di Matilde Dell’Amico
La mia città è caratterizzata da una varietà di paesaggi che va dalle montagne al mare, dalle colline ad ampi spazi occupati da campi e prati. Ciò che più mi attira è però proprio il mare, soprattutto nelle stagioni in cui è meno frequentato. D’estate la spiaggia è infatti coperta da distese di ombrelloni e persone schiamazzanti, che ne fanno decisamente perdere il fascino. Negli altri mesi dell’anno invece il mare si riveste di una placida quiete, interrotta soltanto dai suoni cadenzati prodotti dall’infrangersi delle onde sugli scogli. Il mare si tinge spesso di colori scuri: quando il cielo è grigio e risulta in sé minaccioso, proprio in quei momenti per me invece rappresenta uno spazio di riflessione, in cui i miei pensieri hanno voce. Come le onde, a volte alte, a volte quasi impercettibili, muovono la superficie del mare, così le sensazioni mi sconvolgono, ora si infrangono sulla battigia, ora tornano indietro. I suoni ritmati rilassano i muscoli, fanno chiudere gli occhi, infondono una certa sicurezza che ha l’effetto di allentare le tensioni di tutta la giornata. Niente è banale, neppure poter guardare i colori del mare.
