frammenti di pensieri

L’aquila

di Benedetta Parodi

Effimera e candida sorvola le Alpi
In cerca della propria preda
Gioca sfidando il vento, maestro dell’impossibile,
Vuole vincere il finito
Sbatte, gira, si impenna, si appoggia
Sulle sue certezze,
Si siede sulla sua storia vissuta
Ma subito fissa con lo sguardo
Chi andrà su un’altra sponda
Con quegli occhi di acciaio azzurro
Calamite da seguire.
bela me Carara, In punta di lapis

Carrara, scrigno di segreti

Schizzo di Marta, testo di Benedetta Parodi

Molti turisti arrivano nella nostra zona con lo sguardo annebbiato dalle apparenze e succube delle banalità, identificando Carrara solo come luogo dal duplice paesaggio. Davanti un mare azzurro che diventa sempre più scuro all’orizzonte, e che giovane e saggio ulula; alle sue spalle ecco le montagne, vecchie per il dolore inflitto che piano piano sta raggiungendo anche il cuore. Nessuno però si accorge o per certi versi mette in secondo piano quelle bellezze senza tempo, timide e sopraffatte da ciò che è più prepotente ed ottiene maggior importanza.

Una di queste è il duomo, cuore pulsante della città. In lui si riescono a osservare ancora le giovani rughe di un capolavoro costruito grazie al sudore di chi è riuscito a prendere la materia prima: il marmo. Questo bianco intenso che ti abbaglia all’ora di punta fa da riflettore su un mondo che si sta scordando di lui.

Davanti sulla cima il rosone sembra quasi un occhio, vigile e spettatore di ciò che è successo fino ad ora, vedendo il male afflitto agli uomini e il bene da essi conquistato (se solo potesse parlare potrebbe dirci cosa fare). Con i suoi intarsi di marmo è chiuso in maniera ermetica dalle colonne con capitelli minuziosamente lavorati, opere di ingegneria ed arte quasi sovraumana. Tutto si può fare… basta tenacia e determinazione.

Sotto invece un piccolo portone, annebbiato dalla bellezza e dal bianco del monumento, accoglie chi vuole rivivere e risentire dentro di sé le vibrazioni di un passato ormai dissolto.

Dietro le montagne, giovani del passato e avi del presente, che coccolano il loro orgoglio. Lo proteggono con audacia e resilienza contro il vento e le tempeste. Un giorno si dissolveranno e lasceranno come testimonianza lui, il figlio del padrone.

Carrara uno scrigno di segreti.

impressioni di viaggio

…dal Giglio, con uno sguardo al recente passato

di Benedetta Parodi

Come e dove mi rivedrei in futuro? Questo, si può dire, è un quesito molto semplice da porsi, ma come tutte le domande ha sempre quel pizzico di dubbio che ti fa rimanere lì fermo a pensare.

Mi siedo su uno scoglio che accoglie con sguardo scettico la docile forza di quelle ondine delle 19:00 di sera, stanche e anche per certi versi annoiate della monotona giornata che sapranno sarà la stessa anche l’indomani. La mente diventa come un’autostrada trafficata ed inizio a pensare al periodo di chiusura completa (la quarantena), un tempo che cerchiamo sempre di più di allontanare da noi, come un uomo che cerca di scappare da un animale feroce, ma è così vicino che un solo errore potrebbe farcelo toccare.

È stato un periodo pieno di scoperte, di nostalgia per ciò che credevamo fosse nostro senza prezzo e ci ha fatto scoprire il vero lato delle persone, quello più diffidente. Mi viene infatti da paragonare questo lasso di tempo ad una cala: quei piccoli angoli di paradiso, con quelle acque limpide illuminate dai caldi raggi del sole, chiuse da grandi massi che poi vanno a dissolversi timidi verso le acque marine. Sono quei luoghi in cui sembra che il tempo non passi mai, ma in un solo schiocco di dita possono portare morte e tristezza.

