fantasie ecologiche, NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

“There is pleasure in the pathless woods” – Nona e ultima parte

Si conclude con questa puntata il nostro viaggio nella fantasia ecologica che è stata messa in scena durante la NNLC2020. Abbiamo lasciato nella parte precedente Coleridge, con la sua Ballata dell’Antico Marinaio, vediamo qual è ora l’ultimo protagonista…

Alex: a proposito di rotta, mi fai venire in mente un personaggio di un romanzo, “Heart of darkness” di Joseph Conrad, che, spinto dal fascino per le cartine geografiche, rimane incantato da un posto incontaminato in Africa, in Congo, “il più grande” “il più vuoto”, attratto dal suo essere misterioso e sconosciuto, e quella natura selvaggia lo porta ad affrontare un lungo viaggio per mare, verso il cuore delle tenebre, verso la profondità del suo animo, il subconscio, sede dell’istinto primordiale.

ENTRA MARLOW (ZOE STROOBANT) CHE RECITA con CARTINE e MAPPAMONDO.

Now when I was a little chap I had a passion for maps.

I would look for hours at South America, or Africa, or Australia, and lose myself in all the glories of exploration.

At that time there were many blank spaces on the earth, and when I saw one that looked particularly inviting on a map (but they all looked that) I would put my finger on it and say, When I grow up I will go there.

The North Pole was one of these places, I remember. Well, I haven’t been there yet, and shall not try now. The glamour’s off. Other places were scattered about the Equator, and in every sort of latitude all over the two hemispheres.

I have been in some of them, and… well, we won’t talk about that.

But there was one yet- the biggest, the most blank, so to speak- that I had a hankering after.

“True, by this time it was not a blank space any more.

It had got filled since my boyhood with rivers and lakes and names. It had ceased to be a blank space of delightful mystery- a white patch for a boy to dream gloriously over.

It had become a place of darkness. But there was in it one river especially, a mighty big river, that you could see on the map, resembling an immense snake uncoiled, with its head in the sea, its body at rest curving afar over a vast country, and its tail lost in the depths of the land.

And as I looked at the map of it in a shop-window, it fascinated me as a snake would a bird-a silly little bird.

Then I remembered there was a big concern, a Company for trade on that river.

Dash it all! I thought to myself, they can’t trade without using some king of craft on that lot of fresh water-steamboats! Why shouldn’t I try to get charge of one? I went along Fleet Street, but could not shake off the idea. The snake had charmed me.

Base di accompagnamento musicale a Marlow

Marlow da Heart of Darkness di J. Conrad (Capitolo I)

Traduzione a cura di Zoë Stroobant

Allora, quando ero un ragazzino, avevo una passione per le mappe.

Avrei guardato per ore il sud America, l’Africa o l’Australia e mi sarei perso in tutte le gioie dell’esplorazione.

A quei tempi c’erano molti posti sconosciuti sulla terra, e quando ne vedevo uno che sembrava particolarmente invitante su una mappa (ma tutti lo guardavano), lo indicavo con il dito e dicevo ‘Quando crescerò, andrò lì.

Il Polo Nord era uno di questi posti, ricordo. Beh, non ci sono ancora stato, e non ci proverò ad andare ora. Il fascino è svanito.

Altri posti erano sparsi vicino all’equatore e in ogni sorta di latitudine in tutti due gli emisferi.

Sono stato in qualcuno di quelli, e… dunque, non ne parleremo.

Ma ce ne era ancora uno – il più grande, il più vuoto, così si diceva – per il quale ho avuto un desiderio ardente.

È vero che  a quell’epoca non era più un luogo sconosciuto.

È stato riempito fin dalla mia adolescenza di fiumi, laghi e nomi.

Smise di essere un luogo sconosciuto di intrigante mistero – una zona bianca su cui un ragazzo poteva ancora continuare a  fantasticare.

Divenne un luogo di tenebre. Ma c’era al suo interno un fiume in particolare, un gran fiume possente che potevi vedere dalla mappa, somigliante a un enorme serpente  srotolato, con la testa nel mare, il suo corpo a riposo posizionato lontano su un vasto territorio e la sua coda persa nelle profondità della terra.

E non appena vidi la mappa in una vetrina, mi affascinò come un serpente affascinerebbe un uccellino, un uccellino sciocco.

Allora ricordai che c’era una grossa impresa, una società per il commercio su quel fiume.

