fantasie ecologiche, NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

“There is pleasure in the pathless woods” – Nona e ultima parte

Si conclude con questa puntata il nostro viaggio nella fantasia ecologica che è stata messa in scena durante la NNLC2020. Abbiamo lasciato nella parte precedente Coleridge, con la sua Ballata dell’Antico Marinaio, vediamo qual è ora l’ultimo protagonista…

Alex: a proposito di rotta, mi fai venire in mente un personaggio di un romanzo, “Heart of darkness” di Joseph Conrad, che, spinto dal fascino per le cartine geografiche, rimane incantato da un posto incontaminato in Africa, in Congo, “il più grande” “il più vuoto”, attratto dal suo essere misterioso e sconosciuto, e quella natura selvaggia lo porta ad affrontare un lungo viaggio per mare, verso il cuore delle tenebre, verso la profondità del suo animo, il subconscio, sede dell’istinto primordiale.

ENTRA MARLOW (ZOE STROOBANT) CHE RECITA con CARTINE e MAPPAMONDO.

Now when I was a little chap I had a passion for maps.

I would look for hours at South America, or Africa, or Australia, and lose myself in all the glories of exploration.

At that time there were many blank spaces on the earth, and when I saw one that looked particularly inviting on a map (but they all looked that) I would put my finger on it and say, When I grow up I will go there.

The North Pole was one of these places, I remember. Well, I haven’t been there yet, and shall not try now. The glamour’s off. Other places were scattered about the Equator, and in every sort of latitude all over the two hemispheres.

I have been in some of them, and… well, we won’t talk about that.

But there was one yet- the biggest, the most blank, so to speak- that I had a hankering after.

“True, by this time it was not a blank space any more.

It had got filled since my boyhood with rivers and lakes and names. It had ceased to be a blank space of delightful mystery- a white patch for a boy to dream gloriously over.

It had become a place of darkness. But there was in it one river especially, a mighty big river, that you could see on the map, resembling an immense snake uncoiled, with its head in the sea, its body at rest curving afar over a vast country, and its tail lost in the depths of the land.

And as I looked at the map of it in a shop-window, it fascinated me as a snake would a bird-a silly little bird.

Then I remembered there was a big concern, a Company for trade on that river.

Dash it all! I thought to myself, they can’t trade without using some king of craft on that lot of fresh water-steamboats! Why shouldn’t I try to get charge of one? I went along Fleet Street, but could not shake off the idea. The snake had charmed me.

Base di accompagnamento musicale a Marlow

Marlow da Heart of Darkness di J. Conrad (Capitolo I)

Traduzione a cura di Zoë Stroobant

Allora, quando ero un ragazzino, avevo una passione per le mappe.

Avrei guardato per ore il sud America, l’Africa o l’Australia e mi sarei perso in tutte le gioie dell’esplorazione.

A quei tempi c’erano molti posti sconosciuti sulla terra, e quando ne vedevo uno che sembrava particolarmente invitante su una mappa (ma tutti lo guardavano), lo indicavo con il dito e dicevo ‘Quando crescerò, andrò lì.

Il Polo Nord era uno di questi posti, ricordo. Beh, non ci sono ancora stato, e non ci proverò ad andare ora. Il fascino è svanito.

Altri posti erano sparsi vicino all’equatore e in ogni sorta di latitudine in tutti due gli emisferi.

Sono stato in qualcuno di quelli, e… dunque, non ne parleremo.

Ma ce ne era ancora uno – il più grande, il più vuoto, così si diceva – per il quale ho avuto un desiderio ardente.

È vero che  a quell’epoca non era più un luogo sconosciuto.

È stato riempito fin dalla mia adolescenza di fiumi, laghi e nomi.

Smise di essere un luogo sconosciuto di intrigante mistero – una zona bianca su cui un ragazzo poteva ancora continuare a  fantasticare.

Divenne un luogo di tenebre. Ma c’era al suo interno un fiume in particolare, un gran fiume possente che potevi vedere dalla mappa, somigliante a un enorme serpente  srotolato, con la testa nel mare, il suo corpo a riposo posizionato lontano su un vasto territorio e la sua coda persa nelle profondità della terra.

E non appena vidi la mappa in una vetrina, mi affascinò come un serpente affascinerebbe un uccellino, un uccellino sciocco.

Allora ricordai che c’era una grossa impresa, una società per il commercio su quel fiume.