Mi viene in mente questa rappresentazione, perché durante il periodo del virus io insieme a tutte le altre persone eravamo parte della cala. In questa infatti ci sono alghe, sassi, pesci rimasti intrappolati a causa della risacca e della corrente. Noi infatti siamo finiti in questa finta prigione di cristallo, da cui però tutti non sono riusciti ad uscire.

Le alghe che sono secche e immobili sul bagnasciuga rappresentano chi più fragile, più anziano,  ma anche meno prudente, non ce l’ha fatta, rimanendo lì, ammucchiato e omologato a tutti gli altri, lontano da un mondo fatto di freschezza e vita.

I pesci sia grandi che piccoli che sono riusciti ad uscire, sono coloro che hanno visto davanti ai proprio occhi ciò che era l’ignoto, ma con uno sforzo in più sono riusciti a tornare al presente (i superstiti).

Spesso durante il periodo del virus il “mare” non è stato sempre calmo, perché la sua forza ha causato numerosi movimenti e vittime.

Ma in seguito arriva quella calma, con le onde che danno origine a un suono ritmato e allo stesso tempo piacevole, accompagnato dalle cicale e dal cinguettio degli uccelli che fanno largo ad un periodo, “l’estate”, che si spera duri a lungo (per i suoi effetti).

Questa dell’isolamento è stata una grande difficoltà, ma bisogna sapere come ritrovare lo sbocco per la libertà.

Io in un futuro mi rivedrò proprio così, una parte quasi impercettibile che compone la caletta, che con tanta speranza vuole trovare un collegamento con il mare.

La cala come anche la vita ha sempre le proprie farfalle.

frammenti di pensieri

Onde di nostalgia

di Benedetta Parodi

Tanti paesaggi ci rimangono impressi nella mente, ma solo alcuni rimangono incastonati nel nostro cuore. In questo caso ho nel mio scrigno quello che si riesce a osservare dal giardino di mio nonno nelle giornate estive. Il verde, il caldo e l’odore immaginario della salsedine, formano un’orchestra sinfonica di odori, colori e suoni, tutto accompagnato dal cinguettio di merli e passerotti, felici dell’arrivo della calura estiva. Più lontano c’è quella goccia di mare, quasi una lacrima, avvolta dalle braccia unite e complici di due castelli da sempre in conflitto tra di loro, che si dissolve verso un offuscato orizzonte. Così è nata questa poesia…

Se apro la porta della mia mente
Come una luce nel buio si accende
Ricordo le grida, la gioia e il dolore
Di un luogo che è sempre caro al mio cuore.
Tra le foglie della fronda di un ulivo
Vedo il mare, sempre calmo e poco reattivo
Tra quelle sue ondine illuminate dal sole
C’è in loro un linguaggio da decifrare.
In lontananza con molta cautela
Delle barchette bianche si avvicinano gonfiando la vela
Così piccole e minute
sembrano divorate dalle mie mani nude,
Ci sono poi due castelli
Alti, maestosi e un tempo fra lor ribelli
Nel grigiore del paesaggio invernale
Si guardano ancora con fare rivale.
Solo il mare tra le sue onde
Quanti segreti ancora nasconde
Quanti misteri potrebbe svelare
Se solamente potesse parlare.
frammenti di pensieri

