fantasie ecologiche, NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

“There is a pleasure in the pathless woods” – Ottava parte

Emma: è vero,  e invece riconoscere il valore di un luogo viene spesso interpretato come occasione per approfittare  di quel  luogo per arricchire qualcuno.. (di nuovo davanti al quadro di Turner), senti Alex, a me il mare di nuvole in tempesta ricorda un altro poeta romantico, lo conosci (sfoglia il libro dei poeti romantici che ha in mano)… Samuel Coleridge la ballata dell’antico marinaio.. la natura che si ribella al tentativo umano di sottometterla.. e diventa “supernatura”, sovrannaturale.

Alex: l’antico marinaio.. ma quel balordo che inaspettatamente e senza un vero motivo uccide l’albatro, l’uccello del buon auspicio? vuoi vedere che esce fuori anche lui?…e infatti…

And a good south wind sprung up behind;
The Albatross did follow,
And every day, for food or play,
Came to the mariners’ hollo!
 
In mist or cloud, on mast or shroud,
It perched for vespers nine;
Whiles all the night, through the fog-smoke white,
Glimmered the white moon-shine.»
 
«God save thee, ancient Mariner!
From the fiends, that plague thee thus!—
Why look’st thou so?» —With my cross-bow
I shot the Albatross    
 
The sun now rose upon the right:
Out of the sea came he.
Still hid in mist and on the left
Went down into the sea.
 
And the good south wint still blew behind,
But no sweet bird did follow,
Nor any day for food or play
Came to the mariners’ hollo!
 
And I had done a hellish thing,
And it would work ’em woe:
For all averred, I had killed the bird
That made the breeze so blow. 
 
Ah wretch! said they, the bird to slay,
That made the breeze to blow!
 Nor dim nor red, like God’s own head,
The glorious Sun uprist:
 
Then all averred, I had killed the bird
That brought the fog and mist.
’Twas right, said they, such birds to slay,
That bring the fog and mist.
 
The fair breeze blew, the white foam flew 
The furrow followed free;
We were the first that ever burst
Into that silent sea.
 
Down dropt the breeze, the sails dropt down
’Twas sad as sad could be;
And we did speak only to break
The silence of the sea!
 
All in hot and copper sky,
The bloody Sun, at noon,
Right up above the mast did stand,
No bigger than the Moon.
 
Day after day, day after day,
We stuck, nor breath nor motion;
As idle as a painted ship
Upon a painted ocean.
 
Water, water, everywhere,
And all the boards did shrick;
Water, water, everywhere,
Nor any drop to drink.
 
The very deep did rot: O Christ!
That ever this should be!
Yes, slimy things did crawl with legs
Upon the slimy sea.
 
About, about, in reel and rout
The death-fires danced at night;
The water, like a witch’s oils,
Burnt green, and blue, and white.
 
 And some in dreams assured were
Of the spirit that plagued us so;
Nine fathom deep he had followed us
from the land of mist and snow.
 
And every tongue, through utter drought,
Was withered at the root;
We could not speak, no more than if
We had been chocked with soot.
Ah! well a day! what evil looks
Had I from old and young!
Instead of the cross, tha Albatross
About my neck was hung.
Base musicale di accompagnamento a Coleridge


Emma: la natura  che  ammonisce  l’uomo al rispetto e alla salvaguardia dell’ambiente, in fondo anche oggi con quello che succede, alluvioni, riscaldamento globale, non siamo forse avvertiti di cambiare rotta?

La Ballata dell’Antico Marinaio

Traduzione a cura di C. Aliboni, I. Lucetti, C. Sanguineti

Ed un buon vento che proveniva da sud, soffiava da dietro e l’albatro ci seguiva, ed ogni giorno, per cibo o per gioco, richiamato dai marinai, veniva a bordo. Con nuvole o foschie, per nove sere, sulla sartia o sull’albero sostava; e nella notte, il baglior della luna tra la nebbia fumosa luccicava. “Che Dio ti salvi, vecchio marinaio, dai demoni che tanto ti tormentano! Perché guardi così?” “Con la balestra quell’albatro ho trafitto ed ammazzato”. Il sole ora sorgeva sulla destra: sorgeva dal mare, da foschia velato, ed a sinistra in mar si rituffava. Il buon vento di sud ancor spirava, non ci seguiva più quel caro uccello, e mai più, né per cibo, né per gioco, dai marinai chiamato, venne a noi. Qualcosa avevo fatto di infernale che avrebbe ai marinai portato male: infatti ognun diceva chiaramente che avevo ucciso io quel caro uccello che faceva spirar l’amica brezza. “Malvagio” dissero, “ammazzar l’uccello che faceva spirar la buona brezza!” Né pallido, né rosso, ma maestoso come lo stesso Dio, s’alzò il sole. Allor tutti affermarono che bene avevo fatto ad ammazzar l’uccello il quale nebbia ci portava e bruma. “Giusto!” dissero “uccider quegli uccelli che portan solo nebbia e foschia”. Dolce brezza spirava e bianca spuma volava, e un solco libero seguiva; in quel silente mar giungemmo primi. Cessò la brezza, caddero le vele, peggio, davvero, non poteva andare. Noi parlavamo solo per spezzare il silenzio profondo di quel mare! In un torrido cielo color rame il sole rosso-sangue, a mezzogiorno, grande quanto la luna, si vedeva a picco star sull’albero maestro. Per giorni e giorni rimanemmo fermi: né alito, né vento; tutti inerti come nave dipinta in mar dipinto. C’era acqua dappertutto, solo acqua, si aggrinzivano le assi della nave, c’era acqua dappertutto, solo acqua, per dissetar, però, neppure un goccio. Il profondo del mare imputridiva: O Cristo! Questo poi non ci voleva! Esseri limacciosi, con le zampe, su marcio mare avanzavano lenti. E nella notte, tutt’intorno, in ridde vorticose, fuochi fatui danzavano: e l’acqua, come l’olio della strega, rossa, azzurra bolliva e anche bianca. E qualcuno, nel sogno, fu avvertito che uno spirito ci perseguitava; questo la nostra nave aveva seguito, a nove braccia di profondità, dalla terra di neve e di foschia. Ed ogni lingua, per secchezza estrema, inaridiva proprio alla radice; neppur parlare più noi potevamo come se da fuliggine affogati. Ah! Che bel dì! Oh! Quali atroci sguardi da giovani e da vecchi io ricevevo! Invece di appendervi la croce, l’albatro mi fu appeso intorno al collo.