione per la divinità della natura e per il sublime dell’ambiente, poiché l’uomo sarà sempre surclassato dalla forza della natura e dal suo splendore.

fantasie ecologiche

L’antidoto

di Bianca Russo

Una volta sul pianeta No-where (dove gli uomini e la natura avevano perso la loro armonia) Madre Natura lanciò una pestilenza letale al fine di ristabilire l’equilibrio necessario costringendo gli esseri umani a rimanere nelle loro abitazioni. Ormai le persone erano rinchiuse da molte settimane e la natura aveva ripreso possesso del Mondo: gli uccellini cantavano e discutevano con le cicale per stabilire chi avesse le migliori doti canore, i cervi correvano nei prati insieme a lama, alpaca, mucche e agnelli, nella savana i leoni, gli elefanti, le zebre e le gazzelle non avevano più paura dei bracconieri e ai Poli i ghiacci si stavano riformando assicurando la sopravvivenza agli animali locali.

Gli umani, però, volevano tornare alla normalità e l’unico modo era quello di riuscire a prendere la cura da chi la possedeva: il terribile Falkor. Egli era astuto come una volpe, veloce come un ghepardo e spietato come una mantide religiosa ed era stato incaricato da Madre Natura di proteggere la cura dagli umani; si trovava sulla cima del monte della Morte per arrivare sul quale bisognava superare altri ostacoli: il mare della Vergogna, il vulcano dell’Egoismo, il deserto Infernale e la foresta della Paura. Tutti i coraggiosi che avevano provato a compiere il viaggio non erano mai tornati! Egli avrebbe dato la cura solo a chi sarebbe riuscito ad arrivare in cima al Monte e quindi a chi avrebbe appreso la consapevolezza riguardo alla natura e ai suoi abitanti. Quando la giovane e coraggiosa principessa Padme venne a conoscenza di cosa avrebbe dovuto compiere per rimettere gli umani in libertà decise di partire col suo fidato gufo parlante Ronan.

La mattina seguente partì all’alba e dopo due notti e tre giorni di viaggio arrivò al mare della Vergogna: era abitato da piranha e squali affamati, era impossibile attraversarlo! Ma Padma ovviamente non si scoraggiò e pronunciando un forte e deciso “abracadrabra” si vide comparire davanti uno squalo pronto ad aiutarla, questi le disse: <<Ciao Padma! So dove vuoi andare, io non posso portarti fino a là, ma posso aiutarti ad attraversare questo terribile mare senza perdere la vita, però tu prima devi promettermi una cosa: se riuscirai a prendere la cura e a far tornare l’umanità in libertà, dovrai ridurre l’inquinamento e lasciare gli animali liberi, loro non faranno del male a voi e voi non farete del male a loro, intesi?>> Padma, pronta a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo, rispose con graziate parole:<<Salve signor Squalo, a questo non ci avevo proprio pensato ma va bene, farò quello che mi hai chiesto! Ora per favore, mi porti dall’altra parte del mare?>> E in un batter d’occhio lei col suo gufo si ritrovarono dall’altra parte, <<Grazie signor Squalo, te ne sarò per sempre grata!>> E corse in direzione “vulcano dell’Egoismo”.