I figuranti

di Benedetta Parodi

La finestra del mio balcone
è come una grande televisione
ogni momento della giornata
offre una serie inedita e spensierata
delle abitudini delle persone
che si alternano a ripetizione.
Ciascuno ha propri comportamenti
per evitare gli assembramenti,
un inquilino ad esempio è un romano
un tipo brutto anche un po' strano
tutto il giorno è silenzioso
ma si risveglia alla sera molto focoso
con l'odore di fumo, la musica e il vino
riesce a svegliare anche il vicino.
La signora del secondo piano
ogni mattina in modo un po' arcano
inforca veloce la sua bicicletta
per fare un giro di solo un'oretta.
C'è poi un tipo avanti con gli anni
i capelli lunghi e sportivo nei panni
che ha preso la strada per un camposcuola
scatta, corre, fa i 200 metri e si riposa.
Gente un po' strana nell'ala est
ma ora vediamo chi sono i "the best": 
al primo posto c'è una zia
piena di grinta e di allegria
che affacciandosi al balcone
grida e schiamazza a tutto il "rione".
Proprio davanti c'è una villetta
ampia, graziosa e con tanta erbetta,
è abitata da due signorotti
di mezza età e un po' grezzotti
che avidi di parlantina
drizzano le orecchie alla vicina.
Questa affacciata al suo balcone
stende il bucato con gran dedizione
garbata nei modi e nelle parole
richiama all'ordine tutta la prole.
Anche il cane le presta attenzione
quando sente pronunciare il suo nome.
In questi giorni di privazione
la casa è diventata la mia distrazione
in un alternarsi di discorsi e risate
ha reso piacevoli le mie giornate.
articoli

Un soffio di magia

di Benedetta Parodi

Suona la campanella delle 10,00…nel corridoio della scuola si iniziano a vedere finti “dei” che cercano di risistemarsi qualche ciuffo o fare migliorie ai loro oggetti per far risaltare il proprio potere. Ma non c’è solo questa frenesia: nessuno riesce a immaginare che trasformazioni si stiano verificando all’interno di ogni classe. Come vere e proprie scatole magiche le aule ospitano esperti truccatori e parrucchieri che riescono a dare vita ai personaggi più disparati. Viene finalmente acceso il microfono e la voce del rappresentante d’istituto dice quel SIAMO PRONTI PER INIZIARE, atteso con trepidazione. Le porte si aprono per magia, trasportate da un soffio di vento, escono i concorrenti che come buoni condottieri cercano di tenere alta la fama della propria classe.

Partendo dai nuovi arrivati al liceo si sono esibiti i “Viceversa” di IV A che hanno fatto un omaggio con la loro sfilata alla canzone di Francesco Gabbani, ex alunno del Repetti, mentre la IVB, compatta, ha messo in scena il video gioco di Super Mario, accompagnata dal vivo dal suono del sassofono; sono sfilati i buoni (Mario, Luigi, Peach e Daisy), i cattivi (Wario, Waluigi, Bowser), i neutrali e i Toad. La scelta della V B ginnasio è ricaduta su un nutrito gruppo di divinità, con una rilettura in chiave moderna: infatti si trattava più che di un Olimpo di un Trasholimpo. Ogni ragazzo del gruppo con un proprio abito e accessorio (dalla mela alla più bella, all’alloro, all’arco, alla cetra…chi più ne ha più ne metta) hanno dato vita alle icone dell’Olimpo greco: chissà se gli stessi Greci avrebbero apprezzato! C’erano Zeus, Poseidone, Eros, Dioniso, Apollo, Ares, Era, Atena, Afrodite, Artemide, Persefone e Eris, un pantheon molto rappresentativo…

La V A si è invece ispirata all’attualità e al mondo dello spettacolo con il recente Festival di Sanremo. Uno dei personaggi più discussi della kermesse, Achille Lauro, ha riscosso grandi applausi dal pubblico, per il coraggio nell’imitazione e per il trucco, curato nei minimi dettagli. Allo stesso modo Bugo e Morgan hanno fatto rivivere quel momento di litigio tra i due, camuffato in parte dalla musica.

Passando ad una scelta di carattere storico con “Good morning, Vietnam” Gianluca Panzera e Leonardo Marselli di III B hanno dato vita ad un momento in stile cinematografico. Ironica invece la recitazione di un gruppo di alunni di III A: il cast del programma tv “Uomini e donne” di Maria de Filippi, con la padrona di casa, l’opinionista Tina Cipollari, un tronista ed alcune corteggiatrici, la cui spontaneità e leggerezza hanno dato quasi l’impressione di essere nello studio di Cinecittà durante un acceso “dibattito”.

