impressioni di viaggio

…dal viaggio studio a Edimburgo

di Sofia Antonioli, Fabio Baldelli e Benedetta Parodi

Le impressioni di Sofia

Il viaggio studio è un’esperienza fantastica che consiglio a tutti. Questo era il mio primo anno e la meta è stata Edimburgo, capitale della Scozia. Devo dire che il viaggio è stato organizzato davvero bene e inoltre ho avuto la fortuna anche di capitare in una bella casa. Per chi non lo sapesse questi viaggi funzionano così: si vive in una famiglia locale, si va a scuola al mattino, al pomeriggio si fanno ogni giorno delle attività diverse e, se resta del tempo, si va in centro; poi la sera si ha anche la possibilità di tornare a scuola per stare un po’ tutti insieme e fare vari giochi di gruppo.

Siamo partiti domenica 8 settembre, la mattina, da Carrara per arrivare a Milano Malpensa e da lì abbiamo preso il volo; un ragazzo più grande ha avuto un problema con il documento di identità così non si è potuto imbarcare, ma per fortuna è riuscito a prendere un volo e ci ha raggiunto il giorno seguente.

Appena arrivati in UK siamo andati a scuola, dove ci aspettavano le varie famiglie per portarci a casa. Dal giorno successivo è iniziata la routine e dopo i cinque giorni di scuola ad ognuno dei partecipanti è stata riconosciuta una certificazione linguistica in base al livello raggiunto. Il sabato è stato invece occupato da una visita e dalla preparazione delle valigie…ahimé per tornare in Italia.

Per me è stata un’esperienza intensa e bellissima che mi ha fatto crescere, imparare a darmi degli orari, mi ha permesso di visitare un sacco di posti nuovi e soprattutto mi ha aiutato a parlare meglio una lingua straniera importante come l’inglese.

Le impressioni di Fabio

Durante l’anno scolastico 2018/2019 a noi alunni del liceo classico Repetti è stato proposto di partecipare ad un viaggio studio, organizzato dalla professoressa Luciana Tomassi. Meta scelta Edimburgo, capitale della Scozia. Avevamo l’occasione di vivere in una famiglia scozzese e di visitare una capitale, occasione che io ed altri quattro miei compagni di classe abbiamo deciso di non farci sfuggire.

E così l’8 settembre siamo partiti per un’avventura indimenticabile. Una volta atterrati ci siamo diretti in autobus verso la Mackenzie School of English, la scuola dove le mattinate seguenti avremmo avuto le lezioni di inglese. Ad aspettarci c’erano i nostri tutori, o come vengono definiti in inglese, i nostri “Host Parents”. Proprio lì il mio compagno Lorenzo ed io abbiamo conosciuto la nostra Host Mom, Nick, che nel corso della settimana si è rivelata essere una delle persone più dolci e gentili di tutta la Scozia. Casa sua era molto carina, Lorenzo ed io avevamo una bella stanza tutta per noi e non avevamo molte restrizioni da parte di Nick. Ci siamo trovati anche molto bene per quanto riguarda il cibo: non ci aspettavamo di trovare cibo così buono così lontano da casa. A parte quella volta in cui Nick ha cercato di uccidere Lorenzo offrendogli della pasta al pesto, contenente ingredienti che lo avrebbero condotto ad un destino fatale. Quando l’abbiamo informata lei, dopo aver imprecato ripetutamente, si è scusata molte volte con Lorenzo e gli ha subito preparato altro.

Andiamo per ordine. Il primo giorno è stato il momento di un test iniziale svolto da tutti gli alunni in modo tale da essere divisi per classi in base alla padronanza della lingua inglese. Successivamente sono subito iniziate le lezioni, che nel corso della settimana ho trovato molto interessanti e, a tratti, divertenti. Ogni giorno a scuola facevamo attività circa un certo argomento, come lo sport, i sogni, le storie, i modi di dire, gli spot pubblicitari e l’educazione. Questi ultimi due sono stati quelli che ho apprezzato maggiormente, perché nel primo ho avuto la possibilità di realizzare uno spot su una marca di crocchette di pollo frizzanti e di uccidere il mio prof. con un pollo, e nel secondo di fare una lezione-gioco sulla letteratura italiana ottocentesca in qualità di insegnante.

