NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

#classiciantivirusNNLC

Seneca, De tranquillitate animi, 4, 5-7

Lettura a cura di Giada Bernabé

“Che ne diresti di voler militare solo come generalissimo o come tribuno? anche se altri terranno la prima linea, e la sorte ti avrà posto fra i triarii, di là combatti con la voce, con l’incitamento, con l’esempio, e con il coraggio: anche con le mani tagliate trova modo di soccorrere i suoi colui che resiste e aiuta con il suo grido. Tu fai qualcosa di simile: se la sorte ti ha allontanato dai primi ruoli della vita pubblica, tieni duro lo stesso e aiuta con la tua voce, e se qualcuno ti comprime la gola, resisti ancora e aiuta con il silenzio. Non è mai inutile l’opera di un buon cittadino: lo si ode e lo si vede, con lo sguardo, col cenno, con la costanza silenziosa, con l’incedere stesso, egli serve.
Come sono salutari certi rimedi che giovano col solo odore senza bisogno di gustarli e toccarli, così la virtù diffonde il suo effetto anche di lontano e stando nascosta. E quando spazia e ha piena disponibilità di se stessa, e quando ha sbocchi precari per espandersi ed è costretta ad ammainare le vele, sia essa inerte e silenziosa e chiusa in un angusto carcere oppure libera, in qualunque stato si trovi, ella giova sempre.”

Giada Bernabé partecipa al progetto #classiciantivirusNNLC
NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

Area 21

di Giada Bernabè

I dieci giorni che precedono il sopraggiungere della Notte Nazionale del Liceo Classico sono i miei preferiti in assoluto: durante questi, la scuola si trasforma, come risvegliata dal letargo in cui si è lasciata scivolare durante le vacanze di Natale e quasi catapultata in una frenetica e trepidante corsa contro il tempo, per far sì che tutto sia perfetto per la grande serata imminente. In quest’occasione, tra le tante attività, si riaprono i battenti di stanze che per il resto dell’anno restano sbarrate e quasi inaccessibili.

Noi del laboratorio di letture teatrali ci occupiamo di restituire vita al luogo più magico di tutti, che, da gelida biblioteca intrisa dell’odore di vecchissimi libri, diventa luogo sicuro, punto di raduno per ragazzi di ogni classe, stanza di giochi e sala prove, fino a diventare vero e proprio palcoscenico durante la Notte.

Da ormai quattro anni ho l’immenso piacere di prender parte a quest’iniziativa, che rispolvera antichi testi di autori greci e latini, riproponendoli al pubblico in una chiave di lettura moderna e coinvolgente e rendendoli più attuali di quanto si possa credere.

A guidarci è un ex alunno particolarmente esperto di teatro, Emanuele Cucurnia, che ci travolge con la sua simpatia e ci stupisce con le sue idee, capaci di portare la semplice e asettica lettura ad un livello superiore di interpretazione ed interesse.

Questa è stata la mia ultima Notte Nazionale da studentessa, e non avrei potuto essere più contenta dell’esito del nostro spettacolo, che ha voluto comunicare, sulla base del tema scelto a livello nazionale, la necessità di fare immediatamente qualcosa di concreto per salvare l’ambiente in cui tutti noi viviamo: efficace è stata la trovata di inondare la platea di bottiglie di plastica, in modo che il pubblico, andandosi a sedere, fosse disturbato dalla presenza di rifiuti.

Non avrei potuto desiderare un’ “ultima” Notte Nazionale migliore di questa, per non parlare di tutte le ore spese nelle prove: eravamo un gruppo molto più numeroso degli anni precedenti, con ben 21 membri, dai timidi quartini – che alla fine erano diventati i più chiacchieroni – agli ormai veterani di terza liceo, e nonostante talvolta fosse complicato mantenere l’ordine o far sì che tutti si capissero reciprocamente, si è creato nel gruppo un affiatamento molto forte, che forse si scalfiva solo quando qualcuno dava un colpo a quelle maledette vetrate degli scaffali e faceva sollevare un boato che pareva provenire direttamente dall’inferno, gettando nel panico tutti i presenti!

recensioni

“Senza salutare nessuno. Un ritorno in Istria”, recensione

di Giada Bernabè

L’ultima uscita nelle librerie della scrittrice pontremolese Silvia Dai Pra’, con Editori Laterza, affronta uno degli argomenti più spinosi dell’ultimo secolo: i giochi di potere, gli spostamenti di confine, i maltrattamenti e le uccisioni che hanno tormentato la penisola istriana e le zone circostanti dai primi anni fascisti al termine della Seconda Guerra mondiale.

A fare da filo conduttore del libro è la volontà dell’autrice di conoscere più a fondo il fenomeno delle foibe, per arrivare a comprendere il motivo per il quale il bisnonno, commerciante del piccolo paese di Santa Domenica di Albona, fosse stato perseguitato ed ucciso dai partigiani titini e sua moglie, costretta a rifugiarsi in Italia con i figli, fosse scappata da un giorno all’altro, proprio “senza salutare nessuno”.

Un piccolo volume, di appena 150 pagine, che, a metà tra giornalismo e autobiografia, inaspettatamente cela tra le sue righe un intreccio corposo e variegato di storie, dalle memorie d’infanzia dell’autrice al reportage di un viaggio in cerca di risposte piuttosto difficili da ottenere – per via di testimoni che perlopiù scelgono una manzoniana reticenza o addirittura sono troppo anziani per ricordare bene l’accaduto -, passando per le vite di parenti mai conosciuti, che sono stati inghiottiti dal silenzio del passato e di nonna Iole.

Sarà proprio nonna Iole quella sorta di “motore immobile” dal quale prendono vita la ricerca e il libro di Silvia: una nonna assai particolare, che, al contrario di quanto siano solite fare le altre, rifiutava di parlare della sua giovinezza, scoppiava a piangere nei momenti più improbabili, si infuriava se qualcuno faceva uso delle parole slavi e comunisti e semplicemente spariva quando qualcosa non andava come avrebbe voluto. Scoprire la dinamica degli eventi che segnarono così profondamente la donna in gioventù sarà l’obiettivo principale dell’autrice durante il suo viaggio in Istria.

Una lettura vivace e piacevole, che riesce a conciliare la precisione storica e l’ironia; quest’ultima risulta molto efficace nello sdrammatizzare momenti troppo carichi di tristezza oppure troppo seri, i quali, se affrontati con la “dovuta” serietà, sfocerebbero in discorsi banali e moralisti.

Così, tra le patate fritte “come verdura” di Nonna Iole e la montagna di bottiglie di grappa ricevute in dono da ogni istriano che l’abbia ospitata, Silvia Dai Pra’ illustra i drammi dei singoli in rapporto con la Storia e, portando i lettori con sé nelle tappe di un’inusuale vacanza, li invita a studiare e riflettere bene prima di trarre conclusioni affrettate sulle vicende del confine Orientale, perché, prima delle stragi attuate dai comunisti slavi, ne erano state compiute altrettante dai tedeschi e non solo, anche dagli italiani.