fantasie lessicali

Le avventure di Positivo

di Arianna Sacco

C’era una volta una parola che si chiamava Positivo di nome e Negativo di cognome. Positivo era sempre mesto perché sulla Terra si aggirava un virus contagioso e chi contraeva questo malanno veniva definito positivo. Ormai sapeva che il suo nome aveva assunto un significato del tutto contrario a quello d’origine.  

“Ma perché tra tutte le parole che esistono, proprio il nome Positivo doveva capitarmi? Perché non sono nato Anonimo? Sicuramente sarebbe stato meglio del mio nome!” pensava sempre il nostro protagonista. Mentre Positivo Negativo stava bevendo una tazza di tè, improvvisamente suonò il campanello.  

La parola si precipitò immediatamente alla finestra per vedere chi fosse: era un treno colorato su cui era incisa la scritta Treno della Felicità: qualunque parola salga a bordo. Così Positivo decise di salirci, anche se non sapeva quale fosse la destinazione.  

Sul veicolo c’erano molte parole, così tante da occupare tutti i sedili.   

Anzi… quasi tutti.  

Positivo Negativo scorse in penultima fila un posto accanto ad un ragazzo grazioso e tranquillo.  

“Piacere, io sono Ameno… tu come ti chiami?” 

“Io sono… emh… Positivo” rispose quasi incerto. 

“Che bel nome! Sai, anche mio fratello Nefando si sarebbe voluto chiamare così” affermò Ameno. 

“All’inizio adoravo il mio nome… ma adesso lo odio. I terrestri stanno vivendo una pandemia terribile, perché un virus si aggira nel loro pianeta e – la cosa che detesto di più – è che chi contrae il virus viene definito positivo. In sostanza adesso il significato della mia parola è del tutto cambiato!”  

Continuarono a parlare fino a quando il treno non si fermò. 

Erano arrivati in un piccolo paesino chiamato Il Paese delle Parole, un piccolo villaggio pronto ad ospitare le parole appena scese dal treno. Era formato da tante casette di diversi colori a seconda del significato della parola che ci sarebbe dovuta abitare: le case dei colori più chiari erano destinate ai termini positivi e quelle più scure ai termini negativi. 

Positivo non aveva idea di dove andare, dato che non conosceva più il suo vero significato.  

All’entrata del villaggio fortunatamente c’era un signore che aveva il compito di indicare alle parole in difficoltà la strada e l’abitazione giusta. Aveva capelli bianchi e sulla maglietta aveva agganciato una spilla che recava la scritta “Sig. Canuto”. 

Così la parola decise di andare a chiedere informazioni. 

“Salve, sono la parola Positivo e non so se andare nelle case più chiare o più scure” disse con voce tremante. 

“Buongiorno, si deve dirigere verso le case più chiare” rispose secco Canuto. 

“D-davvero??” chiese il nostro protagonista incredulo. 

“Certo” rispose subito. “Il suo nome le è stato assegnato per indicare qualcosa di buono?” chiese Canuto. 

“S-sì, ovviamente” rispose quasi preoccupato Positivo. 

“Allora il significato sarà e rimarrà sempre così. In ogni caso per indicare la sua parola dal lato negativo abbiamo contattato un tal Positivo-Bis. Buon proseguimento”  

“Grazie, arrivederci”  

Positivo non stava più nella pelle, era TROPPO contento.  

Così Positivo Negativo si diresse verso la casa gialla saltellando. 

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La personalità di Positivo

di Mati

Ciao a tutti, mi presento, sono Positivo e sono un ragazzo come voi. Sono alto, ho i capelli castani e chi mi conosce mi descrive come una persona misteriosa dalle molteplici caratteristiche. Mi definisco molto bislacco, sempre pronto ad avventurarsi. Insomma con me non ci si annoia mai! 

Tutti mi dicono che sono una persona sempre felice, con il sorriso sulla faccia, e che riesce a far vedere le cose più belle in ogni situazione. In effetti questo è vero; anche nei momenti peggiori io sono sempre allegro e cerco di scorgere sempre un lato benevolo in tutto ciò che mi circonda. Odio la tristezza e le persone che pensano sempre in negativo, quest’ultime proprio non le sopporto. Al solo pensiero di convertire il mio animo super bizzarro, buffone e vivace in emozioni scure diventando una persona che pensa sempre e solo alle cose peggiori, mi vengono i brividi. Quello che ho descritto fino ad ora però è solo il lato migliore di me… Come tutte le altre persone di questo mondo però nemmeno io sono perfetto. 

