racconti brevi

Rifletti

di Ilaria Santini

Pubblichiamo il racconto vincitore della IV edizione del Concorso Il Foglio Bianco, nella sezione racconto, nella speranza che sia un invito a partecipare alla V edizione.

Il tema dell’edizione 2019/2020 era quello della diversità.

articoli

Talenti Verdi

Alla ricerca dei veri diamanti grezzi

di Benedetta Parodi

Si è conclusa venerdì 28 giugno la IV edizione del concorso “Il Foglio Bianco”, ideato solo pochi anni fa dall’associazione degli ex studenti del Liceo Classico “Emanuele Repetti”.

L’associazione per l’occasione ha invitato nella Sala Gestri della Biblioteca Civica di Carrara alcuni ex studenti del liceo, in particolare il Prof. Paolo Grigolini, oggi eccellenza nel campo delle materie scientifiche, non solo nel nostro paese ma in tutto il mondo. Sono state proprio le “vecchie glorie” ad aprire la manifestazione: il professore è stato infatti premiato come SupeRex 2019; poi la serata è proseguita con la premiazione dei ragazzi. Questi infatti hanno talenti e passioni che alle volte non coincidono con il percorso scolastico che ognuno di loro ha deciso di intraprendere, ma che possono essere coltivati e migliorati grazie a manifestazioni di questo genere.

Il tema di quest’anno era la Diversità in tutte le sue sfaccettature e forme, rappresentata attraverso cinque diverse categorie: fotografia, racconto/poesia, canzone, fumetto e minimovie.

Stimolati dall’uso di diverse tecniche un gran numero di partecipanti, non solo dei licei ma anche di scuole tecniche e professionali, ha preso parte al concorso, individualmente o in gruppo.

I vincitori per ogni categoria hanno riscosso un premio, ma tutti i partecipanti sono stati dei veri “talenti verdi” che in un futuro ormai prossimo si tingeranno di splendidi colori grazie all’aiuto attento e fedele del “proprio sole”. Ciascuno possiede un talento: per taluni è così prepotente che non rimane nascosto nelle pieghe della mente, ma si manifesta anche nella propria estrosità, per altri invece, più timidi e introversi, si fa strada tra i versi di una poesia o nel ritmo di una canzone. Così, tra applausi e sorrisi, la serata si è svolta in maniera veloce e dinamica.

Ottimo anche quest’anno il “bottino” degli alunni del liceo classico: primo premio fotografia e premio speciale Panathlon per Alice Caleo, Costanza Figaia e Margherita Guccinelli (V B ginnasio), menzione di merito sempre nella categoria fotografia per Mattia Cacciatori, Alessio Corsini e Jacopo Martinelli (V B ginnasio); primo premio racconto per Ilaria Santini (V B ginnasio) e premio speciale Associazione Qulture per Gabriel Bianchi (V A ginnasio); cointerprete della canzone vincitrice è stata Silvia Cordiviola (II A liceo); menzione di merito canzone a Benedetta Parodi (IV A ginnasio); menzione di merito minimovie a Lorenzo Beccaria (IV A ginnasio); premio speciale Per quinquennium discipulus optimus a Davide Bacigalupi (III A liceo).

racconti brevi

Non sapevamo nuotare

di Gabriel Bianchi

Il racconto ha vinto il premio Qulture, messo in palio dall’Associazione Qulture, per il miglior progetto editoriale del concorso letterario “Il Foglio Bianco” IV edizione 2019.

