fantasie ecologiche

Pioggia acida

di Alessia D’Amico

Oggi le gocce di pioggia scivolano sui vetri condensati delle finestre, e noi con pazienza aspettiamo.  

Non sappiamo bene che cosa.  

Un tornado, pioggia acida? O forse un fiume che decide di essere stufo di soffocare per via delle solite strette sponde cementizie, e caldaie che finiranno per scaldare la terra più di casa nostra, nubi tossiche che macchieranno l’aria finché l’aria non sarà più trasparente? Due anni fa di fronte ai nostri occhi è bruciata l’Australia, è bruciata l’Amazzonia come carta straccia, e noi con pazienza aspettiamo. Aspettiamo di vedere il cielo notturno senza più stelle, perché i lampioni e lo smog della città le avranno spente tutte. E allora saranno i fanali delle macchine, le nostre stelle. Il mare non sarà più fatto di acqua, ma di pezzi liquefatti di bottiglia che nuoteranno in un catrame vischioso e bollente come colla a caldo. Forse un giorno ci faranno naufragio gli iceberg, in quel mare plumbeo, come tanti giganteschi Titanic – è la legge del contrappasso. E poi, nelle terre del Nilo, dove un’oasi prosciugata ha lasciato nel solco della sabbia alghe morte e scheletri di coccodrillo, il caldo arderà vive le ultime palme di fronte a uno scenario di fili secchi, sottili come capelli, che un tempo erano stati i verdi papiri.    

Oggi piove, piove a dirotto, e noi aspettiamo. Ma che cosa aspettiamo? Aspettiamo un futuro in cui berremo acqua velenosa che sa di cloro, e inghiottiremo mercurio, monomeri di metano, acesulfame potassico e pesticidi. Un domani in cui, invece di rispondere al telefono, ci spediremo l’un l’altro lunghe lettere in bottiglia, affidandole alla corrente di un mare morto che ha sommerso la città intera. Ed è certo che quel giorno, quando accadrà, la pioggia che adesso batte fuori sul selciato ci scivolerà sulle guance.   

Oggi noi aspettiamo, ma nessuno passa.  

È forse per questa pioggia torrenziale che colpisce la terra come se fosse arrabbiata, come se volesse avvisarci che abbiamo sprecato decisamente troppi giorni ad aspettare immobili sotto la pioggia, e che non c’è riciclaggio per il tempo buttato.  

Allora, che si fa?  

Non ti sei stancato di aspettare?  

Prendimi la mano, che io prendo l’ombrello. Non vedi? Non guardi fuori dalla finestra? C’è già chi è uscito in strada, nelle piazze, nel cortile sul retro della scuola. Sono milioni di ombrelli colorati, milioni di zaini senza libri, un lungo striscione su cui hanno scritto a pastelli il futuro. Che giorno è oggi? Venerdì, e domani sarà sabato. Quindi prendimi la mano, che io prendo l’ombrello.  

Speriamo che domani non piova.  

frammenti di pensieri

Miriade di smeraldi

di Anonimo del Sublime

Ah maledetta
lasciami bagnare del fiore i petali,
che il rubinetto pieno rischia di esplodere.
Nemmeno il tempo di capire che
subito mi ritrovo a scrivere.
Il groppo in gola prepotente si sente e
tu subito vuoi giocare con me, 
il corpo che trema 
spasmi di una violenta tempesta che 
le mie mani fredde rende.
Gli occhi ghiacciai gelati 
solo schegge appuntite regalano, 
trafiggono il fiorellino e 
la me fanciulla triste s’imbroncia.
Vorrei piangere ma ormai 
il fiore morto non berrebbe piú 
quindi é inutile arrossare gli occhi.
Vedo ancora quei petali delicati 
ali della fata che lí aveva dormito, 
quei colori che il sole illuminava, 
quel profumo che l’aria trasportava e
la bellezza che solo io riuscivo a vedere.
I brividi non riesco a calmare 
a meno che…
In attesa di non so cosa 
seduta tra i fili smeraldi resto e 
vorrei essere anch’io come loro 
piccoli felici che si bagnano del vento.
Darei tutto per non avere domande in testa 
perché il peso si sta facendo troppo,
la testa duole sempre piú ogni ora e 
piú continuo a capire 
piú il mio cuore piange schegge e 
io voglio smettere di uccidere fiori, 
restare fanciulla che gioca a nuotare 
in quel mare verde prezioso.
Inevitabile giunge per ognuno e 
io la attenderó serena 
in quel giardino dietro gli occhi 
che ogni notte nutro di sogni 
di speranze e di lacrime non versate.
Quando arriverai, pure tu 
vorrai provare la comoditá della mia erba e
desiderio non sará più di portarmi via, 
perché quel piccolo eden appassirebbe.
Giocherai con me per poi 
con la linfa sulle dita 
andare avanti 
per cercare 
altri bei giardini fioriti.
Forse era meglio 
sin da subito diventare 
filo d’erba.
frammenti di pensieri

Giallo mimosa

di Anonimo del Sublime

Quanti piccoli soli tutti vicini 
Attaccati allo stesso ramoscello 
Felici illuminano piú del sole 
Di tante donne il volto.
Velocemente appassisce triste 
Perché non tutte ha potuto rallegrare e 
Il suo significato a loro portare.
Dolce aroma di delicatezza l’emblema 
Che forte si staglia padrone degli orizzonti e 
Protagonista indiscusso tra i profumi delle vie.
Piccoli soli che subito il cuore riscaldano 
Subito lo sguardo s’ammorbidisce a quella vista 
Che per pochi attimi all’anno gli é concessa, 
Sempre vorrebbe splendere 
Per duellare con la pioggia d’inverno e 
Il sole grande che nessuna nuvola risparmia.
Di quei marzi raritá resta 
Che continui si susseguono 
Incuranti degli anni.