fantasie ecologiche, NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

“There is pleasure in the pathless woods” – Nona e ultima parte

Si conclude con questa puntata il nostro viaggio nella fantasia ecologica che è stata messa in scena durante la NNLC2020. Abbiamo lasciato nella parte precedente Coleridge, con la sua Ballata dell’Antico Marinaio, vediamo qual è ora l’ultimo protagonista…

Alex: a proposito di rotta, mi fai venire in mente un personaggio di un romanzo, “Heart of darkness” di Joseph Conrad, che, spinto dal fascino per le cartine geografiche, rimane incantato da un posto incontaminato in Africa, in Congo, “il più grande” “il più vuoto”, attratto dal suo essere misterioso e sconosciuto, e quella natura selvaggia lo porta ad affrontare un lungo viaggio per mare, verso il cuore delle tenebre, verso la profondità del suo animo, il subconscio, sede dell’istinto primordiale.

ENTRA MARLOW (ZOE STROOBANT) CHE RECITA con CARTINE e MAPPAMONDO.

Now when I was a little chap I had a passion for maps.

I would look for hours at South America, or Africa, or Australia, and lose myself in all the glories of exploration.

At that time there were many blank spaces on the earth, and when I saw one that looked particularly inviting on a map (but they all looked that) I would put my finger on it and say, When I grow up I will go there.

The North Pole was one of these places, I remember. Well, I haven’t been there yet, and shall not try now. The glamour’s off. Other places were scattered about the Equator, and in every sort of latitude all over the two hemispheres.

I have been in some of them, and… well, we won’t talk about that.

But there was one yet- the biggest, the most blank, so to speak- that I had a hankering after.

“True, by this time it was not a blank space any more.

It had got filled since my boyhood with rivers and lakes and names. It had ceased to be a blank space of delightful mystery- a white patch for a boy to dream gloriously over.

It had become a place of darkness. But there was in it one river especially, a mighty big river, that you could see on the map, resembling an immense snake uncoiled, with its head in the sea, its body at rest curving afar over a vast country, and its tail lost in the depths of the land.

And as I looked at the map of it in a shop-window, it fascinated me as a snake would a bird-a silly little bird.

Then I remembered there was a big concern, a Company for trade on that river.

Dash it all! I thought to myself, they can’t trade without using some king of craft on that lot of fresh water-steamboats! Why shouldn’t I try to get charge of one? I went along Fleet Street, but could not shake off the idea. The snake had charmed me.

Base di accompagnamento musicale a Marlow

Marlow da Heart of Darkness di J. Conrad (Capitolo I)

Traduzione a cura di Zoë Stroobant

Allora, quando ero un ragazzino, avevo una passione per le mappe.

Avrei guardato per ore il sud America, l’Africa o l’Australia e mi sarei perso in tutte le gioie dell’esplorazione.

A quei tempi c’erano molti posti sconosciuti sulla terra, e quando ne vedevo uno che sembrava particolarmente invitante su una mappa (ma tutti lo guardavano), lo indicavo con il dito e dicevo ‘Quando crescerò, andrò lì.

Il Polo Nord era uno di questi posti, ricordo. Beh, non ci sono ancora stato, e non ci proverò ad andare ora. Il fascino è svanito.

Altri posti erano sparsi vicino all’equatore e in ogni sorta di latitudine in tutti due gli emisferi.

Sono stato in qualcuno di quelli, e… dunque, non ne parleremo.

Ma ce ne era ancora uno – il più grande, il più vuoto, così si diceva – per il quale ho avuto un desiderio ardente.

È vero che  a quell’epoca non era più un luogo sconosciuto.

È stato riempito fin dalla mia adolescenza di fiumi, laghi e nomi.

Smise di essere un luogo sconosciuto di intrigante mistero – una zona bianca su cui un ragazzo poteva ancora continuare a  fantasticare.