Perbacco! Pensai tra me e me, non possono commerciare senza usare un qualche tipo di imbarcazione su tutta quell’acqua dolce – battelli a vapore!

Perché non provare a prendere un incarico su una di quelle imbarcazioni? Camminai per Fleet Street, ma non riuscivo a scrollarmi di dosso l’idea. Il serpente mi aveva incantato.

(tornano in scena Alex ed Emma)

Alex è affascinato da Marlow…….(TUTTI IN PIEDI, NELLE POSIZIONI DEI PERSONAGGI)

Emma: Forse se non avessimo preso in mano questi libri non avremmo potuto capire quanto l’ambiente sia sempre stato a cuore a persone sensibili come poeti e pittori, che si accorgevano di quanto importante sia il rispetto per la natura…

Alex: E se anche noi seguissimo il loro esempio?

Emma: In che senso?

Alex: Potremmo, come faceva Wordsworth a Lake District, passeggiare nelle nostre zone e riscoprire il beneficio di stare a contatto con i boschi, il mare… Sai che in Giappone i medici consigliano di camminare nei boschi come terapia di benessere?

Emma: Dai, davvero?!! Allora sbrighiamoci a finire di spolverare questi libri, che poi, dai, dobbiamo ammetterlo,  non sono affatto uno spreco di carta, sono arrivati fino a noi dopo tanti secoli, pensa invece se fossero stati pubblicati solo in formato digitale, come avremmo potuto leggerli se la tecnologia cambia di continuo.. e poi sarebbero usciti gli scrittori o i poeti da un CD??

Dai, facciamo presto, così possiamo andare a fare una bella passeggiata in spiaggia prima del tramonto! .. e magari raccogliamo anche un po’ di plastica, che va così di moda…

Alex: Buona idea, andiamo…

THE END

La conclusione dello spettacolo

fantasie ecologiche

Le peregrinazioni di una bottiglia di plastica

di Zoë Stroobant

Ah quanto è dura la mia vita! Quante sono le conseguenze della sua vita sulla terra…se soli gli uomini ci venissero incontro!

Purtroppo siamo sole e, visto che siamo passivamente portate da una o da un’altra parte, non possiamo nemmeno aiutare l’uomo a inquinare di meno, perché non abbiamo il dono della parola o del movimento.

Io mi sono ritrovata nel parco di una scuola elementare. Sono arrivata in questa città quasi due settimane fa, giorno più o giorno meno, dopo aver girato in lungo e in largo! E ciò succede perché nessuno si è preso la briga di buttarmi in un bidone della plastica, preferiscono anzi lasciarmi per terra o in mare… dove posso ben inquinare. Come mi sento in colpa!

Ma cosa mi era successo? Partiamo dall’inizio e ripercorriamo tutti i passi della mia tragica e stancante vita.

Sono stata creata in una fabbrica anni e anni fa, con molte altre mie simili. Dopo essere state sigillate ed etichettate, ci hanno portate in un negozio in confezioni da sei bottiglie l’una per essere vendute a quegli umani irrispettosi. Tutte le altre bottiglie erano spaventate, raccontavano storie di ogni tipo su bottiglie che sono state lasciate in mare dove inquinano il pianeta, bottiglie riciclate per creare pile oppure bottiglie che vengono buttate in appositi bidoni con altre bottiglie del loro stesso materiale.

I giorni passarono e rimasi lì per davvero molto tempo. Finalmente arrivò il giorno in cui venni comprata da una famigliola felice e disponibile, ne fui molto lieta, ero contenta del fatto che mi avrebbero portato a vedere il mondo, ed ero sicura anche di sapere come fosse: pieno di paesaggi uguali a quelli che vengono disegnati sulle nostre etichette, quindi molto verdi, con alberi, piante, fiori e farfalle. Mi portarono a casa loro e dai finestrini dell’automobile notai molte fabbriche nel paesaggio, molto simili a quella dalla quale sono uscita, pochissimi alberi e piante, neanche una farfalla che svolazzava in giro.