<<Hai visto Ronan come è stato gentile Squalo? Non è vero che sono animali cattivi!>> Disse Padma mentre camminavano ancora in direzione vulcano. <<Sì, ho visto! Ma io non avevo dubbi, noi animali non siamo mai cattivi, e se per caso lo diventiamo, è per proteggerci da voi umani.>> Fece appena in tempo a finire di pronunciare la frase che entrambi si bloccarono e rimasero a bocca aperta: ecco proprio davanti a loro l’insormontabile vulcano dell’Egoismo che sputava lava ad intermittenza, come avrebbero fatto a superarlo? L’unica cosa certa era che Padma e Ronan non si sarebbero arresi, quindi iniziarono a scalare il vulcano evitando le frequentissime eruzioni, miracolosamente arrivarono alla bocca del vulcano che disse loro:<<Ragazzi, non siete i primi che incontro, immagino stiate andando da Falkor per liberare l’umanità dalla malattia! Però, così facendo la leverete a noi, alla meravigliosa natura, la libertà e questo non lo permetterò!>> Il vulcano stava per ucciderli quando appena in tempo il gufo lo fermò:<<Aspetta Vulcano! Ti parlo io, un gufo, parte della natura! Non ucciderci, abbiamo promesso agli squali e promettiamo anche a te che, se riusciremo a prendere la cura, lasceremo la natura in completa libertà e l’unico fumo che vedremo ancora sarà quello della tua lava! Vivremo tutti insieme in armonia, non sarebbe bellissimo?>> Vulcano sorpreso rispose felicemente: <<O mamma, sarebbe bellissimo! Mi avete fatto per fortuna cambiare idea, che errore avrei commesso uccidendovi! Ascoltatemi, ora costruisco un ponte per farvi passare e proseguire il viaggio, mi raccomando, non fatemene pentire!>> Così fece e dopo essere passati dall’altra parte e aver ringraziato Vulcano proseguirono in direzione “Deserto Infernale.” <<Hai visto Padma, anche Vulcano è stato gentile e ci ha lasciati passare, era contentissimo anche solo per la possibilità di vivere insieme a voi umani in serenità!>> Disse Ronan, fiero come non mai di fare parte della meravigliosa natura. <<Sì Ronan, sono sempre più stupita di quanto loro vogliano vivere con noi umani anche dopo tutto il male che gli abbiamo fatto, sono degli esseri superiori.>>

Arrivati al deserto Infernale osservarono l’immensità di quel luogo e nella sua mente Padma si chiese conoscendo già la risposta “chi sono io in confronto a questo?” Si videro passare fortunatamente davanti un dromedario che si fermò quasi emozionato alla vista dei due <<Siete Padma e Ronan? Che emozione incontrarvi!>> disse l’animale con una gobba e i due risposero sorpresi :<<Sì siamo noi! Come fai a conoscerci?>> <<Le voci nella natura girano! È la prima volta che noi ci troviamo in una situazione simile! Di solito gli uomini pensano ai loro interessi e se ne fregano di noi, maltrattano, mangiano e sfruttano noi animali e il territorio pensandoci come macchine e non come viventi. Guardate là, per esempio, la vedi quell’enorme trivella?>> disse indicando un enorme arnese << Ecco, da lì prendono il petrolio distruggendo il povero deserto e noi abitanti per loro insignificanti. Anche io voglio una promessa: vi trasporterò dall’altra parte se una volta liberata l’umanità userete interamente fonti rinnovabili e chiuderete i pozzi di petrolio.>> <<Certo signor dromedario, faremo come ci hai chiesto!>> E, come promesso, Padma e Ronan salirono sulla gobba del dromedario e dopo molti giorni di viaggio arrivarono dall’altra parte. <<Dromedario, senza di te saremmo morti, grazie, grazie e grazie!>> Dissero i due in coro grati. <<Di niente ragazzi, grazie a voi per quello che state facendo!>> Rispose con sincerità.