Ogni pomeriggio abbiamo fatto varie escursioni accompagnate da attività in inglese. Il lunedì è stata organizzata una sorta di caccia al tesoro nel cuore della città. Pochi sono riusciti a concluderla. Perché? Posso solo dirvi che ci siamo persi, ma la vera risposta rimarrà nei negozi del centro. Tra l’altro gli accompagnatori hanno ritrovato un tablet, con cui dovevamo svolgere l’attività, al negozio di Harry Potter, probabilmente si è perso anche lui!

Durante la nostra avventura, oltre ad aver esaurito il credito delle carte nei negozi, abbiamo visitato il Royal Botanic Garden, lo Scottish National Museum, il castello di Edimburgo, l’acropoli della città e la National Gallery of Modern Art. Inoltre giovedì gli accompagnatori ci hanno guidato in un Harry Potter Tour per la città, grazie al quale abbiamo potuto conoscere la storia di vari monumenti e di visitare un vecchio cimitero scozzese, dove J.K. Rowling si è ispirata per alcuni nomi dei protagonisti della saga. Sabato abbiamo visitato il monumento a Wallace a Stirling; ci siamo ritrovati a dover affrontare scale a chiocciola in pietra che sembravano non finire mai, ma siamo arrivati in cima alla torre, dalla quale si poteva ammirare un panorama grandioso. Proprio sulla torre è accaduto un episodio molto divertente: il mio compagno Federico ha fatto cadere le cuffiette bluetooth dell’Iphone dalla torre, le quali però sono rimaste appoggiate su di una canaletta di scolo in pietra. Le cuffiette erano irraggiungibili, o così credevamo, ma grazie ad un utensile speciale e alle lunghe braccia di Alessandro siamo riusciti a recuperarle. L’euforia era immensa. Ci siamo sentiti più felici di William Wallace dopo la vittoria allo Stirling Bridge.

Visitando questi luoghi abbiamo avuto l’opportunità di ammirare magnifici panorami, osservare varie opere d’arte e imparare molte cose nuove. Abbiamo avuto del tempo libero e ciò ha portato, già nel secondo giorno, ad un’esperienza unica con gli autobus: Lorenzo ed io purtroppo per tornare a casa siamo saliti sull’autobus sbagliato, perciò abbiamo dovuto fare un bel pezzo a piedi.

Per quanto riguarda le fredde serate edimburghesi le abbiamo passate a scuola, giocando e chiacchierando. Alcune però erano speciali: il giovedì sera infatti ci siamo cimentati nelle fatidiche danze scozzesi. Ne siamo usciti molto sudati ma molto compiaciuti. È stata una serata divertentissima, piena di risate, inciampi vari, gente altamente scoordinata e ragazzi in gonnellino, che si è conclusa con l’esibizione di un vero scozzese che suonava la cornamusa. Uno dei momenti migliori è stato proprio quando io ed altri compagni, accompagnati dalla musica, abbiamo indossato dei costumi tipici scozzesi.

Nel complesso abbiamo passato una settimana bellissima, alle prese con autobus, inglese, shopping e cibo.

Nick ci mancherà molto e non vediamo l’ora, un giorno, di poter ritornare a Edimburgo.

Le impressioni di Benedetta

Non sapere, non conoscere, essere piccola davanti a un luogo sconosciuto, a nuove opportunità, ad un nuovo viaggio. Questo era quello che provavo quando ero sull’aereo in direzione Edimburgo. Dall’alto le montagne grandi e maestose, ormai pronte per l’arrivo dell’inverno, mostravano i loro primi pizzetti bianchi sul mento ossuto e spigoloso.

Volo sulle nuvole, sono solo un puntino bianco immerso in un mare di grandezza; mi sento leggera e potente perché riesco ad essere più in alto di qualsiasi cosa.

Edimburgo è una città che al mio sguardo è infinita, ma in continua evoluzione come l’universo, coccolata dalle calde colline alle spalle e un freddo mare del nord davanti a sé. La completano le numerose casette costruite in serie ed alternate a luoghi verdi che sembra di essere in paradiso.