Arrivata a casa, sono stata messa in frigo, in mezzo a bottiglie di vetro, altre di plastica come me e cibi di ogni tipo. Sono stata poco in frigo, mi hanno subito svuotata dall’acqua che mi riempiva per accompagnare la loro cena, alla quale ho avuto modo di prendere parte, essendo stata posizionata sul tavolo. A tavola gli umani che abitano quella casa hanno parlato molto, specialmente il più piccolo, che ha chiesto ai suoi genitori cosa fosse l’inquinamento. Avendo anche io ascoltato, sotto sotto mi sono sentita molto in colpa perché io, una povera bottiglia, sono fatta di uno dei materiali più inquinanti.

La mattina seguente il bambino mi ha portata nella sua scuola. Noncurante di quanto detto dai genitori, ossia di quanto sia importante fare la raccolta differenziata, una volta uscito da scuola mi ha gettata come se fossi stata un pallone nel cestino dell’immondizia indifferenziata: il bambino però non aveva una gran bella mira e perciò sono caduta per terra.

Quindi eccomi qui, pronta ad inquinare il terreno e a causare grandi danni alla terra di questi umani che, nonostante sappiano come salvare la loro casa, continuano a trattarla male e a sporcarla. Se solo le mie parole non fossero sprecate, e potessi dire le cose come stanno, urlare a squarciagola e ribadire una volta per tutte che noi bottiglie dobbiamo essere riciclate, riusate per diminuire lo spreco…Cambierà mai qualcosa? O umani, mi ascolterete mai? Capirete mai l’errore madornale che state facendo, non interessandovi a ciò che accade?

Per fortuna, tempo dopo, sono stata finalmente raccolta da un’impiegata dell’A.M.I.A. e mi hanno portato in una discarica dove sono stata riciclata e sono diventata così una nuova bottiglia di plastica, con più o meno il medesimo destino. Questa volta però sono stata comprata da una famiglia di turisti in una località balneare nella stagione estiva e sono stata portata con loro al mare. Un luogo a dir poco magnifico, con dei colori splendidi, caldi e pieni di vita, c’erano un sacco di persone felici che correvano e nuotavano in ogni direzione, ma come ho già detto il mio è un destino molto tragico.

Quella splendida giornata di sole a causa del riscaldamento globale e quindi dell’anomalo variare delle stagioni si tramutò in un diluvio. I turisti e i bagnanti fuggirono, lasciando me e moltissima altra sporcizia in quel paradiso terrestre e rovinando il luogo che fino ad un attimo prima li aveva resi immensamente felici.

Il mare ci ha trascinato dentro di sé, portandoci sempre più a largo e facendoci vagare senza meta, ma con l’involontario scopo di inquinare la terra.

questione di prospettiva

Adolescenti VS adulti: i primi amori

di Zoë Stroobant

Ragazzo. Caro diario, sono io, Zoë, quindicenne innamorata e ostinata. Sai diario, sono successe molte cose in questo mese. Ti riassumo: ho conosciuto un ragazzo, ci siamo innamorati e messi insieme, ma ora è tutto cambiato. Ha detto che forse gli piace anche un’altra, che io continuo a piacergli tanto, ma che forse c’è anche lei. Gli ho dato un ultimatum: o lei o me. Gliel’ho detto fin dall’inizio, non ho alcuna intenzione di dividerlo con altre. Eppure diario, se dovesse scegliere me, penso che tornerei insieme a lui, non rinuncerei alla nostra storia e gli darei un’altra opportunità. Ma queste sono parole nel vuoto: finché non lo vedrò non saprò che cosa fare!

Adulto. Caro diario, sono proprio esaurita! Ho deciso di scrivere un diario per sfogarmi! Zoë, mia figlia, sta dando corda al suo fidanzatino che la sta prendendo solo in giro. La cosa che mi sorprende, però, è che non se ne stia rendendo conto, o peggio, che creda al primo ragazzo che si presenta con una bugia bella e buona! Crede che lui tornerà… io le ho detto di lasciarlo e andare avanti, ma appena ne parla scoppia in lacrime. È così ingenua! Pensa che lui sarà diverso? Pensa che questa situazione non sia capitata ad altre ragazze o a me? C’è un’unica soluzione: lasciarlo, così che si senta lei più forte!

classici e moderni sulla diversità, recensioni

“In una notte di temporale”, recensione

di Zoë Stroobant

In una notte di temporale” di Yuichi Kimura è un testo molto attuale che parla di diversità e pregiudizi. La vicenda narrata riguarda due animali, apparentemente diversi, ma che, conoscendosi, si scoprono uno amico dell’altro. Lo consiglio a persone di tutte le età, soprattutto perché anche noi giovani ci siamo dimenticati della bellezza del diverso, della diversità che unisce anzi che dividere e quindi, visto che l’unico modo per sconfiggere l’odio è la cultura, tutti dovremmo leggere il racconto almeno una volta nella vita e farci qualche domanda.

