fantasie lessicali

Positivo

di Alissa Vacca

Enzo Positivo andò in ufficio e raggiunse il suo cubicolo. Scostò la sedia dalla scrivania e si lasciò cadere pesantemente su di essa. Si sentiva particolarmente stanco e spossato come se qualcuno gli avesse aspirato via la forza vitale. Da giorni una sensazione strana gli attraversava le ossa, una sensazione di… inutilità, come se il suo lavoro non fosse più richiesto.  

– Buongiorno Enzo -. Sentire il suo nome lo costrinse ad alzare lo sguardo per scoprire chi lo aveva chiamato.  

Jack Felice si sedette nel cubicolo accanto al suo, col suo solito modo di fare… beh, felice. – ‘Giorno – borbottò in risposta. – Ehi, c’è qualcosa che non va? – chiese l’amico che aveva notato un comportamento strano.  

I due si conoscevano da molto tempo: sin da quando i terrestri “inventarono” i termini “felice” e “positivo”, lavoravano nel reparto Italiano dell’Allegria, insieme a tutti i termini italiani che esprimevano qualcosa di bello o gioioso.  

Tutti i giorni, tutto il giorno, tutte le parole dovevano lavorare. Il lavoro era sempre lo stesso: supervisionare la Terra. Tutti i giorni, tutte le parole dovevano presentarsi al loro cubicolo perché gli umani potessero usarle e per donare la capacità di parlare ai neonati, infatti la puntualità era molto importante, a volte capitava che per un ritardo un bambino nascesse muto. 

Il loro mondo funzionava così. Nonostante fosse molto lontano dal pianeta Terra (o dall’universo in cui abitava in realtà), dipendeva totalmente da esso. Era nato da lui e senza morirebbe; se il Mondo delle Parole morisse nessun abitante di qualsiasi altro mondo sarebbe capace di parlare. Non il Mondo dei Vestiti, non il Mondo dei Colori, non il Mondo Primo (la Terra).  

Ogni parola assumeva il carattere del suo nome, Enzo Positivo era una parola positiva e felice normalmente, incapace di guardare il lato negativo di qualsiasi cosa, ma quel giorno non si sentiva in sé. Non si sentiva felice, speranzoso e baldanzoso. Qualcosa in lui non andava ma non riusciva a capire cosa.  

– C’è qualcosa che non va Enzo? – chiese di nuovo Jack, senza un briciolo di preoccupazione nella voce. Ovviamente non è preoccupato, pensò Enzo, il suo nome è Felice, non Preoccupato. 

– Sì… cioè no – rispose – tutto a posto – disse sorridendogli.  

– Ah bene, mi sembravi pensieroso, ma era strano visto che, sai, tu non pensi mai – disse il ragazzo sempre sorridendo e guardando lo schermo davanti a lui. Enzo corrugò le sue sopracciglia castane. Si sentiva… offeso? Preso in giro? No impossibile, si disse. Quelli non erano sentimenti per lui. Non erano i sentimenti fatti per Enzo Positivo. Semmai erano per Carla Offesa. Eppure il commento dell’amico lo aveva in qualche modo turbato, anche se Jack lo aveva detto senza peso.  

– Ehm ok – rispose semplicemente, consapevole di avere un’espressione disgustata sul volto. 

Anche quella giornata era finita. Finalmente si ritrovò a pensare Enzo. Gli era sempre piaciuto il suo lavoro, ma in quel momento non ricordava perché: doveva solo stare davanti a un computer (che mostrava quali conseguenze aveva il suo lavoro sulla terra) e cliccare un pulsante (ma non tenerlo premuto!) di cui non conosceva neanche la funzione. Come faceva a piacergli il suo lavoro? Aveva sempre pensato positivamente riguardo ad esso, ma ora non ci riusciva più. 

Cosa gli stava succedendo? 

