riflessioni

Chi siamo noi

di Benedetta Parodi

Ma chi siamo noi? Questa è una domanda apparentemente semplice, che però in questo periodo è risultata causa di numerose contraddizioni ed opinioni diverse.

Siamo le macchie di un mondo che vuole cancellarci, levandoci con un solo gesto la nostra gioventù. Proprio quella che oramai è stata inglobata dalla tecnologia, prima un’amica, ora ciò che ci consente di aprirci uno spiraglio di normalità. Siamo le ombre di persone, che spavalde vivono solo l’attimo, calpestandoci, e non pensando al futuro di altri, senza sapere però che le ombre nella seconda parte della vita diventeranno più lunghe, toccando ciò che loro stessi non potranno. Ombre con la voglia di scoprire, dove ogni anno che passa non è un peso, ma serve per spronarci ad andare avanti.

Siamo i colpevoli innocenti di un male più grande di noi, che piano piano ci sta logorando, facendoci alzare ogni mattina, pensando non più a ciò che vorremmo fare, ma a ciò che eravamo. Un ricordo che infatti è troppo vicino per sentirne la nostalgia, ma troppo lontano per sfiorarlo solo un’altra volta.

Siamo i testimoni di una situazione che solo noi sapremo raccontare; vissuta da ragazzi graffiati dalla menzogna e rinchiusi tra il carcere delle proprie mura di casa, da dove vedevano sempre di più svanire la propria quotidianità, quasi come una tempesta dove si vedono le nuvole correre veloci senza mai fermarsi. Quella vita che fino a due giorni fa governavamo con una mano, come padroni del mondo, e che rendevamo alla nostra portata con un solo schiocco di dita, ora sembra un miraggio, che ogni volta che ci si è vicino, subito svanisce.

Siamo anche quella lacrima carica di dolore e tristezza che ogni volta cerchiamo di trattenere ed asciugare per evitare che scendendo riapra ferite che non sapremmo più come ricucire.

Questi siamo noi, splendidi puzzle carichi di vita ed emozioni a cui piano piano stanno togliendo il bordo. Spero che il mondo riesca a riscoprirli dentro una stanza buia e a valorizzarli, facendoli tornare al loro aspetto migliore.

frammenti di pensieri

La sera di Natale

di Benedetta Parodi

 È arrivato il Natale
 finalmente…..meno male!
 E tra feste e tradizioni
 ci scambiamo strenne e doni.
 Nella casa addobbata
 che abbia inizio la parata
 col via vai dei parenti
 che si abbracciano contenti.
 Sulla tavola imbandita  
 questo sì, con gran fatica,
 tutti pronti per mangiare
 il cenone di Natale,
 e tra un pandoro e un panettone
 non può mancare il torrone  
 un bicchiere di vin santo  
 con cui ha inizio un bel canto.
 Poi quasi per magia  
 cala lenta l’allegria  
 e ad uno ad uno i commensali
 si adagiano sui guanciali  
 di un comodo divano
 dove scivolano piano piano…
 Il silenzio viene rotto  
 tutto ad un tratto da un gran botto
 “chi vuol fare una tombolata?”.
 È la zia tutta agitata.
 Tra cartelle e tombolini
 sono pronti grandi e piccini
 ma nel bel mezzo dell’estrazione,
 c’è chi per troppa concitazione  
 grida già: “ ho fatto io!”
 “il terno è mio !”
 Mamma mia che confusione  
 a rileggere il cartellone  
 tutti attenti ai numerelli  
 per capire se son quelli.
 Si conclude così la serata
 tra un bicchiere e una risata,
 aspettando l’Epifania
 che ogni festa si porta via.
 
 
Calendario dell’Avvento 24 Dicembre 2020 – Καλά Χριστούγεννα

frammenti di pensieri

Solidali

di Benedetta Parodi

Sarà forse in questo tempo,
 così frenetico ed irruento,
 che ogni tanto dovremmo pensare
 di fermarci ad osservare
 chi incrociamo nel nostro cammino,
 per pochi istanti o per tutto il destino.
 Può essere un vecchio oppure un bambino,
 un estraneo o un nuovo vicino
 un amico o un famigliare
 ogni occasione diventa speciale!
 Per allungare anche solo una mano,
 a chi inciampa andando lontano.
 E così, la strada della vita,
 a volte in piano a volte in salita
 si tingerà di nuovi colori,
 quelli che allietano i nostri cuori
 che ci colmeranno di felicità
 se ci abbandoniamo alla solidarietà.
Calendario dell’Avvento 17 Dicembre 2020 – ϕιλανϑρωπία

frammenti di pensieri

L’amore

di Benedetta Parodi

 Se fosse una canzone
 sarebbe quella vincente
 che senza ricevere premi
 incanterebbe tutta la gente.
  
 Se fosse una pozione
 sarebbe di certo scritta
 in qualche manoscritto
 rinchiuso in una soffitta.
  
 Se invece fosse un fiore
 il suo nettare profumato
 come una nuvola impalpabile 
 inebrierebbe tutto il prato.
  
 Ma sarà poi corretto
 usare il congiuntivo
 per un sentimento
 da sempre così vivo?
  
 Ne parlano poeti, artisti, scrittori
 che con le loro opere 
 allettano i nostri cuori.
  
 C’è chi senza pretese 
 ne ha fatto un movimento
 definendolo “cortese”
 nel proprio atteggiamento.
  