In ogni Carnevale che si rispetti però non possono mancare i personaggi dedicati a fiabe e cartoni animati, classici e moderni. In questo caso Patrick (Irene Lucetti) e Spongebob (Sara Bui) ci hanno fatto fare un tuffo negli abissi della nostra infanzia, ballando sulle note della sigla e in mezzo ad una nuvola di bolle di sapone; Cappuccetto Rosso (Riccardo Musetti) e la nonna (Giulio Simonelli) sono stati attori di una chiave più tranquilla e meno violenta della storia, con lancio di caramelle finale.

Non meno d’effetto il gruppo misto di “Pulp fiction” (Mirko Vario, Matteo Lugeri, Alessia Paffici e Gianluca Biggi) con il celebre balletto tra John Travolta ed Uma Thurman.

Alla fine, dopo grandi attese, esitazioni ed applausometri, si è svolta la finalissima a 6 tra: “Good Morning, Vietnam”, “Spongebob e Patrick”, “Sanremo”, “Uomini e Donne”, “Pulp fiction”, “TrashOlimpo”.

La giuria, composta dalla Prof.ssa Silvia Barbieri, dalla Sig.ra Rita Bertagna e dagli alunni Alice Caleo (I B liceo) ed Edoardo Rossi (II A liceo), ha assegnato ben quattro premi:

Miglior attore Gianluca Panzera in “Good Morning, Vietnam”

Miglior costume trash “Sanremo”

Miglior scena “Pulp fiction”

Miglior costume “Spongebob e Patrick”

Il Carnevale è una guerra pacifista, si combatte per la vittoria ma in fondo siamo tutti alleati.

recensioni

“Medea. La donna, la madre, la straniera”, recensione

di Benedetta Parodi

Medea, il dramma di una donna che a causa del suo dolore ha ucciso le persone a lei più care. Lo spettacolo “Medea. La donna, la madre, la straniera”, incentrato sulla storia di questa donna barbara e maga, è stato messo in scena da ragazzi come noi, o appena più grandi, studenti di scuola superiore o universitari che in maniera molto disinvolta sono riusciti ad entrare nell’animo di personaggi molto lontani dal nostro tempo.

Medea è una donna che ha dato tutto per il proprio amore, arrivando anche a compiere gesti estremi come quello di uccidere il fratello. Una donna che ama e che continuerà ad amare, ma torturata dall’oltraggio del marito che la tradisce con la giovane figlia di un re, per motivi di prestigio e non d’amore. Il suo cuore è infranto e nemmeno il sentimento che prova per i propri figli riesce a calmare la sua ira funesta, che si nasconde sotto una chioma di folti capelli e la corazza di una donna barbara. Cerca in qualsiasi modo di non uccidere i propri figli, ma il desiderio di non farli vivere in un mondo disonesto e falso sovrasta il suo senso di maternità.

impressioni di viaggio

…dal viaggio studio a Edimburgo

di Sofia Antonioli, Fabio Baldelli e Benedetta Parodi

Le impressioni di Sofia

Il viaggio studio è un’esperienza fantastica che consiglio a tutti. Questo era il mio primo anno e la meta è stata Edimburgo, capitale della Scozia. Devo dire che il viaggio è stato organizzato davvero bene e inoltre ho avuto la fortuna anche di capitare in una bella casa. Per chi non lo sapesse questi viaggi funzionano così: si vive in una famiglia locale, si va a scuola al mattino, al pomeriggio si fanno ogni giorno delle attività diverse e, se resta del tempo, si va in centro; poi la sera si ha anche la possibilità di tornare a scuola per stare un po’ tutti insieme e fare vari giochi di gruppo.