Purtroppo vado incontro non si sa per quale motivo a dei momenti pessimi, che mi tormentano l’animo e non mi fanno sentire più a mio agio con il resto delle altre persone. Avete presente quando il tempo sembra non passare mai, quando vi sentite completamente spaesati e fuori luogo come se non foste adatti alla situazione in cui vivete? Beh, se non avete mai avuto la fortuna di capitare in queste situazioni vi invidio e spero che non dobbiate mai affrontarle… Fino a poco tempo fa mi trovavo in questa situazione. È già da un po’ di tempo che mi sento così, quasi dall’inizio di marzo. Di punto in bianco la mia vita è cambiata, i miei amici hanno iniziato ad emarginarmi per non so quale motivo, escludendomi dai lori giochi e cercando di limitare al minimo i discorsi con me. 

Ancora non capisco perché ciò sia accaduto, forse non vado più bene per loro, forse non si fidano più di me, o forse gli metto paura … Sono molto triste e non so come affrontare questa situazione, mi sento spaesato, non mi sento più me stesso. Il problema più grande però è che io non sono a conoscenza di ciò che mi ha fatto cadere in questa solitudine … Non sto bene con me stesso, vorrei tanto privarmi dei miei difetti, vorrei tanto “ligiarli” (questo verbo è già passato nella mia situazione) e gettarli via. 

Negli ultimi giorni però sono riuscito a scorgere un raggio di luce grazie all’aiuto di un mio caro amico anche lui reduce da questa pessima caduta. Mi ha fatto capire che per uscire da queste situazioni bisogna apprezzare e far prevalere il bene che c’è dentro ognuno di noi.  Sto cercando di tornare quello di prima, il vero Positivo. È dura, questo lo so benissimo, ma voglio tornare insieme ai miei amici, voglio sconfiggere il pensiero maligno che si ha contro di me. Ogni giorno vedo dei risultati e mi sento sempre meglio, speriamo che riesca a tornare tutto positivo come prima … 

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Positivo

di Elisabetta Colazzina

Positivo aveva passato una giornata davvero pesante, era esausto! Si sedette sul divano con la TV accesa… perché tutti sembravano avercela con lui? Perché sembrava essere la causa di tutti i mali nel mondo? “Aumentano i positivi, scuole chiuse in tutta Italia”, “Tutta la famiglia positiva, tutto il quartiere in isolamento”, “È stato registrato il maggior numero di positivi fino ad adesso, dobbiamo prendere provvedimenti!”. Arrabbiato e un po’ triste spense la TV, si recò in camera e, turbato, si mise a letto. “Cos’ho fatto di male…. mi sembrava di essere una bella parola…”. I pensieri lo sovrastavano e non riusciva ad addormentarsi.

Dopo qualche ora cadde in un sonno angosciante. Al suo risveglio si rese conto di essere nell’inferno di Dante…. “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” perbacco, era proprio lì. Non sapeva come uscirne! “Sono morto? Cosa ci faccio all’inferno?”.  Cercando una via d’uscita cadde in un abisso senza fondo e mentre cadeva la sua ansia aumentava. Svenne. Aperti gli occhi si trovò davanti ai gironi dell’inferno. Tutti quei peccatori lo guardavano male! Era triste e arrabbiato. Camminando a lungo si trovò davanti al girone delle parole morte, quelle ormai in disuso. La loro pena era quella di scrivere a mano enormi dizionari e di mettere una grande croce vicino ai loro nomi. Per loro era davvero una tortura. Pensò subito che quello fosse il suo girone, che quel girone spettasse anche a lui.