Divenne un luogo di tenebre. Ma c’era al suo interno un fiume in particolare, un gran fiume possente che potevi vedere dalla mappa, somigliante a un enorme serpente  srotolato, con la testa nel mare, il suo corpo a riposo posizionato lontano su un vasto territorio e la sua coda persa nelle profondità della terra.

E non appena vidi la mappa in una vetrina, mi affascinò come un serpente affascinerebbe un uccellino, un uccellino sciocco.

Allora ricordai che c’era una grossa impresa, una società per il commercio su quel fiume.

Perbacco! Pensai tra me e me, non possono commerciare senza usare un qualche tipo di imbarcazione su tutta quell’acqua dolce – battelli a vapore!

Perché non provare a prendere un incarico su una di quelle imbarcazioni? Camminai per Fleet Street, ma non riuscivo a scrollarmi di dosso l’idea. Il serpente mi aveva incantato.

(tornano in scena Alex ed Emma)

Alex è affascinato da Marlow…….(TUTTI IN PIEDI, NELLE POSIZIONI DEI PERSONAGGI)

Emma: Forse se non avessimo preso in mano questi libri non avremmo potuto capire quanto l’ambiente sia sempre stato a cuore a persone sensibili come poeti e pittori, che si accorgevano di quanto importante sia il rispetto per la natura…

Alex: E se anche noi seguissimo il loro esempio?

Emma: In che senso?

Alex: Potremmo, come faceva Wordsworth a Lake District, passeggiare nelle nostre zone e riscoprire il beneficio di stare a contatto con i boschi, il mare… Sai che in Giappone i medici consigliano di camminare nei boschi come terapia di benessere?

Emma: Dai, davvero?!! Allora sbrighiamoci a finire di spolverare questi libri, che poi, dai, dobbiamo ammetterlo,  non sono affatto uno spreco di carta, sono arrivati fino a noi dopo tanti secoli, pensa invece se fossero stati pubblicati solo in formato digitale, come avremmo potuto leggerli se la tecnologia cambia di continuo.. e poi sarebbero usciti gli scrittori o i poeti da un CD??

Dai, facciamo presto, così possiamo andare a fare una bella passeggiata in spiaggia prima del tramonto! .. e magari raccogliamo anche un po’ di plastica, che va così di moda…

Alex: Buona idea, andiamo…

THE END

La conclusione dello spettacolo

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“There is pleasure in the pathless woods” – Settima parte

Alex: Oh no.. quello mi sembra Dickens, c’è anche lui…

BLAKE SI ACCUCCIA E RIMANE IN BASSO MENTRE DICKENS (Del Frate) LEGGE COME IN UNA SUA PUBLIC READING PASSI TRATTI DA “OLIVER TWIST”.

Fog everywhere. Fog up the river, where  it  flows  among green meadows , fog down the river, where it rolls defiled among the waterside pollution of a great and dirty city.  Fog on the Essex marshes, fog on the Kentish heights. Fog lying out on the yards, and hovering in the rigging of great ships; fog drooping on the bare and small boats. Fog in the eyes and throats of ancient Greenwich pensioners,  fog in the afternoon pipe of a wratful skipper, down in his close cabin. Fog cruelly pinching the toes and fingers of the little boy on deck.

Chance people on the bridges peeping over the parapets into a sky of fog, with fog all around them, as if they were up in a baloon, and hanging in the misty clouds.

The visitor of London  has to penetrate through a maze of close, narrow, and muddy streets, devoted to the traffic of the city and crowded with the roughest and poorest of waterside people.

He  meets up with unemployed labourers of the lowest class, ballast-heavers, coal-wippers, brazen women, ragged children,  so he makes his way with difficulty along, assailed by offensive sights and smells from the narrow alleys, and deafened by the clash of ponderous waggons that bear great piles of merchandise from the stacks of warehouses that rise from every corner.

Arriving in remoter streets he walks beneath tottering house-fronts, dismantled walls that seem to totter as he passes, chimneys half crushed half hesitating to fall, windows guarded by rusty iron bars that time and dirt have almost eaten away, every imaginable sign of desolation and neglect.

