frammenti di pensieri

Un tepore nel cielo

di Anonimo del Sublime

Ali bloccate in gabbia 
di un anno passato l’aroma 
buio quest’anno resta tale 
che non ci saranno fiori a rischiarare 
quella tramontana 
che pare persistere sul globo.
Magari una goccia di ostro vedremo scendere a
riscaldare questa troppo fredda quiete,
che mi sembra inverno da anni.
Comunicazioni

Auguri di Buone Feste

Quest’anno la didattica in presenza e il frenetico mese di dicembre non ci hanno consentito di dedicare il tempo debito all’attesa del Natale… avremmo voluto bissare l’esperienza dello scorso anno realizzando un nuovo Calendario dell’Avvento.

Ci limitiamo a questo fotografico ma sentito augurio.

Che possa trasmettere l’aria di festa che abbiamo respirato in queste settimane grazie al presepe di libri e all’albero, decorati dalle preziose mani delle collaboratrici scolastiche.

Buone Feste a tutti!!!

Comunicazioni

Anno XIII Pov’ri fanti: la redazione si rinnova!

La redazione a.s. 2021/2022

Ecco la nuova redazione di Pov’ri fanti a.s. 2021/2022! In bocca al lupo a Benedetta Parodi (IV A liceo), Irene Vanelli (IV A liceo), Sara Conti (III A liceo), Pietro Faggioni e Fabio Ziino (III B liceo). Benedetta farà da guida a tutti gli altri che sono alla loro prima esperienza in questa attività ormai consolidata nel nostro liceo classico.

PS Abbiamo usato la nuova numerazione per indicare le classi… anche se ci piace di più quella tradizionale!

frammenti di pensieri

Valzer d’autunno

di Anonimo del Sublime

L’albero accanto lacrima 
il pianto del cielo nero. 
Le foglie appesantite volano via e
colori dei tramonti caldi passati 
danzano folte 
come capelli di dea.
Il vento dolce le accarezza, 
pungendo il mio viso ma 
sostenendo con il suo canto 
il valzer.
La pioggia dà ritmo 
a questo splendido spettacolo 
che da esterna osservo.
Le foglie non cadono e 
se lo fanno non sembra 
che tante sempre nell’aria restano, e
una prende il posto dell’altra
senza rancore o tristezza.
Commossi, 
l’albero piange 
le lacrime del cielo nero.

 

fantasie lessicali, racconti brevi

Ghosting like a ghost

di Aurora

Muoveva le labbra canticchiando quella canzoncina che le risuonava nella testa dagli auricolari, una di quelle canzoni tristi che ti fanno sentire a casa quando ti chiedi dove sia realmente casa. E lei si sentiva così. Spaesata, fuori dal mondo, un mondo che secondo lei non era fatto per una ragazza come lei, però ci doveva stare, che lo volesse o meno. Vedeva le altre e si chiedeva perché fosse così diversa, cosa avesse di sbagliato; poi però le bastava rimanere sola, nel silenzio di una cameretta, e le risposte venivano a galla da sole.

Lei odiava il silenzio, perché sapeva che era nemico della sua anima, e il silenzio le faceva male o la spingeva a farsi del male. Anche se il male peggiore le arrivava dall’esterno: amici che secondo lei non sarebbero mai stati in grado di capirla e aiutarla, una famiglia che di famiglia aveva solo il nome, e il mondo un enigma incomprensibile ai suoi occhi. Da sempre sapeva che non era nel posto giusto e aveva provato a parlare di questo suo problema con i grandi, ma loro lo avevano diagnosticato come: “È solo l’età, solo un momento che prima o poi passerà, e poi sicuramente non è come dici tu: voi adolescenti oggi tendete a ingigantire sempre tutto!”. Ma lei sapeva che non era solo un momento.

Poi un giorno una notifica le apparve agli occhi come la via di scampo da tutto: qualcuno aveva risposto al suo ultimo post. Un ragazzo che diceva cose che lei interpretò come se fossero i suoi pensieri espressi da qualcun’altro; così lei rispose a lui e poi di nuovo lui a lei e così via, fino a formare una catena che durò mesi.

Una sera come tante lei inviò un messaggio, un messaggio che sarebbe dovuto essere uguale a tutti gli altri, ma che ruppe quella catena. Lui non le rispose, lei gliene inviò uno anche il giorno dopo e quello dopo ancora scusandolo in ogni modo. “Magari avrà da fare”, pensava, anche se la risposta già la sapeva. E le venne confermata quando lesse: account eliminato. Rimase con mille domande in testa e un vuoto, un altro, nel petto.

La sera di Halloween uscì di casa e mentre camminava, come sempre, con la musica nelle orecchie, si fermò a guardare i bambini che intonavano “dolcetto o scherzetto” alle porte di sconosciuti; poi vide un bambino vestito da fantasma, tutto bianco che si muoveva di soppiatto tra le case: suonò a un campanello di un’abitazione senza decorazioni e poi scappò via senza lasciare traccia. Il signore che si affacciò dalla porta si guardò intorno senza vederlo, domandandosi chi fosse stato a suonare per poi chiudere la porta, ricordandosi che era la sera di Halloween.

Rimase a guardare quella sagoma bianca allontanarsi e pensò che il ragazzo aveva fatto la stessa cosa: era sparito silenzioso e di soppiatto come un fantasma, lasciandola con mille domande come quel signore.

Le venne in mente un inglesismo buffo, ma che secondo lei esprimeva appieno la sua situazione: ghosting da ghost “fantasma”. E allora pensò una frase che chiuse quel capitolo della sua vita: ghosting like a ghost.

fantasie lessicali, racconti brevi

Cuociriso

di Elisa

Eliso il cuociriso era un bizzarro elettrodomestico che tanto tempo fa amava esplorare le infinite quantità di risaie situate nel villaggio di Codena.

Esso si vestiva sempre in modo molto appariscente, dato il suo ego, con stravaganti abiti color grigio metallico, dotati di qualche piccolo tasto che, se azionato, lo avrebbe reso in grado di cuocere qualsiasi tipo di cereale, dal riso “Thaibonnet” a quello “Codenese”.

Il piccolo Eliso era invidiato da tutti in paese: bicchieri, piatti, mestoli, posate, tazze…. Ma la stoviglia che lo odiava più di qualsiasi altra cosa al mondo era Lorella la padella. Lei, con il suo fortissimo rivestimento in acciaio inox, poteva preparare qualsiasi formato di pasta volesse, ma non sarebbe mai e poi mai riuscita a cucinare del riso così velocemente e squisitamente quanto Eliso.

Perciò in una calda giornata di maggio, in preda alla gelosia, decise di fargli uno scherzo. Così, con l’aiuto di Marcello il coltello e Antonietta la forchetta, rapì il cuociriso mentre passeggiava spensierato nei campi di frumento, spogliandolo e rubandogli i suoi fantastici vestiti.

La notizia finì su tutti i quotidiani locali e ogni forza di polizia cercò Eliso ovunque nel paese, trovandolo finalmente nella bottega situata sulla strada che porta a Carrara.

I tre rapitori vennero scovati grazie ad un microchip che era stato inserito negli indumenti dal previdente proprietario. Essi furono arrestati mentre Eliso continuò a vivere a Codena con il sorriso.