Perbacco! Pensai tra me e me, non possono commerciare senza usare un qualche tipo di imbarcazione su tutta quell’acqua dolce – battelli a vapore!

Perché non provare a prendere un incarico su una di quelle imbarcazioni? Camminai per Fleet Street, ma non riuscivo a scrollarmi di dosso l’idea. Il serpente mi aveva incantato.

(tornano in scena Alex ed Emma)

Alex è affascinato da Marlow…….(TUTTI IN PIEDI, NELLE POSIZIONI DEI PERSONAGGI)

Emma: Forse se non avessimo preso in mano questi libri non avremmo potuto capire quanto l’ambiente sia sempre stato a cuore a persone sensibili come poeti e pittori, che si accorgevano di quanto importante sia il rispetto per la natura…

Alex: E se anche noi seguissimo il loro esempio?

Emma: In che senso?

Alex: Potremmo, come faceva Wordsworth a Lake District, passeggiare nelle nostre zone e riscoprire il beneficio di stare a contatto con i boschi, il mare… Sai che in Giappone i medici consigliano di camminare nei boschi come terapia di benessere?

Emma: Dai, davvero?!! Allora sbrighiamoci a finire di spolverare questi libri, che poi, dai, dobbiamo ammetterlo,  non sono affatto uno spreco di carta, sono arrivati fino a noi dopo tanti secoli, pensa invece se fossero stati pubblicati solo in formato digitale, come avremmo potuto leggerli se la tecnologia cambia di continuo.. e poi sarebbero usciti gli scrittori o i poeti da un CD??

Dai, facciamo presto, così possiamo andare a fare una bella passeggiata in spiaggia prima del tramonto! .. e magari raccogliamo anche un po’ di plastica, che va così di moda…

Alex: Buona idea, andiamo…

THE END

La conclusione dello spettacolo

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“There is a pleasure in the pathless woods” – Ottava parte

Emma: è vero,  e invece riconoscere il valore di un luogo viene spesso interpretato come occasione per approfittare  di quel  luogo per arricchire qualcuno.. (di nuovo davanti al quadro di Turner), senti Alex, a me il mare di nuvole in tempesta ricorda un altro poeta romantico, lo conosci (sfoglia il libro dei poeti romantici che ha in mano)… Samuel Coleridge la ballata dell’antico marinaio.. la natura che si ribella al tentativo umano di sottometterla.. e diventa “supernatura”, sovrannaturale.

Alex: l’antico marinaio.. ma quel balordo che inaspettatamente e senza un vero motivo uccide l’albatro, l’uccello del buon auspicio? vuoi vedere che esce fuori anche lui?…e infatti…

And a good south wind sprung up behind;
The Albatross did follow,
And every day, for food or play,
Came to the mariners’ hollo!
 
In mist or cloud, on mast or shroud,
It perched for vespers nine;
Whiles all the night, through the fog-smoke white,
Glimmered the white moon-shine.»
 
«God save thee, ancient Mariner!
From the fiends, that plague thee thus!—
Why look’st thou so?» —With my cross-bow
I shot the Albatross    
 
The sun now rose upon the right:
Out of the sea came he.
Still hid in mist and on the left
Went down into the sea.
 
And the good south wint still blew behind,
But no sweet bird did follow,
Nor any day for food or play
Came to the mariners’ hollo!
 
And I had done a hellish thing,
And it would work ’em woe:
For all averred, I had killed the bird
That made the breeze so blow. 
 
Ah wretch! said they, the bird to slay,
That made the breeze to blow!
 Nor dim nor red, like God’s own head,
The glorious Sun uprist:
 
Then all averred, I had killed the bird
That brought the fog and mist.
’Twas right, said they, such birds to slay,
That bring the fog and mist.
 
The fair breeze blew, the white foam flew 
The furrow followed free;
We were the first that ever burst
Into that silent sea.
 
Down dropt the breeze, the sails dropt down
’Twas sad as sad could be;
And we did speak only to break
The silence of the sea!
 
All in hot and copper sky,
The bloody Sun, at noon,
Right up above the mast did stand,
No bigger than the Moon.
 
Day after day, day after day,
We stuck, nor breath nor motion;
As idle as a painted ship
Upon a painted ocean.
 
Water, water, everywhere,
And all the boards did shrick;
Water, water, everywhere,
Nor any drop to drink.
 