Non so nuotare, del resto non è indispensabile quando vivi ai margini del deserto dove la terra con le sue sfumature di polvere e la sua concretezza sono la tua casa. Mi piacerebbe provare ma il mio zaino pesa, dentro c’è tutto il mio mondo: le mie scarpette da calcio trovate a un mercatino, una maglietta di ricambio, i documenti, qualche foto. Guardo il cielo sopra di me…un firmamento di stelle, lontane, lucenti, la speranza. Vorrei sdraiarmi per contarle tutte ma non posso, lo spazio sulla barca è limitato, siamo ammassati come animali pronti per il macello. Devo andare mamma. È la nostra unica speranza per una vita migliore, per scrollarmi di dosso la polvere della povertà. Chiudo gli occhi, il profumo della notte e del mare mi rassicurano. Una voce irrompe nel silenzio dei miei pensieri. “Non muovetevi, ci sono le onde, la barca si ribalterà.” Non so nuotare, l’acqua è così fredda, non può essere più forte della mia voglia di vivere. Le grida di aiuto dei miei compagni di viaggio si confondono nell’oscurità, i polmoni mi bruciano, non riesco a respirare. Provaci Amir hai solo sedici anni, non lasciarti andare. Che strano a un tratto non sento più dolore o affanno.

Lo zaino? Qualcuno ha visto il mio zaino? Un ragazzo dai capelli di pece e dalla pelle d’ebano mi guarda, avrà circa la mia età. “Non l’ho visto, ti aiuto se vuoi ma perché lo cerchi così?” Mi chiede. Lo osservo meglio, ha gli occhi gonfi di pianto e la mia stessa polvere di povertà addosso. “Quello zaino è la mia speranza, dentro ci sono le mie scarpette da calcio, ne avrò bisogno quando arriverò in Italia. Sai lì chi sa giocare bene a calcio può diventare qualcuno e guadagnare tanto denaro. Quel denaro mi serve per aiutare la mia famiglia che è rimasta in Libia. I miei genitori hanno venduto quel poco che avevano per pagarmi il viaggio verso l’Italia, non posso deluderli. Tu invece cosa fai qui?” Il ragazzo esita, mi dice di chiamarsi Mali e di avere diciotto anni. Racconta che viene dalla mia terra, l’Africa, che lui ama tantissimo ma che la guerra e la povertà hanno privato di ogni futuro. Deve guadagnare molti soldi; ha un fratello di quattro anni, Rami, è bellissimo ma molto malato, se non sarà curato morirà. Senza soldi nel mio paese nessuno ti cura. “Rami ama il calcio, la palla è la sua compagna di vita; pensa non se ne separa mai neanche quando dorme.” Sorrido, capisco bene cosa vuol dire avere una passione così grande. “Non ti preoccupare Mali, non disperare c’è sempre una speranza se hai la forza di credere nei tuoi sogni.” Quel ragazzo dalla pelle d’ebano mi guarda perplesso con lo sguardo di chi ha bisogno di una speranza cui aggrapparsi. “Come vorrei crederti Amir, tu sei più coraggioso di me”, mi sussurra. Il mio zaino, non riesco a trovarlo, mi sento come dentro una bolla di sapone, incapace di muovermi. Mali mi racconta della sua famiglia di come la guerra civile abbia sconvolto la loro vita. “Avevo un fratello più grande, una mattina di qualche anno fa degli uomini armati l’hanno portato via e non lo abbiamo più visto.” Bambini –soldato, penso. Anche nel mio villaggio i ribelli hanno sequestrato molti bambini, io mi sono nascosto appena in tempo. Mali piange, le sue lacrime si confondono con l’acqua del mare. Sono lacrime amare, di vergogna. “Amir perdonami.” Non capisco fratello, ci daremo una mano, io giocherò a calcio e tu salverai il tuo piccolo Rami. “Perdonami Amir, io sono uno degli uomini che ti hanno caricato su quella carretta del mare dandoti una falsa speranza. Maledetti scafisti ci chiamano. Non avevo scelta. Mio fratello… i soldi.” Le mie lacrime si uniscono alle sue. “Mali lo so, ti ho già perdonato, la povertà e la disperazione inaridiscono il cuore ma qui in fondo al mare tutto riacquista la giusta luce. Qui siamo tutti uguali. La morte ci rende così.” Lui mi guarda con i suoi occhi grandi; non ha più vergogna e paura. Due fratelli siamo diventati. Non sapevamo nuotare, ora insieme fluttuiamo sull’acqua e nessuno potrà più impedirci di contemplare il firmamento di stelle nel cielo e sperare in un futuro migliore.