Alex: che orrore, tutto questo degrado…  purtroppo è un problema ancora attuale,  possibile che non abbiamo ancora imparato a valorizzare il patrimonio paesaggistico che abbiamo, eppure il messaggio di questi scrittori è chiaro, bisogna riconoscere i valori del paesaggio, ascoltarlo e rispettarlo.

Base di accompagnamento musicale a Dickens

Estratti da Oliver Twist di C. Dickens

Traduzione a cura di Alessio del Frate

Nebbia ovunque. Nebbia all’inizio del fiume, dove fluisce tra verdi prati, nebbia alla foce del fiume dove scorre contaminato nel lungofiume inquinato di una città grande e sporca. Nebbia nelle paludi di Essex, nebbia sulle colline di Kent. Nebbia che si stende nei campi e si insinua nel sartiame di grandi navi; nebbia che cade in piccole barche spoglie. Nebbia negli occhi e nelle gole di vecchi pensionati di Greenwich, nebbia nella pipa pomeridiana di un comandante iracondo, giù nella sua cabina chiusa. Nebbia che pizzica crudelmente le dita dei piedi e delle mani del piccolo ragazzo sul ponte.

Le persone sui ponti che fanno capolino dai parapetti in un cielo nebbioso, con nebbia tutta attorno a loro come se fossero su una mongolfiera volando tra le nuvole nebbiose.

Il visitatore di Londra deve farsi strada attraverso un labirinto di viottoli fitti, stretti e fangosi, votati al commercio della città e affollati dalle persone più povere e grezze del lungofiume.

Incontra lavoratori disoccupati della classe più bassa, sollevatori di zavorre, trasporta-carbone, donne sfacciate, bambini cenciosi, così si fa strada con difficoltà, assalito da sguardi offensivi e odori dalle strette vie, e assordato dallo scontrarsi di pesanti vagoni che trasportano grandi mucchi di merce dalle pile dei magazzini che si ergono in ogni angolo.

Arrivando in vie più remote lui cammina sotto facciate di case pericolanti, muri danneggiati che sembrano crollare mentre passa, camini in parte schiacciati in parte sul punto di cadere, finestre protette da sbarre di ferro che il tempo e sporcizia hanno quasi eroso del tutto, ogni segno immaginabile di abbandono e desolazione.

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“There is pleasure in the pathless woods” – Quinta parte

Rain Steam and Speed

   …e  questo dipinto di Turner? Rain Steam and Speed, qui è la velocità del treno che fa da protagonista, l’ambiente naturale si dissolve in un turbine di colori nel vortice del treno in corsa…

IL QUADRO PRENDE VITA, TURNER (Rebecca Peselli)  SI RECA VERSO IL PUBBLICO, FINGE DI DARE LE ULTIME PENNELLATE, COMMENTA LA SUA OPERA IN INGLESE.

Base di accompagnamento musicale a Turner

Rain, Steam and Speed – The Great Western Railway, water, land, sky and a train, symbol of industrialization come together in a tight frame…rain and  foggy clouds of steam from the speeding train create a hazy atmosphere, a vanishing perspective produces an intimidating scenario of my time. All the elements in the painting blend and merge into one another – except for the train that stands out like an iron beast in yellow-blue-gray background. “A painter can only represent the instant of an action, and what is seen at first sight.”

The train rushes across a bridge and in its speed, is bearing down on a hare that’s running over the washed-brown bed of a railway track. Can’t you see the hare? It  isn’t immediately obvious because it is partially obscured by the driving rain. The train will catch up with the hare and kill it: there’s no escape: the locomotive blocks its path. This hare’s death looks as if it will be instantaneous.