Siamo partiti domenica 8 settembre, la mattina, da Carrara per arrivare a Milano Malpensa e da lì abbiamo preso il volo; un ragazzo più grande ha avuto un problema con il documento di identità così non si è potuto imbarcare, ma per fortuna è riuscito a prendere un volo e ci ha raggiunto il giorno seguente.

Appena arrivati in UK siamo andati a scuola, dove ci aspettavano le varie famiglie per portarci a casa. Dal giorno successivo è iniziata la routine e dopo i cinque giorni di scuola ad ognuno dei partecipanti è stata riconosciuta una certificazione linguistica in base al livello raggiunto. Il sabato è stato invece occupato da una visita e dalla preparazione delle valigie…ahimé per tornare in Italia.

Per me è stata un’esperienza intensa e bellissima che mi ha fatto crescere, imparare a darmi degli orari, mi ha permesso di visitare un sacco di posti nuovi e soprattutto mi ha aiutato a parlare meglio una lingua straniera importante come l’inglese.

Le impressioni di Fabio

Durante l’anno scolastico 2018/2019 a noi alunni del liceo classico Repetti è stato proposto di partecipare ad un viaggio studio, organizzato dalla professoressa Luciana Tomassi. Meta scelta Edimburgo, capitale della Scozia. Avevamo l’occasione di vivere in una famiglia scozzese e di visitare una capitale, occasione che io ed altri quattro miei compagni di classe abbiamo deciso di non farci sfuggire.

E così l’8 settembre siamo partiti per un’avventura indimenticabile. Una volta atterrati ci siamo diretti in autobus verso la Mackenzie School of English, la scuola dove le mattinate seguenti avremmo avuto le lezioni di inglese. Ad aspettarci c’erano i nostri tutori, o come vengono definiti in inglese, i nostri “Host Parents”. Proprio lì il mio compagno Lorenzo ed io abbiamo conosciuto la nostra Host Mom, Nick, che nel corso della settimana si è rivelata essere una delle persone più dolci e gentili di tutta la Scozia. Casa sua era molto carina, Lorenzo ed io avevamo una bella stanza tutta per noi e non avevamo molte restrizioni da parte di Nick. Ci siamo trovati anche molto bene per quanto riguarda il cibo: non ci aspettavamo di trovare cibo così buono così lontano da casa. A parte quella volta in cui Nick ha cercato di uccidere Lorenzo offrendogli della pasta al pesto, contenente ingredienti che lo avrebbero condotto ad un destino fatale. Quando l’abbiamo informata lei, dopo aver imprecato ripetutamente, si è scusata molte volte con Lorenzo e gli ha subito preparato altro.

Andiamo per ordine. Il primo giorno è stato il momento di un test iniziale svolto da tutti gli alunni in modo tale da essere divisi per classi in base alla padronanza della lingua inglese. Successivamente sono subito iniziate le lezioni, che nel corso della settimana ho trovato molto interessanti e, a tratti, divertenti. Ogni giorno a scuola facevamo attività circa un certo argomento, come lo sport, i sogni, le storie, i modi di dire, gli spot pubblicitari e l’educazione. Questi ultimi due sono stati quelli che ho apprezzato maggiormente, perché nel primo ho avuto la possibilità di realizzare uno spot su una marca di crocchette di pollo frizzanti e di uccidere il mio prof. con un pollo, e nel secondo di fare una lezione-gioco sulla letteratura italiana ottocentesca in qualità di insegnante.

Ogni pomeriggio abbiamo fatto varie escursioni accompagnate da attività in inglese. Il lunedì è stata organizzata una sorta di caccia al tesoro nel cuore della città. Pochi sono riusciti a concluderla. Perché? Posso solo dirvi che ci siamo persi, ma la vera risposta rimarrà nei negozi del centro. Tra l’altro gli accompagnatori hanno ritrovato un tablet, con cui dovevamo svolgere l’attività, al negozio di Harry Potter, probabilmente si è perso anche lui!

