Tra il romanzo e l’attualità
di Fabio Baldelli
Credo che all’interno di questo avvincente classico si possano raramente trovare elementi di noia. Noia, quello stile di vita tanto disprezzato da Lord Enrico Wotton e allo stesso tempo tanto praticato dalla borghesia londinese del XIX secolo, una società che limita i piaceri. Enrico non è altro che un pesce che nuota controcorrente, cercando di far capire ai dormienti che la vita dev’essere vissuta intensamente, cogliendo ogni attimo. Se solo le sue idee fossero più moderate, non avrei problemi a condividere pienamente io stesso la sua filosofia di vita. Il nostro mondo ha conosciuto società che condannavano e allontanavano il piacere materiale, ritenuto motivo d’indebolimento per lo spirito. L’esempio più classico è quello dell’epoca basso-medioevale, nella quale l’unico modo per rafforzare lo spirito era seguire la legge di Dio, che in realtà non era altro che la legge dei suoi rappresentanti, nient’altro che uomini, profeti armati, chierici e al contempo uomini politici, vicari di un Cristo che, se solo avesse potuto, li avrebbe sradicati. La legge morale e spirituale da loro offerta alla cultura occidentale è sopravvissuta fino ai nostri giorni e si è mischiata con l’ignoranza di chi non sa guardare oltre il suo naso. Ancora oggi alcune persone, basandosi su un ideale religioso, o indirettamente influenzati da esso, temono determinati comportamenti sessuali; altre sono convinte di sapere perfettamente cos’è arte e cosa non lo è, quando invece l’esatta definizione di questa disciplina universale non è ben chiara neanche ai suoi maggiori rappresentanti. Purtroppo l’argomento sessuale è ancora un tabù per alcune persone che trovano il loro rifugio all’interno dell’ignominiosa gabbia delle emozioni chiamata pudore. Il pudore può di certo esser considerato una virtù, ma è davvero necessario che ci chiuda la strada verso il progresso sociale? Recentemente uno dei più ricercati siti di film per adulti ha subito delle forti restrizioni da parte delle istituzioni, a danno degli attori. Suppongo che Lord Enrico, assistendo a ciò, avrebbe probabilmente sostenuto che la civiltà banale e noiosa di cui faceva parte non si è evoluta, ma ha mantenuto la paura del piacere; in questo caso mi troverei pienamente d’accordo con lui. La nostra società sembra per certi versi tornare indietro, nonostante la storia abbia dimostrato quanto la censura danneggi la cultura. Pare che il sesso e la nudità siano riconosciuti come arte da ben poche persone, mentre le altre concepiscono l’arte solo in base alla propria esperienza di vita. La nudità è una forma artistica sin dalle Veneri paleolitiche, eppure un attore o un’attrice a luci rosse, un modello o una modella di nudo, o chi semplicemente posta una foto seminuda sui social è per molti automaticamente un o una poco di buono o semplicemente qualcuno che fa un lavoro poco raccomandabile. Anche l’arte musicale è oggetto di grande dibattito: c’è chi ritiene artistiche sole le canzoni d’amore o di alto spessore morale e condanna invece quelle che parlano di sesso o denaro; c’è chi ama la musica classica e ritiene che solo essa possa essere definita un’arte.
Non mi spiego come la gente non riesca a comprendere qual è l’elemento che ci rende veramente umani: la soggettività; quel modo di percepire le cose che la Natura ha donato all’uomo e che dona libertà alla nostra mente. Un elemento che mi ha profondamente colpito è la prefazione del romanzo, nella quale Oscar Wilde spiega come nella sua epoca l’arte sia soffocata, esprimendo il suo concetto di arte; trovo questo brano estremamente attuale e non posso che trovarmi d’accordo con ogni parola dello scrittore, anch’egli condannato, perché omosessuale, da una società ostile al piacere.
Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto… Nessun artista ha intenzioni etiche. Uno scopo etico in un artista è un imperdonabile manierismo stilistico… Il vizio e la virtù sono per l’artista materiale di un’arte… Lo spettatore e non la vita viene rispecchiato nell’arte…
Parole uniche ed emozionanti che dovrebbero essere fonte di riflessione per tutti noi e soprattutto per tutti coloro che non guardano più in là del loro naso. Non è mia intenzione generalizzare, ma generalmente chi non è aperto a nuove forme di vita, di piacere e di arte è colui che una vita l’ha già vissuta: per l’anziano ciò che è stato appreso nella vita è assolutamente sacro e dunque le sue opinioni a volte retrograde non possono essere cambiate. Un altro elemento che mi ha colpito è infatti uno dei tanti discorsi di Lord Enrico, contenuto nel penultimo capitolo;
Giovinezza! Non v’è nulla che la valga. È un’assurdità parlare dell’ignoranza della gioventù: le sole persone di cui ascolto oggi le opinioni con grande rispetto sono molto più giovani di me. Mi sembra che mi abbiano superato e che la vita abbia rivelato loro le sue estreme meraviglie. Quanto ai vecchi, li contraddico sempre, per principio. Se si chiede loro quel che pensino di un fatto accaduto ieri, ripetono solennemente le opinioni correnti nel 1820, quando si portavano i colletti alti, si credeva in tutto e non si sapeva assolutamente nulla. Ho letto questo brano ai miei genitori, avendo precedentemente discusso con loro sul valore dell’empirismo degli anziani, dimodoché diventasse per loro una fonte di riflessione. Fonte di riflessione sono tutti i cinici discorsi di Enrico, ma ovviamente non mi trovo d’accordo con tutti. Nella vita dissoluta predicata da Lord Enrico è sicuramente sottointeso l’elemento sessuale: provare qualsiasi tipo di esperienza può essere un metodo per evitare l’ennui. Potrei trovarmi d’accordo se non fosse per due motivi fondamentali. Dorian Gray, inseguendo la vita predicata da Wotton ha provocato dolore e male a tutti i suoi conoscenti; dunque credo che una persona che dedichi la vita al piacere diventi ignobile qualora ferisca chi gli sta intorno. Il secondo motivo è il fattore negativo dell’esagerazione; nessun piacere è un male, che esso sia sesso, cibo, allenamento o qualsiasi altra cosa, ma quando un piacere diventa la nostra unica ragione di esistenza, cadiamo nell’esagerazione e nella dipendenza, provocando a noi stessi danni psichici e fisici. Dunque a parer mio non vi è nulla di non etico nel violare la censura anti-piacere dei retrogradi dogmi religiosi o della società, ma qualora taluno finisca col fare del male a se stesso o ai suoi cari, sfociando nell’esagerazione, ciò diventa immorale. Per concludere mi accingo a riportare il fulcro della trama: Dorian Gray rimane sempre giovane, bello e puro ed è il quadro ad invecchiare al posto suo, mostrando anche i segni dell’ignominia. Una trama affascinante che assieme alle riflessioni di Enrico su vari aspetti della vita ti esorta a leggere il libro tutto d’un fiato. Tuttavia secondo me la colonna portante della storia è infondata, perché i tratti somatici di una persona non ne delineano eccessivamente la purezza d’animo o l’ignobiltà. Consiglio questo romanzo a tutti coloro che, come me, difficilmente si cimentano nella lettura e desiderano riscoprirne il piacere attraverso un classico, che oltre ad essere fonte d’intrattenimento è fonte di riflessione sulla vita in relazione a se stessi e alla società.