Una parola gli si avvicinò e disse con tono arrogante: “Che ci fai tu qui? Sei venuto per vederci soffrire o ti aggiungi anche tu?” Positivo rispose: “In realtà io….” La parola lo interruppe: “Chi ti ha mandato qui?”. Un’altra voce si aggiunse alla conversazione: “Eziandio smettila di infastidirlo! Si sarà perso…. Non può far parte di questo girone, è ancora usato da tutti.” Quest’ultime parole risuonarono a lungo nella testa di Positivo e pensò: “È vero, io non sono una parola morta!” DRIIIIIN! DRIIIIIN! La sveglia suonava. Positivo cadde dal letto. Era una giornata incantevole, il suo giardino era coperto di foglie gialle, sembravano monete d’oro. Ci ripensò e disse: “Devo cambiare registro! Devo uscire da questa trappola! Perbacco…. Positivo può essere anche qualcosa di molto buono!” e cominciò ad elencare: “Positivo amare gli altri, Positivo curare i malati, Positivo ascoltare i problemi della gente… sono troppi i positivi con bei significati!” tornò sotto le sue coperte lasciando la finestra socchiusa e finalmente si addormentò.  

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Positivo

di Alissa Vacca

Enzo Positivo andò in ufficio e raggiunse il suo cubicolo. Scostò la sedia dalla scrivania e si lasciò cadere pesantemente su di essa. Si sentiva particolarmente stanco e spossato come se qualcuno gli avesse aspirato via la forza vitale. Da giorni una sensazione strana gli attraversava le ossa, una sensazione di… inutilità, come se il suo lavoro non fosse più richiesto.  

– Buongiorno Enzo -. Sentire il suo nome lo costrinse ad alzare lo sguardo per scoprire chi lo aveva chiamato.  

Jack Felice si sedette nel cubicolo accanto al suo, col suo solito modo di fare… beh, felice. – ‘Giorno – borbottò in risposta. – Ehi, c’è qualcosa che non va? – chiese l’amico che aveva notato un comportamento strano.  

I due si conoscevano da molto tempo: sin da quando i terrestri “inventarono” i termini “felice” e “positivo”, lavoravano nel reparto Italiano dell’Allegria, insieme a tutti i termini italiani che esprimevano qualcosa di bello o gioioso.  

Tutti i giorni, tutto il giorno, tutte le parole dovevano lavorare. Il lavoro era sempre lo stesso: supervisionare la Terra. Tutti i giorni, tutte le parole dovevano presentarsi al loro cubicolo perché gli umani potessero usarle e per donare la capacità di parlare ai neonati, infatti la puntualità era molto importante, a volte capitava che per un ritardo un bambino nascesse muto. 

Il loro mondo funzionava così. Nonostante fosse molto lontano dal pianeta Terra (o dall’universo in cui abitava in realtà), dipendeva totalmente da esso. Era nato da lui e senza morirebbe; se il Mondo delle Parole morisse nessun abitante di qualsiasi altro mondo sarebbe capace di parlare. Non il Mondo dei Vestiti, non il Mondo dei Colori, non il Mondo Primo (la Terra).  

Ogni parola assumeva il carattere del suo nome, Enzo Positivo era una parola positiva e felice normalmente, incapace di guardare il lato negativo di qualsiasi cosa, ma quel giorno non si sentiva in sé. Non si sentiva felice, speranzoso e baldanzoso. Qualcosa in lui non andava ma non riusciva a capire cosa.  

– C’è qualcosa che non va Enzo? – chiese di nuovo Jack, senza un briciolo di preoccupazione nella voce. Ovviamente non è preoccupato, pensò Enzo, il suo nome è Felice, non Preoccupato. 

– Sì… cioè no – rispose – tutto a posto – disse sorridendogli.  

– Ah bene, mi sembravi pensieroso, ma era strano visto che, sai, tu non pensi mai – disse il ragazzo sempre sorridendo e guardando lo schermo davanti a lui. Enzo corrugò le sue sopracciglia castane. Si sentiva… offeso? Preso in giro? No impossibile, si disse. Quelli non erano sentimenti per lui. Non erano i sentimenti fatti per Enzo Positivo. Semmai erano per Carla Offesa. Eppure il commento dell’amico lo aveva in qualche modo turbato, anche se Jack lo aveva detto senza peso.  

– Ehm ok – rispose semplicemente, consapevole di avere un’espressione disgustata sul volto. 