Vedute di Edimburgo dal Castello

Era la prima volta che senza i miei genitori andavo in un altro paese, in una nuova città dove il saper parlare era “il pane del giorno”.

Questa vacanza mi ha fatto crescere in tutti gli ambiti: culturale, relazionale, ma soprattutto nel credere più in me stessa sfruttando al massimo la mia memoria e la certezza sulle cose da svolgere. La vacanza da soli è come un salto dalla scogliera: all’inizio sei un po’ titubante, ma poi dopo esserti lanciato ti chiedi “Ma perchè non l’ho fatto prima?”

in fact the unknown is the sugar of the soul

(infatti l’ignoto è lo zucchero dell’anima)

questione di prospettiva

Adolescenti VS adulti: i primi amori

di Sofia Antonioli

Ragazzo. Clara era una ragazza bella e gentile, aveva appena compiuto sedici anni ed aveva da poco trovato un ragazzo di tre anni più grande di lei, di quasi diciannove anni. Clara era entusiasta di dirlo alle sue migliori amiche, Ilenia e Vanda, che appena ne vennero a conoscenza impazzirono dalla gioia per lei: “ Oh! Clara, sarà l’amore della tua vita!”, “Oh! Clara, ce lo devi assolutamente presentare!”, “Oh! Clara, è un po’ grandicello ma sicuramente state bene insieme!”

Adulto. Clara era una ragazza bella e gentile, aveva appena compiuto sedici anni ed aveva da poco trovato un ragazzo di tre anni più grande di lei, di quasi diciannove anni. Un giorno decise che era il momento di dirlo ai suoi genitori, così durante una cena si fece coraggio e ne parlò. La madre impallidì e poi cominciò a dire, con voce alterata: “ Cosaaa?” e il padre, dopo essersi strozzato con la pasta: “ Un diciannovenne? Ma sei pazza? È grandissimo per te!”, e ancora la madre “ Ma come lo hai conosciuto? Clara non ti fidare…!”. I due continuarono a tartassarla per tutta la sera e alla fine la ragazza, per zittirli, disse che era tutto uno scherzo.