Durante la nostra avventura, oltre ad aver esaurito il credito delle carte nei negozi, abbiamo visitato il Royal Botanic Garden, lo Scottish National Museum, il castello di Edimburgo, l’acropoli della città e la National Gallery of Modern Art. Inoltre giovedì gli accompagnatori ci hanno guidato in un Harry Potter Tour per la città, grazie al quale abbiamo potuto conoscere la storia di vari monumenti e di visitare un vecchio cimitero scozzese, dove J.K. Rowling si è ispirata per alcuni nomi dei protagonisti della saga. Sabato abbiamo visitato il monumento a Wallace a Stirling; ci siamo ritrovati a dover affrontare scale a chiocciola in pietra che sembravano non finire mai, ma siamo arrivati in cima alla torre, dalla quale si poteva ammirare un panorama grandioso. Proprio sulla torre è accaduto un episodio molto divertente: il mio compagno Federico ha fatto cadere le cuffiette bluetooth dell’Iphone dalla torre, le quali però sono rimaste appoggiate su di una canaletta di scolo in pietra. Le cuffiette erano irraggiungibili, o così credevamo, ma grazie ad un utensile speciale e alle lunghe braccia di Alessandro siamo riusciti a recuperarle. L’euforia era immensa. Ci siamo sentiti più felici di William Wallace dopo la vittoria allo Stirling Bridge.

Visitando questi luoghi abbiamo avuto l’opportunità di ammirare magnifici panorami, osservare varie opere d’arte e imparare molte cose nuove. Abbiamo avuto del tempo libero e ciò ha portato, già nel secondo giorno, ad un’esperienza unica con gli autobus: Lorenzo ed io purtroppo per tornare a casa siamo saliti sull’autobus sbagliato, perciò abbiamo dovuto fare un bel pezzo a piedi.

Per quanto riguarda le fredde serate edimburghesi le abbiamo passate a scuola, giocando e chiacchierando. Alcune però erano speciali: il giovedì sera infatti ci siamo cimentati nelle fatidiche danze scozzesi. Ne siamo usciti molto sudati ma molto compiaciuti. È stata una serata divertentissima, piena di risate, inciampi vari, gente altamente scoordinata e ragazzi in gonnellino, che si è conclusa con l’esibizione di un vero scozzese che suonava la cornamusa. Uno dei momenti migliori è stato proprio quando io ed altri compagni, accompagnati dalla musica, abbiamo indossato dei costumi tipici scozzesi.

Nel complesso abbiamo passato una settimana bellissima, alle prese con autobus, inglese, shopping e cibo.

Nick ci mancherà molto e non vediamo l’ora, un giorno, di poter ritornare a Edimburgo.

Le impressioni di Benedetta

Non sapere, non conoscere, essere piccola davanti a un luogo sconosciuto, a nuove opportunità, ad un nuovo viaggio. Questo era quello che provavo quando ero sull’aereo in direzione Edimburgo. Dall’alto le montagne grandi e maestose, ormai pronte per l’arrivo dell’inverno, mostravano i loro primi pizzetti bianchi sul mento ossuto e spigoloso.

Volo sulle nuvole, sono solo un puntino bianco immerso in un mare di grandezza; mi sento leggera e potente perché riesco ad essere più in alto di qualsiasi cosa.

Edimburgo è una città che al mio sguardo è infinita, ma in continua evoluzione come l’universo, coccolata dalle calde colline alle spalle e un freddo mare del nord davanti a sé. La completano le numerose casette costruite in serie ed alternate a luoghi verdi che sembra di essere in paradiso.

Vedute di Edimburgo dal Castello

Era la prima volta che senza i miei genitori andavo in un altro paese, in una nuova città dove il saper parlare era “il pane del giorno”.