Anche quella giornata era finita. Finalmente si ritrovò a pensare Enzo. Gli era sempre piaciuto il suo lavoro, ma in quel momento non ricordava perché: doveva solo stare davanti a un computer (che mostrava quali conseguenze aveva il suo lavoro sulla terra) e cliccare un pulsante (ma non tenerlo premuto!) di cui non conosceva neanche la funzione. Come faceva a piacergli il suo lavoro? Aveva sempre pensato positivamente riguardo ad esso, ma ora non ci riusciva più. 

Cosa gli stava succedendo? 

Enzo Positivo si alzò e velocemente si vestì: si mise i suoi soliti jeans, una t-shirt e l’immancabile impermeabile beige. A passo svelto si diresse verso l’ufficio. Era un po’ in ritardo. 

Corse dentro e salì i gradini a due a due. Quando raggiunse il suo piano si trovò davanti una scena inaspettata. 

Due figure stavano togliendo la sedia dal suo cubicolo, la targhetta con il suo nome inciso, il computer. 

I due erano completamente vestiti di grigio e anche la loro pelle aveva una tonalità dello stesso colore. Non erano parole, ma un’altra specie. Enzo ne aveva sentito parlare ma non li aveva mai visti. 

– Che sta succedendo? – chiese allarmato mentre si avvicinava alle due figure, che però, impassibili, non risposero, ma continuarono semplicemente a spostare le sue cose.  

Uno dei due alzò lo sguardo. I suoi occhi erano di ghiaccio, completamente vuoti. Quando incontrarono quelli di Enzo ebbe un brivido come se qualcosa di viscido gli avesse toccato la schiena. 

– Alba Sovrana vuole vederti – disse con una voce atona che non lasciava passare alcun sentimento, come se non ne avesse mai provati prima.  

– Alba Sovrana? – ripeté stupefatto. Alba Sovrana era il capo del reparto italiano di tutte le categorie di parole. Lei non voleva mai ricevere nessuno. Beh, quasi nessuno. – Perché? – domandò, quasi intimorito – Non gliel’ho chiesto. Seguimi! –

Positivo eseguì l’ordine e seguì quella parola, no, non è una parola, ricordò a se stesso.  

Raggiunsero l’attico del palazzo. Una porta di vetro dava sull’ufficio di Alba. All’interno una donna dai capelli rossi stava guardando dalla finestra la città sottostante, dando le spalle alla porta dell’ufficio.  

– Mia signora – disse l’essere per farsi notare da lei, che elegantemente si voltò. Fece un sorriso rassicurante a Enzo prima di invitarlo a entrare – Prego entra, abbiamo delle cose di cui parlare -. Lui fece quello che gli era stato chiesto e, in seguito a un segno di permesso della donna, si sedette su una poltroncina.  

– Perché mi ha convocato? – domandò, diretto ma educato. La donna si sedette di fronte a lui prima di iniziare a parlare – Sai qual è il significato del tuo nome, signor Positivo? – 

– Certo che lo so, significa speranzoso, è uno dei significati buoni, infatti vengo dal reparto Allegria… –  

– Sai tutti i significati del tuo nome? – l’uomo ci pensò su ed esitando rispose: – Suppongo di no ma… a chi importa? Io rappresento solo il significato principale del mio nome – 

– Esatto. – annuì – Ma il principale significato del tuo nome sta cambiando, il Mondo Primo sta attraversando una pandemia e non usano più la parola positivo… in quel senso – spiegò.  

– E allora in quale? – domandò confuso – Quando un umano contrae il virus che ha causato questa pandemia risulta positivo al virus, le persone comuni iniziano ad odiare quella parola e tendono a usarla sempre meno. Adesso si usa principalmente per parlare del virus. Il primo significato della tua parola Enzo, sta morendo! – 

Il primo significato…sta morendo

Aveva sentito parlare di parole morte, ma mai di parole di cui un solo significato muore. Quali conseguenze avrebbe avuto su di lui? 

– Quindi? Cosa succederà? Perché stavano togliendo la mia roba dal mio cubicolo? – domandò.

– Verrai spostato di reparto – 

– Cosa?! – non poteva crederci. Alba si morse il labbro – Andrai nel reparto della sanità, buona fortuna – concluse e si alzò, rivolgendosi nuovamente alla finestra. – Sarà permanente? – chiese sconvolto, confuso su ciò che sarebbe successo. 