The very deep did rot: O Christ!
That ever this should be!
Yes, slimy things did crawl with legs
Upon the slimy sea.
 
About, about, in reel and rout
The death-fires danced at night;
The water, like a witch’s oils,
Burnt green, and blue, and white.
 
 And some in dreams assured were
Of the spirit that plagued us so;
Nine fathom deep he had followed us
from the land of mist and snow.
 
And every tongue, through utter drought,
Was withered at the root;
We could not speak, no more than if
We had been chocked with soot.
Ah! well a day! what evil looks
Had I from old and young!
Instead of the cross, tha Albatross
About my neck was hung.
Base musicale di accompagnamento a Coleridge


Emma: la natura  che  ammonisce  l’uomo al rispetto e alla salvaguardia dell’ambiente, in fondo anche oggi con quello che succede, alluvioni, riscaldamento globale, non siamo forse avvertiti di cambiare rotta?

La Ballata dell’Antico Marinaio

Traduzione a cura di C. Aliboni, I. Lucetti, C. Sanguineti

Ed un buon vento che proveniva da sud, soffiava da dietro e l’albatro ci seguiva, ed ogni giorno, per cibo o per gioco, richiamato dai marinai, veniva a bordo. Con nuvole o foschie, per nove sere, sulla sartia o sull’albero sostava; e nella notte, il baglior della luna tra la nebbia fumosa luccicava. “Che Dio ti salvi, vecchio marinaio, dai demoni che tanto ti tormentano! Perché guardi così?” “Con la balestra quell’albatro ho trafitto ed ammazzato”. Il sole ora sorgeva sulla destra: sorgeva dal mare, da foschia velato, ed a sinistra in mar si rituffava. Il buon vento di sud ancor spirava, non ci seguiva più quel caro uccello, e mai più, né per cibo, né per gioco, dai marinai chiamato, venne a noi. Qualcosa avevo fatto di infernale che avrebbe ai marinai portato male: infatti ognun diceva chiaramente che avevo ucciso io quel caro uccello che faceva spirar l’amica brezza. “Malvagio” dissero, “ammazzar l’uccello che faceva spirar la buona brezza!” Né pallido, né rosso, ma maestoso come lo stesso Dio, s’alzò il sole. Allor tutti affermarono che bene avevo fatto ad ammazzar l’uccello il quale nebbia ci portava e bruma. “Giusto!” dissero “uccider quegli uccelli che portan solo nebbia e foschia”. Dolce brezza spirava e bianca spuma volava, e un solco libero seguiva; in quel silente mar giungemmo primi. Cessò la brezza, caddero le vele, peggio, davvero, non poteva andare. Noi parlavamo solo per spezzare il silenzio profondo di quel mare! In un torrido cielo color rame il sole rosso-sangue, a mezzogiorno, grande quanto la luna, si vedeva a picco star sull’albero maestro. Per giorni e giorni rimanemmo fermi: né alito, né vento; tutti inerti come nave dipinta in mar dipinto. C’era acqua dappertutto, solo acqua, si aggrinzivano le assi della nave, c’era acqua dappertutto, solo acqua, per dissetar, però, neppure un goccio. Il profondo del mare imputridiva: O Cristo! Questo poi non ci voleva! Esseri limacciosi, con le zampe, su marcio mare avanzavano lenti. E nella notte, tutt’intorno, in ridde vorticose, fuochi fatui danzavano: e l’acqua, come l’olio della strega, rossa, azzurra bolliva e anche bianca. E qualcuno, nel sogno, fu avvertito che uno spirito ci perseguitava; questo la nostra nave aveva seguito, a nove braccia di profondità, dalla terra di neve e di foschia. Ed ogni lingua, per secchezza estrema, inaridiva proprio alla radice; neppur parlare più noi potevamo come se da fuliggine affogati. Ah! Che bel dì! Oh! Quali atroci sguardi da giovani e da vecchi io ricevevo! Invece di appendervi la croce, l’albatro mi fu appeso intorno al collo.

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“There is pleasure in the pathless woods” – Settima parte

Alex: Oh no.. quello mi sembra Dickens, c’è anche lui…

BLAKE SI ACCUCCIA E RIMANE IN BASSO MENTRE DICKENS (Del Frate) LEGGE COME IN UNA SUA PUBLIC READING PASSI TRATTI DA “OLIVER TWIST”.