racconti brevi

Lisa Falcone

di Sofia Antonioli

Lisa non sapeva cosa fare, si trovava nel mezzo e come sempre non sapeva cosa fare. Cosa sarebbe stato meglio? Entrare nel girasole e ottenere la vita che aveva sempre desiderato o restare in quel freddo mondo pieno di sofferenza ma con le persone che amava? Era il giorno del suo dodicesimo compleanno e Lisa Falcone aveva desiderato di poter cambiare vita; infatti la ragazza viveva nella fredda periferia di Torino senza soldi, la mamma non lavorava e il babbo riusciva a racimolare qualcosa raramente facendo qualche lavoretto. Erano tempi duri, era da poco finita la guerra e la ragazza non andava a scuola, usava sempre i soliti stracci, ma, con l’arrivo dell’Inverno, il freddo si faceva sentire e una leggera coperta di lana non bastava più; i genitori le volevano bene ma non riuscivano a curarsi di lei e, quando non litigavano, si preoccupavano solo di riuscire a trovare da mangiare, con scarsi risultati. Così Lisa, che non aveva neanche una candelina da spegnere per il suo compleanno, espresse il suo desiderio la notte prima di addormentarsi. La mattina dopo, appena sveglia, si ricordò di un sogno strano: si trovava in un mondo bello, luminoso, pieno di fiori e di bambini come lei, dove tutti erano felici; ad un certo punto un signore si era avvicinato, dicendole: “Benvenuta Lisa, questo è il tuo desiderio, vieni con me, ti mostro tutto.” Nonostante i suoi genitori le avessero detto di non fidarsi degli sconosciuti, lei stava sognando e dunque non era consapevole delle sue azioni, così, senza neanche pensarci un attimo, seguì il signore. Questo la condusse nella zona rosa della città per mostrarle la sua camera: Lisa avrebbe alloggiato nella “Pensione dei sogni” nella camera arcobaleno, con un’altra ragazza della sua età che si chiamava Maria e le sembrava davvero molto simpatica. La camera era enorme e calda, e nei corridoi c’erano dei signori che regalavano strani fagioli colorati chiamati caramelle. Inoltre Lisa aveva appena trovato un’amica e tutto ciò non le sembrava vero. Il signore, dopo averla accompagnata, se ne andò, mentre Maria la portava a fare il giro della cittadina. La città era piena di bambini e ragazzi, non c’erano adulti e c’era solo un anziano, quello che si era presentato a Lisa. La bambina amava quel posto: fontane, colori, fiori di ogni genere, tanti amici, caldo, cibo, nessuna preoccupazione, nessun litigio; le sembrava così reale… ma appena sveglia capì che era solo un sogno. Durante il pomeriggio fece la sua solita passeggiata, quando ad un certo punto vide per una stradina della fredda metropoli lo stesso signore del sogno che le stava venendo incontro con un grande girasole in mano. A quella vista si spaventò, poi pensò di essere pazza e corse via. Corse a gambe levate fino a che il fiato non le bastava più; pensava di aver seminato quell’uomo e si fermò sotto un vecchio ponte, ma l’anziano le si parò davanti come per magia. Nella testa di Lisa tuonavano mille pensieri: “Come è possibile che sia reale? Mio Dio, forse sono pazza? E se fosse qui per farmi del male? E se quello non fosse stato solo un sogno? E se invece fosse qui per farmi del bene?”. La ragazza si domandava questo senza essere spaventata, perché nel suo sogno quel signore era una brava persona. Ad un certo punto lui iniziò a parlare: “Cara Lisa, sono qui per portarti con me nel mondo dei tuoi sogni, lì non ti mancherà niente, avrai tanti amici, piatti sempre pronti, nessuna preoccupazione, insomma tutto ciò che hai vissuto la scorsa notte.” L’uomo lanciò il girasole per terra e da esso si aprì un portale magico; la ragazza era tentata, si trovava nel mezzo e come sempre non sapeva cosa fare. Da una parte avrebbe continuato a vivere tristemente, ma con le persone che nonostante tutto amava, e dall’altra avrebbe potuto vivere la vita che tanto desiderava. Respinse la tentazione, guardò il signore e disse: “La ringrazio moltissimo per questa opportunità, ma preferisco rimanere qui, se i desideri si possono avverare allora la mia famiglia starà meglio, ne sono certa! Ah e non si dimentichi di salutarmi Maria.” L’uomo la guardò sbigottito, nessun bambino aveva mai rinunciato al suo desiderio, dopodiché saltò dentro al girasole e scomparve nel nulla.

classici e moderni dall'infanzia all'adolescenza

“Io non ho paura”, recensione

di Sofia Antonioli

Dopo una prima lettura avrei sconsigliato il libro a molte persone perché, nonostante l’ultima parte sia efficace e commovente, tutto il resto l’avevo trovato alquanto noioso. Ma una volta riletto il libro, devo dire di averlo apprezzato tutto, dall’inizio alla fine.

In un primo tempo viene spiegata la vita problematica di un ragazzino del Sud: il narratore è proprio questo bambino, Michele, e grazie alle sue parole riusciamo a immedesimarci e a vedere la vita come la vede lui. Il ragazzo, nonostante la gravità della situazione, affronta tutto con una grande spensieratezza, dovuta all’incoscienza di ciò che gli sta intorno, e diventa in segreto amico di un bambino rapito e trovato per caso nella casa – nascondiglio, Filippo.

In un secondo tempo, a seguito dell’arrivo di uno strano collega del papà di Michele, la vicenda si fa interessante e si crea un senso di suspense che mi ha portato a leggere l’ultima parte del libro velocemente.

La parte migliore a mio parere è il finale. È veramente bellissimo, chiude il cerchio che si è creato all’inizio e lascia l’autore senza parole e con una certa amarezza per la fine di Michele.

Se vi piacciono i libri con uno sfondo mafioso e che raccontano una storia realistica, ve lo consiglio assolutamente!