di Benedetta Parodi
Gli amici
La parola “amico” da sempre è usata da noi ragazzi con una funzionalità simile a quella dell’articolo, in qualsiasi discorso, davanti a ogni parola. Si può dire che spesso si usa e abusa senza ricordarsi però che l’amico è la spalla che ti sorregge, ma può anche diventare la buca che ti fa inciampare.
Ho uno splendido ricordo legato alle ultime giornate di luglio, con un oggetto per certi versi banale, ma che riesce ad unire ed attrarre molti cuori.
L’acqua calda e cristallina delle 15:00 del pomeriggio che allarga le sue braccia per accogliere chi più timido o poco attento nel suo inconscio vorrebbe giocare. Vedo tra le onde il sorriso di uno spirito silente, uno spirito libero che si materializza con un pallone che vola e passa da una mano all’altra.
Questo rappresenta quasi un contatto a distanza con chi è davanti a me, quasi come una stretta di mano virtuale. Passano pochi minuti e il cerchio composto da quattro persone diventa sempre più grande quasi a formare un occhio ricco di una gioventù che vuole toccare l’infinito. Qui inizia il momento più bello. In questa nostra campana trasparente si iniziano a studiare gli sguardi e le mosse degli avversari, che in certi casi possono diventare alleati o nemici.
Forse è questo il momento più bello che ho passato; lo studiare in quegli occhi di ghiaccio, piccoli per il sale, complicità o vendetta.