Fog everywhere. Fog up the river, where  it  flows  among green meadows , fog down the river, where it rolls defiled among the waterside pollution of a great and dirty city.  Fog on the Essex marshes, fog on the Kentish heights. Fog lying out on the yards, and hovering in the rigging of great ships; fog drooping on the bare and small boats. Fog in the eyes and throats of ancient Greenwich pensioners,  fog in the afternoon pipe of a wratful skipper, down in his close cabin. Fog cruelly pinching the toes and fingers of the little boy on deck.

Chance people on the bridges peeping over the parapets into a sky of fog, with fog all around them, as if they were up in a baloon, and hanging in the misty clouds.

The visitor of London  has to penetrate through a maze of close, narrow, and muddy streets, devoted to the traffic of the city and crowded with the roughest and poorest of waterside people.

He  meets up with unemployed labourers of the lowest class, ballast-heavers, coal-wippers, brazen women, ragged children,  so he makes his way with difficulty along, assailed by offensive sights and smells from the narrow alleys, and deafened by the clash of ponderous waggons that bear great piles of merchandise from the stacks of warehouses that rise from every corner.

Arriving in remoter streets he walks beneath tottering house-fronts, dismantled walls that seem to totter as he passes, chimneys half crushed half hesitating to fall, windows guarded by rusty iron bars that time and dirt have almost eaten away, every imaginable sign of desolation and neglect.

Alex: che orrore, tutto questo degrado…  purtroppo è un problema ancora attuale,  possibile che non abbiamo ancora imparato a valorizzare il patrimonio paesaggistico che abbiamo, eppure il messaggio di questi scrittori è chiaro, bisogna riconoscere i valori del paesaggio, ascoltarlo e rispettarlo.

Base di accompagnamento musicale a Dickens

Estratti da Oliver Twist di C. Dickens

Traduzione a cura di Alessio del Frate

Nebbia ovunque. Nebbia all’inizio del fiume, dove fluisce tra verdi prati, nebbia alla foce del fiume dove scorre contaminato nel lungofiume inquinato di una città grande e sporca. Nebbia nelle paludi di Essex, nebbia sulle colline di Kent. Nebbia che si stende nei campi e si insinua nel sartiame di grandi navi; nebbia che cade in piccole barche spoglie. Nebbia negli occhi e nelle gole di vecchi pensionati di Greenwich, nebbia nella pipa pomeridiana di un comandante iracondo, giù nella sua cabina chiusa. Nebbia che pizzica crudelmente le dita dei piedi e delle mani del piccolo ragazzo sul ponte.

Le persone sui ponti che fanno capolino dai parapetti in un cielo nebbioso, con nebbia tutta attorno a loro come se fossero su una mongolfiera volando tra le nuvole nebbiose.

Il visitatore di Londra deve farsi strada attraverso un labirinto di viottoli fitti, stretti e fangosi, votati al commercio della città e affollati dalle persone più povere e grezze del lungofiume.

Incontra lavoratori disoccupati della classe più bassa, sollevatori di zavorre, trasporta-carbone, donne sfacciate, bambini cenciosi, così si fa strada con difficoltà, assalito da sguardi offensivi e odori dalle strette vie, e assordato dallo scontrarsi di pesanti vagoni che trasportano grandi mucchi di merce dalle pile dei magazzini che si ergono in ogni angolo.

Arrivando in vie più remote lui cammina sotto facciate di case pericolanti, muri danneggiati che sembrano crollare mentre passa, camini in parte schiacciati in parte sul punto di cadere, finestre protette da sbarre di ferro che il tempo e sporcizia hanno quasi eroso del tutto, ogni segno immaginabile di abbandono e desolazione.

fantasie ecologiche, NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

“There is a pleasure in the pathless woods” – Sesta parte

(…continua il testo teatrale, ci siamo lasciati tempo fa alla quinta puntata…Riprendiamo!)

Alex: Parla piano, potrebbero apparire quegli scrittori, tipo William Blake, che hanno  mostrato il vero volto della città industriale, la Londra dei bassifondi, e non dell’esposizione universale… (come non detto, lo vedo spuntare, che facciamo, lo fermiamo?)

Emma:  No, credo sia troppo tardi per impedirglielo.

BLAKE (Dell’Amico Rebecca) RECITA “LONDON”, (I PERSONAGGI A TURNO GETTANO LE BRACCIA SUI BANCHI)

Base di accompagnamento musicale a Blake

BLAKE

I wander thro’ each charter’d street,
Near where the charter’d Thames does flow,
And mark in every face I meet,
Marks of weakness, marks of woe. 