Enzo Positivo si alzò e velocemente si vestì: si mise i suoi soliti jeans, una t-shirt e l’immancabile impermeabile beige. A passo svelto si diresse verso l’ufficio. Era un po’ in ritardo. 

Corse dentro e salì i gradini a due a due. Quando raggiunse il suo piano si trovò davanti una scena inaspettata. 

Due figure stavano togliendo la sedia dal suo cubicolo, la targhetta con il suo nome inciso, il computer. 

I due erano completamente vestiti di grigio e anche la loro pelle aveva una tonalità dello stesso colore. Non erano parole, ma un’altra specie. Enzo ne aveva sentito parlare ma non li aveva mai visti. 

– Che sta succedendo? – chiese allarmato mentre si avvicinava alle due figure, che però, impassibili, non risposero, ma continuarono semplicemente a spostare le sue cose.  

Uno dei due alzò lo sguardo. I suoi occhi erano di ghiaccio, completamente vuoti. Quando incontrarono quelli di Enzo ebbe un brivido come se qualcosa di viscido gli avesse toccato la schiena. 

– Alba Sovrana vuole vederti – disse con una voce atona che non lasciava passare alcun sentimento, come se non ne avesse mai provati prima.  

– Alba Sovrana? – ripeté stupefatto. Alba Sovrana era il capo del reparto italiano di tutte le categorie di parole. Lei non voleva mai ricevere nessuno. Beh, quasi nessuno. – Perché? – domandò, quasi intimorito – Non gliel’ho chiesto. Seguimi! –

Positivo eseguì l’ordine e seguì quella parola, no, non è una parola, ricordò a se stesso.  

Raggiunsero l’attico del palazzo. Una porta di vetro dava sull’ufficio di Alba. All’interno una donna dai capelli rossi stava guardando dalla finestra la città sottostante, dando le spalle alla porta dell’ufficio.  

– Mia signora – disse l’essere per farsi notare da lei, che elegantemente si voltò. Fece un sorriso rassicurante a Enzo prima di invitarlo a entrare – Prego entra, abbiamo delle cose di cui parlare -. Lui fece quello che gli era stato chiesto e, in seguito a un segno di permesso della donna, si sedette su una poltroncina.  

– Perché mi ha convocato? – domandò, diretto ma educato. La donna si sedette di fronte a lui prima di iniziare a parlare – Sai qual è il significato del tuo nome, signor Positivo? – 

– Certo che lo so, significa speranzoso, è uno dei significati buoni, infatti vengo dal reparto Allegria… –  

– Sai tutti i significati del tuo nome? – l’uomo ci pensò su ed esitando rispose: – Suppongo di no ma… a chi importa? Io rappresento solo il significato principale del mio nome – 

– Esatto. – annuì – Ma il principale significato del tuo nome sta cambiando, il Mondo Primo sta attraversando una pandemia e non usano più la parola positivo… in quel senso – spiegò.  

– E allora in quale? – domandò confuso – Quando un umano contrae il virus che ha causato questa pandemia risulta positivo al virus, le persone comuni iniziano ad odiare quella parola e tendono a usarla sempre meno. Adesso si usa principalmente per parlare del virus. Il primo significato della tua parola Enzo, sta morendo! – 

Il primo significato…sta morendo

Aveva sentito parlare di parole morte, ma mai di parole di cui un solo significato muore. Quali conseguenze avrebbe avuto su di lui? 

– Quindi? Cosa succederà? Perché stavano togliendo la mia roba dal mio cubicolo? – domandò.

– Verrai spostato di reparto – 

– Cosa?! – non poteva crederci. Alba si morse il labbro – Andrai nel reparto della sanità, buona fortuna – concluse e si alzò, rivolgendosi nuovamente alla finestra. – Sarà permanente? – chiese sconvolto, confuso su ciò che sarebbe successo. 

– Non lo so, ma… ricorda che non è solo la Terra a cambiare il nostro mondo, anche il Mondo delle Parole, se lo vuole, può fortemente influenzare la Terra, tu solo… sii positivo! –   

Se ne andò sotto il suo ordine e seguì l’essere grigio fino al reparto Sanità per sedersi alla sua nuova postazione.  