– Non lo so, ma… ricorda che non è solo la Terra a cambiare il nostro mondo, anche il Mondo delle Parole, se lo vuole, può fortemente influenzare la Terra, tu solo… sii positivo! –   

Se ne andò sotto il suo ordine e seguì l’essere grigio fino al reparto Sanità per sedersi alla sua nuova postazione.  

Il lavoro era appena iniziato. 

Si annoiò. La giornata stava diventando molto pesante e noiosa, non solo perché il suo nome aveva cambiato significato, ma perché l’atmosfera era molto più tetra e seria di quella che c’era in reparto Allegria. E gli mancava Jack, anche se l’ultima volta era stato sgarbato con lui.  

Continuò a schiacciare quel grande pulsante rosso davanti a lui con monotonia, poi sentì uno strano rumore che lo fece voltare di scatto. Davanti a lui stava un ragazzo vestito all’antica.  

– E tu chi sei? Dovresti essere alla tua postazione… – disse Enzo. Il ragazzo sembrava non capire che si stesse riferendo a lui, allora insistette: – Ehi, dico a te!-. 

Maria Farmacia lo guardò stranita prima di riconcentrare il suo sguardo sul computer di fronte a lei. 

Il ragazzo si voltò verso Enzo e spalancò gli occhi, stupefatto -Tu… tu puoi vedermi? – domandò con la sua voce giovane. – Certo che posso vederti! – disse come se fosse ovvio. 

– Oh, non è un buon segno amico… – proferì mentre squadrava l’uomo in impermeabile.  

– Perché? Qual è il tuo nome? –

– Io sono Luca. Luca Ligiare – rispose. Enzo non aveva mai sentito quel nome. Era confuso. 

– Sono una parola morta – spiegò. 

Il primo significato…sta morendo. Gli ritornarono in mente le parole di Sovrana. 

Guardò il pulsante di fronte a lui, l’artefice di tutti i suoi dubbi. – Tu sai a che cosa serve il pulsante? – chiese a Luca. Il ragazzo puntò lo sguardo sul grande oggetto scarlatto che si trovava sulla piccola scrivania.  

– Sì, a dire il vero – disse – serve per dare la possibilità agli umani di usare la tua parola, cliccandolo un certo numero di volte loro potranno usare la tua parola un certo numero di volte, ma se tu ti distrai, come stai facendo adesso, la useranno di meno e utilizzeranno altri sinonimi. Ma a volte non importa quanto tu prema il pulsante, le persone smettono di usarti lo stesso e… diventi come me! – spiegò, un po’ malinconico. 

– Cosa succede se lo tengo premuto? –

– Infrangi una delle regole basi –

– E quindi? – 

– Beh, non lo so, c’è solo un modo per scoprirlo… – 

Entrambi guardarono il pulsante per svariati secondi prima che Enzo Positivo abbassasse la mano su di esso. 

Lo tenne premuto. 

Aspettarono qualche secondo. – Quindi? – Luca come un bambino impaziente – Non è successo niente, mi aspettavo qualche catastrofe –

– Aspetta, guarda – puntò il dito sullo schermo davanti a lui.  

In poco tempo il numero dei positivi sulla terra crebbe a dismisura.  

Ricorda che non è solo la Terra a cambiare il nostro mondo, anche il Mondo delle Parole, se lo vuole, può fortemente influenzare la Terra. 

Le parole della Sovrana gli ritornarono in mente vivide come non mai.  

– Ho capito! – disse alzandosi in piedi di scatto. 

– Io devo tenere premuto il pulsante! – esclamò, quasi urlando.

– Ehm, sei sicuro? Non mi sembra che l’ultima volta abbia giovato molto agli umani – disse la parola morta. Stava facendo ironia? 

– Sì, questa volta avevo sbagliato pulsante… so cosa devo fare – corse verso l’uscita di quel reparto e si diresse al reparto Allegria. Percorse la strada familiare che lo condusse alla sua vecchia postazione. 

– L’umanità ha solo bisogno di una grande dose di positività! – 

…Sii positivo 

Calò la mano sul pulsante. 

Lo tenne premuto. 

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Incontro tra Positivo e Meditabondo

di Emanuele Tonarelli

Un bel giorno Positivo andò dall’anziano Meditabondo nella landa delle parole in disuso per chiedere consiglio su come non morire. 