In every cry of every Man,     
In every Infant’s cry of fear,
In every voice: in every ban,
The mind-forg’d manacles I hear. 

How the Chimney-sweeper’s cry
Every black’ning Church appalls,
And the hapless Soldier’s sigh
Runs in blood down Palace walls. 

But most, thro’ midnight streets I hear
How the youthful Harlot’s curse
Blasts the new born Infant’s tear,
And blights with plagues the Marriage hearse.

Londra di W. Blake

Traduzione a cura di Rebecca Dell’Amico

Io vagavo per le strade trafficate,
vicino a dove scorre il Tamigi trafficato,
e noto in ogni faccia che incontro,
i segni della debolezza, i segni del dolore.

In ogni pianto di ogni uomo,
In ogni pianto infantile di paura,
in ogni voce: in ogni divieto,
sento le catene forgiate dalla mente.

Come il pianto dello spazzacamino,
atterrito dalla Chiesa annerita,
e il sospiro del soldato sfortunato,
scorre in sangue lungo i muri del palazzo.

Ma attraverso la maggior parte delle strade a mezzanotte sento,
Come la maledizione della giovane prostituta,
Secca la lacrima dell’infante neonato,
E rovina con piaghe il carro funebre del matrimonio.

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“There is pleasure in the pathless woods” – Prima parte

Emma, Alex e… Robinson Crusoe

Pubblichiamo a puntate il copione del Laboratorio di Inglese; se non avete partecipato allo spettacolo o non avete visto il video (tornate subito al precedente articolo!), ma siete amanti della letteratura, potete ripercorrere così i vari momenti della serata. Ciascun brano in prosa o poesia viene proposto in lingua originale, così come recitato dagli alunni; segue poi la traduzione italiana realizzata dagli alunni stessi.

Base musicale di accompagnamento all’inizio dello spettacolo

Emma: Come sono pesanti queste ore di alternanza..o  P..C..T.O? o come si chiama adesso..?

Alex:(tra l’orgoglioso e l’annoiato) io questa settimana ho già espletato 20 ore a pulire il laboratorio di fisica…

Emma: Adesso ci tocca anche spolverare questi reperti archeologici (tossisce dalla polvere), ma quanti alberi hanno già sprecato per stampare questi libri cartacei e quanta plastica per foderarli!

Alex: Potremmo riciclare tutta questa carta e plastica, sostituendo questi libri cartacei con il formato digitale…

Emma: Guarda questo libro,  quante pagine… che spreco di carta. Ma chi l’ha scritto?

Alex: (lo prende dalle mani di Emma) Fammi un po’ vedere… (lo spolvera) Ah, è il Robinson Crusoe di D. Defoe. L’ho studiato quest’anno, lo so, lo so, è il prototipo del self-made man, l’uomo che incarna le capacità imprenditoriali della borghesia del suo tempo. Sull’isola deserta arriva da naufrago solitario, ma dall’isola esce vincitore, dominatore del territorio e di uno schiavo. Sai che durante la sua permanenza non si sofferma mai ad ammirare il paesaggio, preoccupato com’è di sottomettere la natura, di cogliere i frutti che essa gli offre per edificare un mondo di benessere e prosperità anche in un ambiente aspro e selvaggio.

Base musicale di accompagnamento a Robinson Crusoe

ESCE DAL LIBRO ROBINSON (Giancarlo Santini) CHE DECLAMA IL SUO PEZZO.

Where I was, I yet knew not; whether on the continent or on an island; whether inhabited or not inhabited; whether in danger of wild beasts or not. There was a hill not above a mile from me, which was very high, and which seemed to overtop some other hills. I travelled up to the top of that hill, where I saw my fate, to my great affliction: I was in an island environed every way with the sea: no land to be seen except some rocks. I found also that the island I was in was barren and uninhabited except by wild beasts. I had got home to my little tent. It blew very hard all night, and in the morning, when I looked out, no more ship was to be seen! I was a little surprised, but I was relieved that I had lost no time to get everything out of her that could be useful to me. I now begin to consider seriously my condition, and the circumstances I am reduced to. I also try to comfort myself as well as I can, and to set the good aspects of my situation against the evil ones.

Evil: I am cast upon a horrible, desolate island, void of all hope of recovery.