Emma: e in questo caso il treno, procedendo in modo retto e preciso, non cede alla forza della natura, la tempesta impetuosa sembra piegare tutto eccetto il treno..  è l’esaltazione della macchina, il simbolo del progresso industriale…

Rain Steam and Speed di W. Turner

Pioggia vapore e velocità

Monologo immaginario

Traduzione a cura di Rebecca Peselli

Pioggia, vapore e velocità – La grande ferrovia occidentale. Acqua, terra, il cielo ed un treno, simbolo dell’industrializzazione, sono rappresentati insieme in un piccolo quadro. La pioggia e le nuvole di vapore che fuoriescono dal treno in corsa creano un’atmosfera nebbiosa, una prospettiva evanescente riproduce una scena sublime dei miei tempi. Tutti gli elementi del quadro si mescolano e si dissolvono gli uni negli altri – fatta eccezione per il treno che troneggia come una fiera di ferro in uno scenario dalle sfumature blu, grigie e gialle.

“Il pittore può solo rappresentare l’istante di una azione e tutto ciò che si può percepire ad una prima occhiata.”

Il treno sta percorrendo in velocità un ponte e, nel suo avanzare, sta andando contro una lepre che corre sulle lucide rotaie marroni bagnate dalla pioggia. Non riuscite a notarla? Non è subito visibile perché è parzialmente oscurata dalla forte pioggia. Il treno in corsa sta raggiungendo la lepre che non avrà scampo: la locomotiva blocca la sua strada. La morte della lepre sembra che sia istantanea.

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“There is pleasure in the pathless woods” – Seconda parte

Mr e Mrs Andrews

(…continua il testo teatrale, se non avete letto la prima parte fatelo ora!)

Alex: Guarda questo quadro, (Mr and Mrs Andrews di Gainsborough), qui sì che si viveva nel rispetto della natura, senza plastica…

Emma: Ti sbagli, è vero che non c’era la plastica, ma come vedi la natura anche qui è sottomessa all’uomo,  la coppia ritratta nel dipinto è posta al lato della tela, perché protagonista è la tenuta di campagna, coltivata e ordinata, status symbol della ricca classe media inglese.

Alex: (mentre “escono” dal quadro Mr e Mrs Andrews) Sta succedendo di nuovo….

MR E MRS ANDREWS (Redi e Lagomarsini, staccano il quadro dalla parete, si muovono verso il pubblico dove si trova un cavalletto, posano il quadro) DESCRIVONO IN INGLESE IL QUADRO DI GAINSBOROUGH

Base musicale di accompagnamento a Mr e Mrs Andrews

Mrs W.: Well my dear husband, look at this beautiful landscape. It’s all ours, totally ours.

Mr W.: Yes, dear,  all this  countryside is  our property, everybody  will be shown how rich we are… you see? Fields are carefully cultivated, fences are well positioned , nature is perfectioned with the most modern technologies of our age.

Mrs W.:…and look at the wheat,  all  intensively planted, and the sheep in the distance,  a breed that has been imported recently,  nothing is left to chance,  all perfectly in order, …good job, it will be our fortune. 

Mr. W.: Think, my dear that our marriage has allowed this fortune, your dowry with my money… ; and  nature without  man’s yoke would  be wild,  indomitable, overpowering…

Emma: …visto? avevo ragione, la natura veniva sfruttata,  non rispettata.

Dialogo immaginario tra Mr e Mrs Andrews

traduzione a cura di Matteo Redi e Giulia Lagomarsini

Mrs A.: Beh, mio caro marito, guarda questo bellissimo paesaggio,.. è tutto nostro, totalmente nostro.

Mr A: Sì, mia cara, questa tenuta di campagna è tutta di nostra proprietà,  tutti  sapranno quanto siamo ricchi.. Vedi, i campi sono attentamente coltivati, le recinzioni ben sistemate, la natura viene perfezionata dalla più moderna tecnologia del nostro tempo.

Mrs A.: .. e guarda il campo di grano, coltivato con agricoltura intensiva, e le pecore laggiù, sono una razza importata recentemente, niente è stato lasciato al caso, tutto perfettamente in ordine… buon lavoro, sarà la nostra fortuna..