Arrivato alla casupola bussò, ma nessuno rispose. Allora Positivo pensò: “Starà meditando, bussiamo più forte”. Allora bussò e si sentì una voce provenire dal primo piano che disse: “Sali, è aperto!” 

Arrivato nella sala del Meditabondo, Positivo domandò: “Caro amico di un tempo, come faccio a non svanire nel mio significato sincero? Oggi tutti mi associano a una cosa brutta chiamata Virus e nessuno mi usa mai per buon auspicio, cosa devo fare?”

Meditabondo rispose: “Mio caro compagno, ordunque io non posso dir nulla a riguardo, perché colui che hai davanti è già andato in disuso per la mancanza di meditazione tra gli uomini contemporanei e io passo ormai le mie giornate a meditare in questa casupola di campagna. Mi sono rassegnato al fatto che la lingua si trasformi e i termini come me siano destinati a decadere o ad essere usati da pochi uomini di nicchia.” 

Positivo, rassegnato, ringraziò e tornò a casa pensando a quello che l’anziano gli aveva detto. 

Dopo qualche giorno di riflessione comprese che, passata questa fase di negatività, data dal Covid, sarebbe stato di nuovo usato come prima e avrebbe potuto rivivere, adoperato come termine benevolo e finalizzato a descrivere qualcosa di bello e per l’appunto “positivo”.             

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Incontro tra Positivo e Esiziale

di Chiara Giovannacci  

Nessuno penserebbe mai che le parole possano vivere e dialogare come facciamo noi, ma fidatevi, non è così. Le parole vivono, interagiscono tra di loro per formare delle frasi e, talvolta, vengono anche dimenticate. 

Esistono parole molto antiche, parole che hanno subìto delle trasformazioni col passare del tempo e parole nate da poco; parole uguali con più significati o parole diverse che hanno lo stesso significato; parole che esprimono lo stesso concetto, ma che si dicono in modi diversi a seconda del paese in cui vengono usate e addirittura parole inventate. 

La loro salute dipende dalla loro fama: più le parole sono famose, più vengono usate e più vengono usate, più è basso il rischio che vengano dimenticate. 

Questo è il caso della parola “Ciao”, una delle parole più usate, che vive da moltissimi anni e molto difficilmente in futuro scomparirà. 

Nel 2020 anche un’altra parola ha acquisito molta notorietà: stiamo parlando del termine“Positivo”, una parola che indica ottimismo e speranza e che non avrebbe mai immaginato che la sua popolarità si sarebbe rivelata la sua più grande rovina. 

Nell’immenso mondo di Logolandia le parole giocano, parlano e scherzano tra di loro. 

Sopra la loro testa si trova un contatore che indica la frequenza del loro utilizzo. Le parole più utilizzate si divertono a sfoggiarlo alle altre parole, mentre le parole più particolari o meno conosciute preferiscono rifugiarsi sulla riva del mare, dove nessuna si reca mai per una passeggiata perché troppo impegnate a competere tra di loro. 

Positivo inizialmente era una parola come un’altra, che non ambiva ad essere famosa, ma che nemmeno era a rischio di scomparire. Inaspettatamente, verso i primi giorni di marzo, il suo contatore iniziò a salire e quella che sembrava una divertente coincidenza, in pochi giorni si rivelò una certezza: Positivo stava diventando una delle parole più utilizzate nel territorio italiano e il suo contatore non si sarebbe di certo fermato! 

Se in un primo momento si era fatta moltissimi amici e veniva ammirata e invidiata da molti, col passare dei mesi l’unica cosa che sperava era che quel contatore si bloccasse perché il bellissimo significato che portava all’inizio ora dava l’idea di una persona affetta da un terribile virus. Gli amici le voltarono le spalle e chi prima la detestava ora aveva avuto l’occasione per cacciarla. 

Positivo, perciò, lasciò la città e per trovare un attimo di tregua si recò in spiaggia, dove la leggera brezza e il canto dei gabbiani le placarono l’angoscia e la convinsero a non abbattersi: lei era Positivo, una parola che indicava innanzitutto speranza e ottimismo, non si poteva affliggere così! Mentre camminava sulla battigia scorse in lontananza un tale che scagliava dei sassi sull’acqua facendoli rimbalzare. 