Questa vacanza mi ha fatto crescere in tutti gli ambiti: culturale, relazionale, ma soprattutto nel credere più in me stessa sfruttando al massimo la mia memoria e la certezza sulle cose da svolgere. La vacanza da soli è come un salto dalla scogliera: all’inizio sei un po’ titubante, ma poi dopo esserti lanciato ti chiedi “Ma perchè non l’ho fatto prima?”

in fact the unknown is the sugar of the soul

(infatti l’ignoto è lo zucchero dell’anima)

impressioni di viaggio

…da San Vigilio di Marebbe

di Benedetta Parodi

Un passo dal cielo

Forse è più semplice trovare un luogo che ti accoglie e nel quale ti senti sicuro che sentirsi amati da qualcuno… La montagna è tutto questo, un insieme ordinato di sensazioni e cose che ti fanno sentire sempre a casa.

Quest’anno i miei genitori, da sempre amanti della montagna e delle camminate ad alta quota, hanno deciso come meta San Vigilio di Marebbe in Val Badia. Questa località è immersa in un parco naturale che la rende unica per il suo paesaggio. La settimana si è svolta in maniera veloce e divertente, anche se con qualche intoppo a livello del tempo.

Il verde intenso delle fronde degli alberi ricopre in modo uniforme tutte le anse della valle, facendola apparire agli occhi dei turisti, ma anche degli abitanti stessi, come un cuscino morbido e soffice che quando ti appoggi si raggrinzisce, ma mantiene sempre quell’inconfondibile calore ed una sensazione di eterna morbidezza.

Il lago di Braies

L’acqua azzurro cobalto, gli uccellini che intonano melodie differenti e le montagne, sempre alte e maestose, sono il quadro perfetto con tutti gli ingredienti che riescono a rendere un luogo affascinante, ma allo stesso tempo suggestivo. Gli archetti di legno chiaro attraccano nella speranza che qualcuno salga su di loro, per fargli scoprire l’immenso blu di questo lago. Ad ogni remata il colore sfuma fino a diventare blu notte; nel mentre il sole inizia a girare facendo specchiare le montagne. Invece il sentiero che circonda il lago è ricco di acque fresche che scendono dalle sorgenti e splendidi mirador che ritraggono il lago nella sua bellezza.

Fodara, camminata fino al rifugio

Un sentiero impervio ci accompagna verso quello che dovrà essere il rifugio nel quale sostare all’ora di pranzo. Ad ogni passo farfalle nere e rosse si muovono vorticosamente intorno ai fiori appoggiandosi per riprendere fiato. Il cammino immerso tra gli alberi ospita animali come ad esempio scoiattoli. Niente è più bello di quel panorama quasi fantastico che si presenta ad ogni curva, ogni spazio che c’è tra un ramo ed una foglia. Si sente il vento fischiare e le montagne che, come padrone, ti fanno arrivare alla meta dopo una lunga camminata tra salite e discese. Appena arrivati tutto è diverso…l’erbetta verde smeraldo ricopre come un tappeto vellutato la piccola insenatura con al centro il rifugio.

Gita al Passo delle Erbe

Il tempo cerca di imbrogliarci, ma la tenacia e la voglia di vedere posti nuovi superano la paura di trovarsi incontro ad un temporale. Ed eccoci in uno spazio piano dove un mare di verde ci avvolge. Il cammino è molto lungo ed è per questo che bisogna mettersi subito in marcia. Si vedono piccoli pezzi di roccia dove la forza della natura è riuscita a far crescere un fiore, una pianta o solamente qualche filo d’erba. I fiori ci accompagnano lungo il sentiero, per certi versi impervio e scosceso, che alla fine, però, ti porta sempre in un luogo nuovo e particolare.

Come diceva Walter Bonatti “Più alto si sale, più lontano si vede: chi più lontano vede, più a lungo sogna”. Perché la montagna riesce a farti ricordare e immaginare qualcosa di surreale o già noto.