Mr A: Pensa mia cara che il nostro matrimonio ha permesso questa fortuna, la tua dote insieme al mio denaro… e la natura senza il giogo umano sarebbe selvaggia, indomabile, incontrollabile.

Alex: …Ma cosa sta succedendo, perché gli oggetti in biblioteca prendono vita?

(seguiteci, a breve la terza parte)

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“There is pleasure in the pathless woods” – Prima parte

Emma, Alex e… Robinson Crusoe

Pubblichiamo a puntate il copione del Laboratorio di Inglese; se non avete partecipato allo spettacolo o non avete visto il video (tornate subito al precedente articolo!), ma siete amanti della letteratura, potete ripercorrere così i vari momenti della serata. Ciascun brano in prosa o poesia viene proposto in lingua originale, così come recitato dagli alunni; segue poi la traduzione italiana realizzata dagli alunni stessi.

Base musicale di accompagnamento all’inizio dello spettacolo

Emma: Come sono pesanti queste ore di alternanza..o  P..C..T.O? o come si chiama adesso..?

Alex:(tra l’orgoglioso e l’annoiato) io questa settimana ho già espletato 20 ore a pulire il laboratorio di fisica…

Emma: Adesso ci tocca anche spolverare questi reperti archeologici (tossisce dalla polvere), ma quanti alberi hanno già sprecato per stampare questi libri cartacei e quanta plastica per foderarli!

Alex: Potremmo riciclare tutta questa carta e plastica, sostituendo questi libri cartacei con il formato digitale…

Emma: Guarda questo libro,  quante pagine… che spreco di carta. Ma chi l’ha scritto?

Alex: (lo prende dalle mani di Emma) Fammi un po’ vedere… (lo spolvera) Ah, è il Robinson Crusoe di D. Defoe. L’ho studiato quest’anno, lo so, lo so, è il prototipo del self-made man, l’uomo che incarna le capacità imprenditoriali della borghesia del suo tempo. Sull’isola deserta arriva da naufrago solitario, ma dall’isola esce vincitore, dominatore del territorio e di uno schiavo. Sai che durante la sua permanenza non si sofferma mai ad ammirare il paesaggio, preoccupato com’è di sottomettere la natura, di cogliere i frutti che essa gli offre per edificare un mondo di benessere e prosperità anche in un ambiente aspro e selvaggio.

Base musicale di accompagnamento a Robinson Crusoe

ESCE DAL LIBRO ROBINSON (Giancarlo Santini) CHE DECLAMA IL SUO PEZZO.

Where I was, I yet knew not; whether on the continent or on an island; whether inhabited or not inhabited; whether in danger of wild beasts or not. There was a hill not above a mile from me, which was very high, and which seemed to overtop some other hills. I travelled up to the top of that hill, where I saw my fate, to my great affliction: I was in an island environed every way with the sea: no land to be seen except some rocks. I found also that the island I was in was barren and uninhabited except by wild beasts. I had got home to my little tent. It blew very hard all night, and in the morning, when I looked out, no more ship was to be seen! I was a little surprised, but I was relieved that I had lost no time to get everything out of her that could be useful to me. I now begin to consider seriously my condition, and the circumstances I am reduced to. I also try to comfort myself as well as I can, and to set the good aspects of my situation against the evil ones.

Evil: I am cast upon a horrible, desolate island, void of all hope of recovery.

 Good: But I am alive; and not drowned, as all my ship’s company were.

 Evil: I am singled out and separated, as it were, from all the world, to be miserable.

 Good: But I am singled out, too, from all the ship’s crew, to be spared from death; and He that miraculously saved me from death can deliver me from this condition.

 Evil: I am divided from mankind – a solitaire; one banished from human society.

Good: But I am not starved, and perishing on a barren place, affording no sustenance.

Evil: I have no clothes to cover me.

Good: But I am in a hot climate, where, if I had clothes, I could hardly wear them.