 Good: But I am alive; and not drowned, as all my ship’s company were.

 Evil: I am singled out and separated, as it were, from all the world, to be miserable.

 Good: But I am singled out, too, from all the ship’s crew, to be spared from death; and He that miraculously saved me from death can deliver me from this condition.

 Evil: I am divided from mankind – a solitaire; one banished from human society.

Good: But I am not starved, and perishing on a barren place, affording no sustenance.

Evil: I have no clothes to cover me.

Good: But I am in a hot climate, where, if I had clothes, I could hardly wear them.

Evil: I am without any defence, or means to resist any violence of man or beast.

Good: But I am cast on an island where I see no wild beasts to hurt me, as I saw on the coast of Africa; and what if I had been shipwrecked there?

 Evil: I have no soul to speak to or relieve me.

Good: But God wonderfully sent the ship in near enough to the shore, that I have got out as many necessary things as will either supply my wants or enable me to supply myself, even as long as I live. I must not despair: I am king and lord of all this country indefensibly, and have a right of possession; and if I could convey it, I might have it in inheritance as completely as any lord of a manor in England!convey it, I might have it in inheritance as completely as any lord of a manor in England!

Alex: (un po’ spaventato, chiude il libro, si gira verso Emma)…mi è sembrato di averlo visto… ma l’ho sognato?

Emma: Anch’io l’ho visto, Robinson (passa qualche secondo, spolverando) …forse siamo solo un po’ stanchi…su, rimettiamoci al lavoro.

Estratto da Robinson Crusoe di D. Defoe

traduzione a cura di Giancarlo Santini

Non sapevo dove mi trovavo. Se sul continente o in un’isola, se in un luogo abitato o disabitato, se vi fossero bestie selvagge o no. Vi era una collina non più lontana di un miglio da me, era molto alta e sembrava che superasse le altre colline. Giunsi in cima a quella collina, dove vidi il mio destino con grande desolazione: ero in un’isola circondata interamente dal mare, non si vedeva nessun’altra terra eccetto qualche roccia. Scoprii anche che l’isola su cui mi trovavo era arida e disabitata, eccetto che da bestie selvagge. Tornai a casa, nel mio piccolo rifugio. Il vento soffiò molto forte tutta la notte, ma la mattina, quando guardai fuori, non si poteva più vedere la nave! Ero abbastanza sorpreso ma anche sollevato: non avevo perso tempo ed avevo tirato fuori da essa tutto ciò che potesse essermi utile. Ora inizio a considerare le mie condizioni, e le circostanze in cui mi ritrovo. Cerco anche di confortarmi più che posso e di contrapporre gli aspetti positivi della mia situazione a quelli negativi.

Contro: Sono situato in un’isola orribile e desolata, privo di ogni speranza di salvezza.

Pro: Ma sono vivo, e non sono annegato, a differenza dei miei compagni.

Contro: Sono separato dal resto del mondo e sono stato scelto per essere infelice.

Pro: Ma sono anche stato scelto tra tutti i miei compagni per essere risparmiato dalla morte, e il Signore, che miracolosamente mi ha salvato dalla morte potrebbe liberarmi da questa condizione.

Contro: Sono diviso dal genere umano, sono un solitario, un bandito dalla società.

Pro: Ma non sono affamato , e non sto morendo in questo luogo arido senza alcun mezzo di sostentamento.

Contro: Non ho vestiti con cui coprirmi.

Pro: Ma il clima è caldo e se anche avessi vestiti difficilmente potrei indossarli.

Contro: Sono senza difese e mezzi per resistere agli attacchi di uomini e bestie.

Pro: Ma sono situato in un’isola in cui non vedo molte bestie selvagge che potrebbero aggredirmi, come vidi sulle coste dell’Africa, e se fossi naufragato lì?

Contro: Non c’è nessuna anima che possa parlarmi e consolarmi.

Pro: Ma Dio incredibilmente ha fatto giungere la nave abbastanza vicino alla riva che ho potuto tirar fuori da essa tante cose necessarie quante potrebbero soddisfare i miei bisogni o permettermi di sopravvivere anche per tutta la vita. Non devo disperarmi: sono senza dubbio il re e il signore di tutto questo luogo, ed esercito il diritto di possederlo, e , se potessi trasmetterlo, potrei darlo in eredità ai miei figli tanto quanto qualsiasi padrone di una proprietà in Inghilterra.