Il lavoro era appena iniziato. 

Si annoiò. La giornata stava diventando molto pesante e noiosa, non solo perché il suo nome aveva cambiato significato, ma perché l’atmosfera era molto più tetra e seria di quella che c’era in reparto Allegria. E gli mancava Jack, anche se l’ultima volta era stato sgarbato con lui.  

Continuò a schiacciare quel grande pulsante rosso davanti a lui con monotonia, poi sentì uno strano rumore che lo fece voltare di scatto. Davanti a lui stava un ragazzo vestito all’antica.  

– E tu chi sei? Dovresti essere alla tua postazione… – disse Enzo. Il ragazzo sembrava non capire che si stesse riferendo a lui, allora insistette: – Ehi, dico a te!-. 

Maria Farmacia lo guardò stranita prima di riconcentrare il suo sguardo sul computer di fronte a lei. 

Il ragazzo si voltò verso Enzo e spalancò gli occhi, stupefatto -Tu… tu puoi vedermi? – domandò con la sua voce giovane. – Certo che posso vederti! – disse come se fosse ovvio. 

– Oh, non è un buon segno amico… – proferì mentre squadrava l’uomo in impermeabile.  

– Perché? Qual è il tuo nome? –

– Io sono Luca. Luca Ligiare – rispose. Enzo non aveva mai sentito quel nome. Era confuso. 

– Sono una parola morta – spiegò. 

Il primo significato…sta morendo. Gli ritornarono in mente le parole di Sovrana. 

Guardò il pulsante di fronte a lui, l’artefice di tutti i suoi dubbi. – Tu sai a che cosa serve il pulsante? – chiese a Luca. Il ragazzo puntò lo sguardo sul grande oggetto scarlatto che si trovava sulla piccola scrivania.  

– Sì, a dire il vero – disse – serve per dare la possibilità agli umani di usare la tua parola, cliccandolo un certo numero di volte loro potranno usare la tua parola un certo numero di volte, ma se tu ti distrai, come stai facendo adesso, la useranno di meno e utilizzeranno altri sinonimi. Ma a volte non importa quanto tu prema il pulsante, le persone smettono di usarti lo stesso e… diventi come me! – spiegò, un po’ malinconico. 

– Cosa succede se lo tengo premuto? –

– Infrangi una delle regole basi –

– E quindi? – 

– Beh, non lo so, c’è solo un modo per scoprirlo… – 

Entrambi guardarono il pulsante per svariati secondi prima che Enzo Positivo abbassasse la mano su di esso. 

Lo tenne premuto. 

Aspettarono qualche secondo. – Quindi? – Luca come un bambino impaziente – Non è successo niente, mi aspettavo qualche catastrofe –

– Aspetta, guarda – puntò il dito sullo schermo davanti a lui.  

In poco tempo il numero dei positivi sulla terra crebbe a dismisura.  

Ricorda che non è solo la Terra a cambiare il nostro mondo, anche il Mondo delle Parole, se lo vuole, può fortemente influenzare la Terra. 

Le parole della Sovrana gli ritornarono in mente vivide come non mai.  

– Ho capito! – disse alzandosi in piedi di scatto. 

– Io devo tenere premuto il pulsante! – esclamò, quasi urlando.

– Ehm, sei sicuro? Non mi sembra che l’ultima volta abbia giovato molto agli umani – disse la parola morta. Stava facendo ironia? 

– Sì, questa volta avevo sbagliato pulsante… so cosa devo fare – corse verso l’uscita di quel reparto e si diresse al reparto Allegria. Percorse la strada familiare che lo condusse alla sua vecchia postazione. 

– L’umanità ha solo bisogno di una grande dose di positività! – 

…Sii positivo 

Calò la mano sul pulsante. 

Lo tenne premuto.