Positivo non aveva memoria di averlo mai visto in città, si avvicinò a lui ed egli si voltò di scatto spaventato. <<E lei chi è?! Come si permette di avvicinarsi così?! Mi stia l…>> Ma le sue parole si spezzarono quando lo sguardo si poggiò sul contatore di Positivo. 

<<Non avevo mai visto un contatore così alto>> Disse sbiancando con voce tremante. << È sicuro di sentirsi bene? Posso aiutarla?>> Chiese Positivo preoccupata. <<Io sono Positivo, penso che mi conosca già, in città non si parla che di me…>> 

<<Oh no, in città non ci torno più.>> Ribatté guardando in basso. <<Io sono Esiziale, porto significati terrificanti, come “irreparabile”, “rovinoso” e addirittura “mortale”, ma per le persone è come se non esistessi. Inizialmente avevo un grande fascino, infatti venivo apprezzato e usato, ma col tempo tutti hanno iniziato ad odiarmi per i significati tragici che avevo, il mio contatore è sceso e da allora mi nascondo sempre qui. Poi con la pandemia che è scoppiata le persone hanno ripreso a ribadire il concetto che porto, ma utilizzando sempre e solo sinonimi banali come “terribile” o “spaventoso”, facendomi sentire ancora più inutile.>> 

<<Ah capisco…>> Fece per consolarlo Positivo.  <<No, non puoi capire! Il tuo contatore è altissimo, il mio a breve arriverà a zero e svanirò come svanisce la schiuma in questo mare che da anni mi accoglie.>> Si accasciò a terra preso dallo sconforto. 

Abbracciandolo Positivo affermò << Finché ci sarà anche solo una persona che continuerà ad utilizzarti, tu non verrai dimenticato e quella persona sarò io, puoi contarci.>>

Le due parole, ormai diventate amiche, si strinsero scambiandosi un immenso sorriso. 

<<Anche la mia è una situazione “esiziale”.>> Dichiarò Positivo. I due, allora, si sbellicarono dalle risate, vedendo con piacere che il contatore di Esiziale era salito di 1. 

<<L’unica cosa che vorrei è che quando gli uomini pensano a me e mi utilizzano lo facessero solo per manifestare auspicio, fiducia ed entusiasmo. A causa della pandemia che anche a te provoca non pochi problemi, ora vengo associata solo al campo della medicina e, quando pensano a me, mi collegano sempre e unicamente al risultato di una diagnosi, purtroppo, affermativo. Così facendo il mio contatore è cresciuto a dismisura e ora chiunque trema a sentir nominare il mio nome. Temo che di questo passo, una volta vinta la pandemia, nessuno mi utilizzerà più per evitare di ricordare questi difficili giorni.>> 

Esiziale le diede una pacca sulla spalla e prese la parola <<Proprio tu, Positivo, affermi queste cose avvilenti? Il compito di diffondere il nostro significato spetta solo a noi, non possiamo di certo tirarci indietro, vedrai che tra un po’ tu recupererai il tuo significato originale ed io non scomparirò completamente! Sono “positivo”!>> 

Ancora una volta non riuscirono a trattenere le risate e il “+1” apparso sulla testa di Positivo confermò le parole di Esiziale strappando un sorriso ad entrambi. 

I due amici da quel giorno si incamminarono determinati a divulgare i propri nomi, salvaguardando i preziosi significati che portano, con l’intento di non farli mai dimenticare a nessuno. 

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Incontro tra Positivo e Ceruleo

di Mauro Benedetti

Una mattina Positivo aveva deciso di recarsi al bar del piccolo paesino dove abitava. Quel giorno era mogio, abbattuto, sembrava che la bella giornata non lo rallegrasse per niente e mentre camminava continuava a sbuffare. 

Arrivato alle porte del locale decise di entrare e, ordinata la consumazione, cercò un posto in cui sedersi; tutti i tavolini erano occupati, ne vide solo uno, con una sedia libera, dove era seduto un anziano signore. Avvicinatosi gli chiese se poteva sedersi: “Certo, non ci sono problemi.” rispose il vecchio. Nel frattempo era arrivato il cameriere con l’ordinazione: un bicchiere colmo di Rum. 

“Non crede sia troppo a quest’ora del mattino? Le farà male così tanto alcool!” disse l’anziano. 