Evil: I am without any defence, or means to resist any violence of man or beast.

Good: But I am cast on an island where I see no wild beasts to hurt me, as I saw on the coast of Africa; and what if I had been shipwrecked there?

 Evil: I have no soul to speak to or relieve me.

Good: But God wonderfully sent the ship in near enough to the shore, that I have got out as many necessary things as will either supply my wants or enable me to supply myself, even as long as I live. I must not despair: I am king and lord of all this country indefensibly, and have a right of possession; and if I could convey it, I might have it in inheritance as completely as any lord of a manor in England!convey it, I might have it in inheritance as completely as any lord of a manor in England!

Alex: (un po’ spaventato, chiude il libro, si gira verso Emma)…mi è sembrato di averlo visto… ma l’ho sognato?

Emma: Anch’io l’ho visto, Robinson (passa qualche secondo, spolverando) …forse siamo solo un po’ stanchi…su, rimettiamoci al lavoro.

Estratto da Robinson Crusoe di D. Defoe

traduzione a cura di Giancarlo Santini

Non sapevo dove mi trovavo. Se sul continente o in un’isola, se in un luogo abitato o disabitato, se vi fossero bestie selvagge o no. Vi era una collina non più lontana di un miglio da me, era molto alta e sembrava che superasse le altre colline. Giunsi in cima a quella collina, dove vidi il mio destino con grande desolazione: ero in un’isola circondata interamente dal mare, non si vedeva nessun’altra terra eccetto qualche roccia. Scoprii anche che l’isola su cui mi trovavo era arida e disabitata, eccetto che da bestie selvagge. Tornai a casa, nel mio piccolo rifugio. Il vento soffiò molto forte tutta la notte, ma la mattina, quando guardai fuori, non si poteva più vedere la nave! Ero abbastanza sorpreso ma anche sollevato: non avevo perso tempo ed avevo tirato fuori da essa tutto ciò che potesse essermi utile. Ora inizio a considerare le mie condizioni, e le circostanze in cui mi ritrovo. Cerco anche di confortarmi più che posso e di contrapporre gli aspetti positivi della mia situazione a quelli negativi.

Contro: Sono situato in un’isola orribile e desolata, privo di ogni speranza di salvezza.

Pro: Ma sono vivo, e non sono annegato, a differenza dei miei compagni.

Contro: Sono separato dal resto del mondo e sono stato scelto per essere infelice.

Pro: Ma sono anche stato scelto tra tutti i miei compagni per essere risparmiato dalla morte, e il Signore, che miracolosamente mi ha salvato dalla morte potrebbe liberarmi da questa condizione.

Contro: Sono diviso dal genere umano, sono un solitario, un bandito dalla società.

Pro: Ma non sono affamato , e non sto morendo in questo luogo arido senza alcun mezzo di sostentamento.

Contro: Non ho vestiti con cui coprirmi.

Pro: Ma il clima è caldo e se anche avessi vestiti difficilmente potrei indossarli.

Contro: Sono senza difese e mezzi per resistere agli attacchi di uomini e bestie.

Pro: Ma sono situato in un’isola in cui non vedo molte bestie selvagge che potrebbero aggredirmi, come vidi sulle coste dell’Africa, e se fossi naufragato lì?

Contro: Non c’è nessuna anima che possa parlarmi e consolarmi.

Pro: Ma Dio incredibilmente ha fatto giungere la nave abbastanza vicino alla riva che ho potuto tirar fuori da essa tante cose necessarie quante potrebbero soddisfare i miei bisogni o permettermi di sopravvivere anche per tutta la vita. Non devo disperarmi: sono senza dubbio il re e il signore di tutto questo luogo, ed esercito il diritto di possederlo, e , se potessi trasmetterlo, potrei darlo in eredità ai miei figli tanto quanto qualsiasi padrone di una proprietà in Inghilterra.