Continuarono a camminare e poco dopo si trovarono all’interno di una foresta: la Foresta della Paura, il nome diceva tutto, era buia, c’erano rumori spaventosi e occhi che li osservavano ovunque. <<Padma, questo è il nostro ultimo ostacolo prima del Monte della Morte! So che fa paura, ma dobbiamo farcela! Questo è il mio habitat naturale, fidati di me.>> Disse Ronan poiché vide la principessa spaventata; da soli continuarono a camminare sotto la guida del rapace fino a quando la foresta si interruppe, ma non perché stava iniziando un altro tipo di ambiente, ma perché in quel punto gli umani stavano tagliando gli alberi per aumentare lo spazio da dedicare agli allevamenti di bestiame e alle piantagioni… Si videro comparire davanti un piccolo gorilla piangente e preoccupati gli chiesero:<<Ciao amico, cosa c’è che non va? Cosa succede?>> Ed egli rispose:<<Hanno ucciso mamma e papà perché non volevano cedere la nostra casa agli uomini e adesso io sono solo, presto morirò perché sono troppo piccolo per sopravvivere da solo. Tutto per far mangiare a voi un pezzo di carne senza il quale potevate benissimo stare, mentre io così non posso. Io so chi siete, tutti non fanno altro che parlare di voi, a questo punto anche io voglio chiedervi un desiderio: quando libererete l’umanità smetterete di disboscare le nostre, le vostre foreste?>> I due molto colpiti dalla storia del piccolo non esitarono ad accettare e a malincuore continuarono il loro viaggio.

Arrivarono al monte della Morte e senza troppa fatica salirono sulla cima, il peggio era ormai passato. Incontrarono subito Falkor che, stupito di veder qualcuno arrivare si rivolse a loro:<<Ciao ragazzi, immagino che arrivare qui non sia stato facile, ma ce l’avete fatta, bravissimi! Avete capito tante cose e vi siete meritati la cura, tenete!>> Falkor consegnò l’antidoto e loro fieri, consapevoli e cambiati da questo viaggio che li aveva portati all’essere consapevoli, liberarono il mondo dalla pestilenza senza però sovrastare la natura. Scomparvero: l’inquinamento, le fonti non rinnovabili, gli allevamenti intensivi e la deforestazione.

E vissero tutti felici e contenti insieme e in armonia.

fantasie ecologiche, NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

"There is pleasure in the pathless woods" – Terza parte

Wordsworth e Byron

(…continua il testo teatrale, se non avete letto la prima e la seconda parte fatelo ora!)

Alex: ..ma cosa sta succedendo, perché gli oggetti in biblioteca prendono vita?

Emma: forse vogliono darci un messaggio. Sono curiosa di vedere cosa succede se apro un altro libro. (prende un altro libro e lo spolvera). Ah, i poeti romantici.., loro hanno molto da dire sulla natura…

SPUNTA WORDSWORTH  (Silvia Cordiviola) CHE FINGENDO DI RACCOGLIERE FIORI, RECITA “I WANDERED LONELY AS A CLOUD”, FINITA LA POESIA IRROMPE BYRON (Federica Sorrentino) CON TUTTA LA SUA SPOCCHIA, FA VOLTEGGIARE IL MANTELLO SUL VISO DI WORDSWORTH, FINGE DI PREPARARE UNA VALIGIA E RECITA  “THERE IS PLEASURE IN THE PATHLESS WOODS”.

Base musicale di accompagnamento a Wordsworth

WORDSWORTH

I wandered lonely as a cloud

That floats on high o’er vales and hills,

When all at once I saw a crowd,

A host, of golden daffodils;

Beside the lake, beneath the trees,

Fluttering and dancing in the breeze.

Continuous as the stars that shine

And twinkle on the milky way,

They stretched in never-ending line

Along the margin of a bay:

Ten thousand saw I at a glance,

Tossing their heads in sprightly dance.

The waves beside them danced; but they

Out-did the sparkling waves in glee:

A poet could not but be gay,

In such a jocund company:

I gazed—and gazed—but little thought

What wealth the show to me had brought:

For oft, when on my couch I lie

In vacant or in pensive mood,

They flash upon that inward eye

Which is the bliss of solitude;

And then my heart with pleasure fills,

And dances with the daffodils.