“Vede, oggi è una brutta giornata, devo tirarmi su di morale…” rispose Positivo. 

“Ah, capisco. Le consiglio di parlarne invece di bere; se vuole può spiegarmi, io non ho niente da fare. Piacere, mi chiamo Ceruleo. Cos’è che la rende così negativo? Mi sembra triste.”  

“Piacere mio, ha perfettamente ragione, seguirò il suo consiglio, sono Positivo…” 

“Aspetti aspetti, non vorrà mica dire che lei è positivo al Virus…”  

“Ecco, lo sapevo! Certo che no! È per questo che sono triste, oramai tutti mi ricollegano a questa maledetta pandemia, appena mi presento scappano. Un tempo ero una parola con significato rispettabilissimo: volevo dire buono, migliore, bello; significavo inoltre sensato e fondato. Ora tutti credono che sia unicamente legato al peggiore dei miei significati, cioè positivo in medicina, dove un individuo è positivo se gli esami fatti rilevano delle anomalie o la presenza di malattie.”  

“Non me lo dica, le chiedo una cosa semplicissima, come descriverebbe il cielo oggi?” chiese scherzando Ceruleo. 

Positivo rispose distrattamente, cercando di calmarsi dopo l’irritazione precedente, dicendo: “Boh, non saprei, azzurro e terso.” 

Strofinandosi la mano sulla fronte Ceruleo sospirò rassicurando Positivo, affermando che la sua situazione l’aveva vissuta molti anni prima: “Guardi, ci avrei scommesso che avrebbe detto questo, dicendo terso ha dimostrato che lei è una persona colta e non ignorante. Rispondendo azzurro ha accertato, però, che stiamo continuando un processo iniziato decine di anni fa. Anche io ero un aggettivo molto usato: significavo azzurro, tutti si complimentavano con me dei miei occhi…” 

Tirandosi giù gli occhiali diede alla luce degli occhi chiarissimi, li definì cerulei. Affermò, tristemente, che adesso tutti li definivano azzurri, un aggettivo nella sua opinione scontato ed aberrante, lui odiava questo termine. 

Ceruleo continuò il discorso dopo aver asciugato le poche lacrime scesegli dopo l’esternazione “Positivo, tu sei ancora giovane, ascolta il mio consiglio: dopo questa pandemia rivendica il significato del tuo nome, non vergognarti mai di ciò a cui le persone lo accomunano, fallo ritornare alle sue naturali origini. Scusami ancora se prima anche io sono sobbalzato alla tua presentazione.” 

“Si figuri, comunque siamo pari visto che anche io ho confuso il significato del suo nome. Però sono contento che questo processo di estinzione dei termini sia rivolto solo a poche parole.” 

In quel momento si verificò un avvenimento che fece girare tutta la stanza, un ragazzino aveva accidentalmente fatto cadere molte pinte di birra; Ceruleo che era un cliente abituale del bar disse che quella era una cosa che accadeva fin troppo spesso, specificò che quel bambino era sbadato e maleducato.  

Mentre il padrone del locale accompagnava via il bambino, egli passò nelle vicinanze del tavolo dei due, oramai, conoscenti.  

“Che discolo questo bimbo.” disse Ceruleo. 

“Discolo? Non è un’espressione tipicamente ignorante? Ceruleo, dai suoi modi non credevo che usasse questi termini.” replicò Positivo. 

“Positivo, credo che il problema dell’estinzione delle parole non sia così ristretto. Discolo non è un’espressione solo dialettale ed ignorante, si trova nei più illustri vocabolari e significa scapestrato.” 

“Ah, non credevo intendesse ciò. Effettivamente non ha torto, mi rallegra sapere che anche altre parole sono nella mia stessa condizione ma, allo stesso tempo, mi rattrista sapere che molti vocaboli della lingua italiana andranno via via sfumando con il passare degli anni. Anzi dei lustri…un’altra parola!” 

Ceruleo scoppiò a ridere e successivamente, tornato serio, annuì con negatività dicendo: “Dopo questa conversazione ho capito una cosa: tutti dovremmo provare e riesumare queste voci sommerse dal tempo…” 

Da quel giorno Positivo e Ceruleo non si rincontrarono più, ma entrambi continuarono con la loro missione personale di salvaguardia di questi termini in via di estinzione.