 E allora non sarà per caso 
 se dopo duemila anni
 siamo qui ancora a ricreare i panni 
 di chi ha deciso di nascere
 solo per amore
 nel posto più freddo 
 per riscaldarci il cuore.
   
Calendario dell’Avvento 14 Dicembre 2020 – ἀγάπη 
frammenti di pensieri

La speranza del Natale

di Benedetta Parodi

 Anche quest’anno puntuale
 sta arrivando il Natale,
 e se l’atmosfera è già di festa
 non è quella della testa.
 Dopo mesi di restrizioni
 al via le nuove condizioni,
 che ci permetteranno di festeggiare
 senza poterci ancora abbracciare.
 È così che a distanza  
 ciascuno brinderà nella propria stanza:
 in aiuto la tecnologia  
 per spazzare la malinconia,  
 ed augurare cose belle
 ed insieme “rivedere le stelle”.
 
 
Calendario dell’Avvento 8 Dicembre 2020 – ἐλπίς
riflessioni

Gli amici

di Benedetta Parodi

Gli amici

La parola “amico” da sempre è usata da noi ragazzi con una funzionalità simile a quella dell’articolo, in qualsiasi discorso, davanti a ogni parola. Si può dire che spesso si usa e abusa senza ricordarsi però che l’amico è la spalla che ti sorregge, ma può anche diventare la buca che ti fa inciampare.

Ho uno splendido ricordo legato alle ultime giornate di luglio, con un oggetto per certi versi banale, ma che riesce ad unire ed attrarre molti cuori.

L’acqua calda e cristallina delle 15:00 del pomeriggio che allarga le sue braccia per accogliere chi più timido o poco attento nel suo inconscio vorrebbe giocare. Vedo tra le onde il sorriso di uno spirito silente, uno spirito libero che si materializza con un pallone che vola e passa da una mano all’altra.

Questo rappresenta quasi un contatto a distanza con chi è davanti a me, quasi come una stretta di mano virtuale. Passano pochi minuti e il cerchio composto da quattro persone diventa sempre più grande quasi a formare un occhio ricco di una gioventù che vuole toccare l’infinito. Qui inizia il momento più bello. In questa nostra campana trasparente si iniziano a studiare gli sguardi e le mosse degli avversari, che in certi casi possono diventare alleati o nemici.

Forse è questo il momento più bello che ho passato;  lo studiare in quegli occhi di ghiaccio, piccoli per il sale, complicità o vendetta.

sonetti

Il mare blu, autunnale e solitario

di Benedetta Parodi

 Il mare blu, autunnale e solitario
 che fa del rumore il proprio silenzio,
 come te lotta i mostri del calvario 
 che fanno del pericolo l’assenzio.
  
 Sfogliando le pagine del diario,
 riaffiori nei pensieri te Venanzio
 di platonico amore immaginario 
 dissoltosi nel tempo e nello spazio.
  
 Ho amato e ricercato quel sorriso,
 ho amato la tua dolcezza finta,
 ho amato quell’assente debolezza.
  
 I discorsi, un falso Paradiso
 per l’illusione, quella ora respinta
 si sono dissolti con amarezza. 
frammenti di pensieri

L’aquila

di Benedetta Parodi

Effimera e candida sorvola le Alpi
In cerca della propria preda
Gioca sfidando il vento, maestro dell’impossibile,
Vuole vincere il finito
Sbatte, gira, si impenna, si appoggia
Sulle sue certezze,
Si siede sulla sua storia vissuta
Ma subito fissa con lo sguardo
Chi andrà su un’altra sponda
Con quegli occhi di acciaio azzurro
Calamite da seguire.
bela me Carara, In punta di lapis

Carrara, scrigno di segreti

Schizzo di Marta, testo di Benedetta Parodi

Molti turisti arrivano nella nostra zona con lo sguardo annebbiato dalle apparenze e succube delle banalità, identificando Carrara solo come luogo dal duplice paesaggio. Davanti un mare azzurro che diventa sempre più scuro all’orizzonte, e che giovane e saggio ulula; alle sue spalle ecco le montagne, vecchie per il dolore inflitto che piano piano sta raggiungendo anche il cuore. Nessuno però si accorge o per certi versi mette in secondo piano quelle bellezze senza tempo, timide e sopraffatte da ciò che è più prepotente ed ottiene maggior importanza.

Una di queste è il duomo, cuore pulsante della città. In lui si riescono a osservare ancora le giovani rughe di un capolavoro costruito grazie al sudore di chi è riuscito a prendere la materia prima: il marmo. Questo bianco intenso che ti abbaglia all’ora di punta fa da riflettore su un mondo che si sta scordando di lui.

Davanti sulla cima il rosone sembra quasi un occhio, vigile e spettatore di ciò che è successo fino ad ora, vedendo il male afflitto agli uomini e il bene da essi conquistato (se solo potesse parlare potrebbe dirci cosa fare). Con i suoi intarsi di marmo è chiuso in maniera ermetica dalle colonne con capitelli minuziosamente lavorati, opere di ingegneria ed arte quasi sovraumana. Tutto si può fare… basta tenacia e determinazione.

Sotto invece un piccolo portone, annebbiato dalla bellezza e dal bianco del monumento, accoglie chi vuole rivivere e risentire dentro di sé le vibrazioni di un passato ormai dissolto.

Dietro le montagne, giovani del passato e avi del presente, che coccolano il loro orgoglio. Lo proteggono con audacia e resilienza contro il vento e le tempeste. Un giorno si dissolveranno e lasceranno come testimonianza lui, il figlio del padrone.

Carrara uno scrigno di segreti.