recensioni

“Medea. La donna, la madre, la straniera”, recensione

di Matilde Dell’Amico

Lo spettacolo a cui ho partecipato con i miei compagni a fine ottobre è stato molto interessante e coinvolgente, sotto ogni aspetto. I personaggi erano caratterizzati con cura e nell’interpretazione erano comunicati in modo realistico i vari stati d’animo. Personalmente mi è piaciuto molto il personaggio di Medea, soprattutto per il messaggio che voleva trasmettere. La ragazza che la interpretava aveva infatti dei nastri legati ai polsi che stavano secondo me a significare una sorta di “fili della coscienza”; la figura stessa della protagonista era accompagnata da altre donne, in cui si può leggere a mio avviso quasi l’eco della sua coscienza. Infatti la messa in scena voleva rappresentare in qualche modo la condizione di tutte le donne, partendo dall’esempio di Medea stessa.

Mi è sembrata una scelta efficace anche quella dell’ambiente in cui si è svolto lo spettacolo, l’ex Ospedale San Giacomo: assistere ad una rappresentazione itinerante si è rivelata per noi giovani spettatori una soluzione coinvolgente…insomma il tutto ha contribuito alla curiosità e all’attenzione nella visione.

recensioni

“Medea. La donna, la madre, la straniera”, recensione

di Benedetta Parodi

Medea, il dramma di una donna che a causa del suo dolore ha ucciso le persone a lei più care. Lo spettacolo “Medea. La donna, la madre, la straniera”, incentrato sulla storia di questa donna barbara e maga, è stato messo in scena da ragazzi come noi, o appena più grandi, studenti di scuola superiore o universitari che in maniera molto disinvolta sono riusciti ad entrare nell’animo di personaggi molto lontani dal nostro tempo.

Medea è una donna che ha dato tutto per il proprio amore, arrivando anche a compiere gesti estremi come quello di uccidere il fratello. Una donna che ama e che continuerà ad amare, ma torturata dall’oltraggio del marito che la tradisce con la giovane figlia di un re, per motivi di prestigio e non d’amore. Il suo cuore è infranto e nemmeno il sentimento che prova per i propri figli riesce a calmare la sua ira funesta, che si nasconde sotto una chioma di folti capelli e la corazza di una donna barbara. Cerca in qualsiasi modo di non uccidere i propri figli, ma il desiderio di non farli vivere in un mondo disonesto e falso sovrasta il suo senso di maternità.

articoli

Il ginnasio a teatro: “Medea. La donna, la madre, la straniera”

di Ludovico Begali

Nell’insolita cornice dell’ex Ospedale San Giacomo di Carrara, è stata allestita la rappresentazione di un adattamento della tragedia di Euripide “Medea”, messa in scena dal gruppo teatrale “Gli Itineranti”, guidati dal giovane regista Jacopo Marconi.

La locandina dello spettacolo

Lo spettacolo, svoltosi lo scorso 25 ottobre in una matinée per le scuole, è stato particolarmente apprezzato dalle IV e V ginnasio del Liceo Classico “E. Repetti”, che hanno seguito con molto interesse la rappresentazione. L’adattamento, le scene e la regia sono state curate da Jacopo Marconi, un ex alunno del liceo, che ha voluto mettere in luce soprattutto l’aspetto di madre assassina, di straniera discriminata e di donna orgogliosa di Medea.

Arianna Santini, anche lei ex studentessa del liceo, ha saputo rendere con molta sensibilità la figura della protagonista: una donna che per vendicarsi del tradimento del marito Giasone, interpretato da Gianni Andrea Vinchesi, mette da parte l’amore materno e uccide crudelmente i suoi figli, ma che ritrova nel finale la sua umanità quando dice di essere stanca di tutto lo scempio che aveva compiuto.

Spettacolo molto profondo: la tenacia di Medea, nel mantenere la sua dignità come figura di donna, nonostante i vari limiti che a quel tempo le erano imposti, riesce a vincere su ogni cosa, persino sull’immenso amore nei confronti dei figli.