di Benedetta Parodi
Tanti paesaggi ci rimangono impressi nella mente, ma solo alcuni rimangono incastonati nel nostro cuore. In questo caso ho nel mio scrigno quello che si riesce a osservare dal giardino di mio nonno nelle giornate estive. Il verde, il caldo e l’odore immaginario della salsedine, formano un’orchestra sinfonica di odori, colori e suoni, tutto accompagnato dal cinguettio di merli e passerotti, felici dell’arrivo della calura estiva. Più lontano c’è quella goccia di mare, quasi una lacrima, avvolta dalle braccia unite e complici di due castelli da sempre in conflitto tra di loro, che si dissolve verso un offuscato orizzonte. Così è nata questa poesia…
Se apro la porta della mia mente
Come una luce nel buio si accende
Ricordo le grida, la gioia e il dolore
Di un luogo che è sempre caro al mio cuore.
Tra le foglie della fronda di un ulivo
Vedo il mare, sempre calmo e poco reattivo
Tra quelle sue ondine illuminate dal sole
C’è in loro un linguaggio da decifrare.
In lontananza con molta cautela
Delle barchette bianche si avvicinano gonfiando la vela
Così piccole e minute
sembrano divorate dalle mie mani nude,
Ci sono poi due castelli
Alti, maestosi e un tempo fra lor ribelli
Nel grigiore del paesaggio invernale
Si guardano ancora con fare rivale.
Solo il mare tra le sue onde
Quanti segreti ancora nasconde
Quanti misteri potrebbe svelare
Se solamente potesse parlare.