bela me Carara, In punta di lapis

Carrara, scrigno di segreti

Schizzo di Marta, testo di Benedetta Parodi

Molti turisti arrivano nella nostra zona con lo sguardo annebbiato dalle apparenze e succube delle banalità, identificando Carrara solo come luogo dal duplice paesaggio. Davanti un mare azzurro che diventa sempre più scuro all’orizzonte, e che giovane e saggio ulula; alle sue spalle ecco le montagne, vecchie per il dolore inflitto che piano piano sta raggiungendo anche il cuore. Nessuno però si accorge o per certi versi mette in secondo piano quelle bellezze senza tempo, timide e sopraffatte da ciò che è più prepotente ed ottiene maggior importanza.

Una di queste è il duomo, cuore pulsante della città. In lui si riescono a osservare ancora le giovani rughe di un capolavoro costruito grazie al sudore di chi è riuscito a prendere la materia prima: il marmo. Questo bianco intenso che ti abbaglia all’ora di punta fa da riflettore su un mondo che si sta scordando di lui.

Davanti sulla cima il rosone sembra quasi un occhio, vigile e spettatore di ciò che è successo fino ad ora, vedendo il male afflitto agli uomini e il bene da essi conquistato (se solo potesse parlare potrebbe dirci cosa fare). Con i suoi intarsi di marmo è chiuso in maniera ermetica dalle colonne con capitelli minuziosamente lavorati, opere di ingegneria ed arte quasi sovraumana. Tutto si può fare… basta tenacia e determinazione.

Sotto invece un piccolo portone, annebbiato dalla bellezza e dal bianco del monumento, accoglie chi vuole rivivere e risentire dentro di sé le vibrazioni di un passato ormai dissolto.

Dietro le montagne, giovani del passato e avi del presente, che coccolano il loro orgoglio. Lo proteggono con audacia e resilienza contro il vento e le tempeste. Un giorno si dissolveranno e lasceranno come testimonianza lui, il figlio del padrone.

Carrara uno scrigno di segreti.