racconti brevi

Una storia d’intolleranza

di Zoë Stroobant

Era già stato programmato tutto: la banda era pronta, i ballerini pure e il luogo era lo stesso di 11 anni prima, perfetto e romantico al punto giusto.
Era il 2007, a Carrara in Piazza D’Armi si incontrarono per la prima volta due anime gemelle separate da spazio e tempo, che sono riuscite però a trovarsi e innamorarsi follemente.
Lei, Luana, aveva appena finito gli studi e aveva deciso di trasferirsi un anno in Italia per perfezionare le sue doti artistiche: era una ragazza estroversa, cordiale e intelligente. Veniva dalla periferia di Rio de Janeiro, i suoi genitori faticavano a pagarle gli studi, ma lei, grazie alla sua determinazione, era riuscita a ottenere una borsa di studio.
L’altra lei, Kumiko, veniva da Tokyo e, non volendo seguire le regole ferree dei suoi genitori, cioè diventare una programmatrice di droni e portare avanti l’impresa di famiglia, aveva deciso di scappare e andare dove nessuno l’avrebbe trovata: una piccola città italiana, Carrara, dove avrebbe potuto seguire la sua vera passione, cioè la musica.
Kumiko viveva nel 2432, era una bellissima e sveglia ragazza, con idee troppo originali per la sua epoca, dominata dalla tecnologia che proibiva ogni forma di espressione artistica. Per questo era scappata e si era mimetizzata così perfettamente che nessuno avrebbe capito che veniva dal futuro.

Nessuna delle due aveva idea che quella giornata avrebbe cambiato per sempre le loro vite.

Il ”Kephri”, la valuta universalmente utilizzata nel 2432, non era ancora stata inventata nel 2007: perciò Kumiko si dovette arrangiare, suonava la chitarra per strada e stava cantando ”Waterloo”, degli ABBA, per racimolare qualche spicciolo, quando… proprio in quel momento stava passando Luana che, impressionata da quella voce dolce e da quel suono delicato, si sedette per terra ad ascoltarla estasiata e cercò di coglierne ogni tratto, ogni aspetto, per poter ricordare quell’evento per sempre.
Agli occhi di Luana Kumiko era bella come un fiore appena sbocciato, allo stesso tempo misteriosa e incantevole.
Dopo aver ascoltato tutta la scaletta di Kumiko, Luana le si avvicinò e la invitò a mangiare un gelato… Kumiko si mostrò riluttante, non volle dare confidenza ad un’estranea e perciò declinò l’invito.
Quella stessa sera, però, Luana si ripresentò davanti a Kumiko, per riascoltarla: alla fine Luana le richiese di uscire e, non sapendo dove altro andare, l’altra accettò.
Ci volle veramente poco per far innamorare anche Kumiko di Luana; erano perfette insieme e dopo quella serata ogni giorno fu così.
Si incontravano e uscivano finché un giorno Kumiko fu costretta a rivelare all’amata il suo segreto: Luana non riusciva a capire, le sembrava impossibile, ma alla fine, dopo le molteplici prove di Kumiko, elaborò la cosa.
Gli anni passarono e nulla cambiò, andarono a vivere insieme, fecero progetti e si amarono alla follia.
Le due decisero di adottare un bambino dall’India, dopo 11 anni, tra litigi e risate, si erano create una bellissima e unica famiglia e vivevano tutti nella città dove tutto era cominciato.
Luana aveva preparato uno spettacolo appositamente per l’amata, alla fine del quale le avrebbe chiesto di sposarla.
Peccato che, mentre Luana si stava dichiarando, un uomo le sparò un proiettile al petto, mandandola in condizioni assai critiche all’ospedale.
L’attentatore si costituì dopo 10 giorni, dicendo che il suo movente era stato l’odio che provava nel vedere due donne stare insieme.
L’amore è amore, ma a causa dell’odio Luana morì, lasciando da soli Kumiko e il figlio, che furono costretti a tornare in Giappone, nelle grinfie di una vita monotona e prestabilita alla quale Kumiko era purtroppo legata sin dalla nascita.