Vagavo solitario come una nuvola di W. Wordsworth

traduzione a cura di Silvia Cordiviola

Vagavo solitario come una nuvola
Che fluttua su alte valli e colline,
Quando d’un tratto vidi una folla,
Una schiera, di narcisi dorati;
Vicino al lago, sotto gli alberi,
Fluttuando e danzando nella brezza.
In fila continua come le stelle che brillano
e splendono nella via lattea,
Loro si stendevano in una linea senza fine
lungo il margine di una baia:
diecimila ne vidi in un colpo d’occhio
che scuotevano la testa in una danza vivace.
Le onde accanto a loro danzavano;
ma loro superavano le spumeggianti onde in
gioia: un poeta non poteva fare a meno di
essere allegro, in una compagnia così gioiosa:
guardavo e riguardavo, ma ben poco pensai
quale benessere la visione mi avesse arrecato:
Poiché spesso, quando resto sdraiato sul
divano
Con uno stato d’animo privo di pensieri o
pensoso,
Loro balenano di fronte al mio occhio
interiore
Che è la gioia della solitudine;
E così il mio cuore si riempie di piacere,
E danza con i narcisi.

Base musicale di accompagnamento a Byron

BYRON

   There is a pleasure in the pathless woods,
   There is a rapture on the lonely shore,
   There is society where none intrudes,
   By the deep Sea, and music in its roar:
   I love not Man the less, but Nature more,
   From these our interviews, in which I steal
   From all I may be, or have been before,
   To mingle with the Universe, and feel
   What I can ne’er express, yet cannot all conceal.

   Roll on, thou deep and dark blue Ocean–roll!
   Ten thousand fleets sweep over thee in vain;
   Man marks the earth with ruin–his control
   Stops with the shore;–upon the watery plain
   The wrecks are all thy deed, nor doth remain
   A shadow of man’s ravage, save his own,
   When for a moment, like a drop of rain,
   He sinks into thy depths with bubbling groan, Without a grave, unknelled, uncoffined, and unknown 

  His steps are not upon thy paths,–thy fields
   Are not a spoil for him,–thou dost arise
   And shake him from thee; the vile strength he wields
   For earth’s destruction thou dost all despise,
   Spurning him from thy bosom to the skies,
   And send’st him, shivering in thy playful spray
   And howling, to his gods, where haply lies
   His petty hope in some near port or bay,
   And dashest him again to earth: —there let him lay.

Alex: Adoro Byron, il ribelle che ama uscire dagli schemi e si rispecchia nella natura selvaggia, il  viaggiatore errante alla ricerca della solitudine e del sublime… !

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C’è un piacere nei boschi senza sentieri di G.G. Byron

traduzione a cura di Federica Sorrentino

C’è un piacere nei boschi senza sentieri

C’è un’estasi sulla riva solitaria

C’è società dove nessuno si intromette

Accanto al mare profondo e la musica nel suo ruggito

Io non amo di meno l’uomo, ma la natura di più

Da queste nostri incontri, nei quali io rubo

Da tutto ciò che io possa essere, o sia stato prima,

Per mischiarmi con l’Universo, e sentire

Ciò che non posso mai esprimere, tuttavia non posso celare

Ondeggia, tu profondo e blu scuro oceano – ondeggia!

Una miriade di flotte ti solcano veloci invano

L’uomo marchia la terra di rovina – il suo controllo

Si ferma con la spiaggia; – sull’acquosa pianura

I naufragi sono tutti opera tua, né rimane

Un’ombra della distruzione dell’uomo, se non la propria

Quando per un momento, come una goccia di pioggia,

Lui affonda nelle tue profondità con un lamento gorgogliante,

Senza una tomba, senza suono di campane, senza bara, e sconosciuto.

I suoi passi non sono sui tuoi sentieri – i tuoi campi

Non sono un bottino per lui – tu ti innalzi

E lo scrolli da te; l’ignobile forza che esercita

Per la distruzione della terra tu la disprezzi tutta,

Respingendolo dal tuo seno verso i cieli,

E lo invii, tremando nel tuo giocoso spruzzo,

E ruggendo, ai suoi dei, dove per caso giace

La sua meschina speranza in qualche vicino porto o baia,

E lo scaraventi nuovamente a terra: lascialo giacere lì.