frammenti di pensieri

Corrente di emozioni

di Anonimo del Sublime

Lascio i pensieri giocare
loro che mi strappano una risata
lon i loro giochi perversi.
Sento l’acido nella gola e
una bufera dentro che
inspiegabilmente la mente non riesce a fermare.
Mi sento così ubriaca
del vento del Mare,
M'accascio tra due massi e
la forza in alto viene meno
così subito anche tutto il resto
si muove senza senso e direzione.
Come l’onda indomita del Mare
Sorvolo le calme acque del fiume
risalendo come fece la sirena,
portando detriti di civiltà scomparse e
meraviglie dagli abissi.
Vorrei affogare in quel mare
così profondo quel blu
da far male agli occhi,
Morire con l’acqua nelle vene,
ai capelli alghe e
a coprire gli occhi,
solo stupore.
Stupore per quel blu che t'acceca
che ti strega
ti fa sprofondare nei suoi recessi e
tu sei felice che quella sia la tua tomba.
Così voglio per sempre restare
con il corpo ricoperto da sale e
l’anima finalmente libera.
Giocherà felice con i pesci
facendo a gara tra i coralli.
Tornerà ogni tanto a riposare
accanto al mio sorriso che
bello guarda il prodigio.
Tra le acque finirò la mia vita
qua lo sancisco
mentre scrivo
con lacrime che sanno di mare.
articoli

Gladiatores

di Lorenzo Pezzica, Fabio Ziino, Caterina Raffaele

La voce di Lorenzo

È partito tutto quest’estate, quando guardando un video in cui veniva ricostruito un combattimento tra gladiatori, mi sono detto: “Perché non provarci anch’io?”

Da lì poi ho iniziato una serie di ricerche per provare a ricreare un costume vicino il più possibile a quello che indossavano effettivamente i gladiatori nell’arena ai tempi di Roma imperiale.

La scelta era varia, esistendo varie tipologie di gladiatori, che poi bisognava abbinare sempre seguendo le tradizioni romane. Alla fine ho optato per queste due: Mirmillone (gladiatore con elmo e scudo) e Reziario (gladiatore con rete e tridente).

È arrivata poi la parte difficile ovvero realizzare il tutto con materiali a me accessibili. Il primo pezzo di armatura che ho fatto è stato l’elmo, cercando di avvicinarmi il più possibile a quelli veri: ho utilizzato una cupola di polistirolo e delle forme di pvc fatte su misura, con l’aggiunta di un cimiero realizzato con le setole di una scopa. Subito dopo ho creato la manica legando le lamine di plastica ad alcune fasce con dei cordini, poi aggiungendo lacci e fibbie per indossarla, così come per il “galerus”, il pezzo di armatura dorato.
Fatte le armature, toccava poi ovviamente alle armi: l’unica acquistata è stata la rete del Reziario, mentre per il resto ho realizzato spada, tridente e scudo, che ha richiesto una tecnica di costruzione piuttosto complicata. È composto infatti da una lastra di pvc piegata col calore, sulla quale poi ho montato un manico, per poi essere decorato col disegno di un serpente marino, fatto a mano libera da Caterina.
L’ultimo elemento che mancava erano le parti in tessuto, che andavano associate ai cinturoni di pelle: sono state cucite da Caterina, sfruttando una tecnica che permettesse mobilità ma allo stesso tempo copertura.

La voce di Fabio

Io sono stato uno dei primi a cui Lorenzo ha confidato l’idea della rappresentazione e inizialmente ero veramente scettico sulla buona riuscita del progetto. Con il passare dei mesi, il mio amico e futuro avversario mi spiegava sempre più dettagliatamente il progetto nel suo insieme, e quindi ho realizzato che facevamo sul serio. Devo ammettere che nella realizzazione ho contribuito abbastanza poco, facendo letteralmente “sgobbare” piuttosto Lorenzo e Caterina. Il grande giorno delle riprese è stato veramente indimenticabile, anche perché vedevamo concretizzarsi un’idea che era stata studiata nei minimi dettagli. Dopo la proiezione a scuola del video finale, la vittoria nella sfilata di Carnevale ci sembrava in pugno, ma sfortunatamente non è stato così. Probabilmente perché il nostro filmato era talmente straordinario che non poteva competere con gli altri… Tuttavia siamo fieri del nostro lavoro e già pensiamo a come sbalordire tutti l’anno prossimo.

La voce di Caterina

Per fare il video ci siamo organizzati tutti insieme, un giorno in cui era possibile spostarsi e a piedi da Marina di Carrara siamo arrivati davanti all’anfiteatro di Luni, grazie anche all’aiuto di alcuni nostri amici, che ci hanno dato il loro contributo nel portare i costumi e soprattutto supporto morale. Arrivati ci siamo cambiati all’aperto e abbiamo cominciato da subito le riprese, le persone che passavano non ci guardavano troppo bene…ma li capiamo, decisamente. Finite le riprese, tra una risata e l’altra, siamo tornati a casa e ci siamo impegnati, in particolare Lucia ed io, nel montare il video; tante registrazioni sono state scartate ma quelle inserite sono le migliori e al contempo quelle che rappresentano meglio ciò che volevamo trasmettere; è stata un’operazione abbastanza lunga, ma il risultato ha davvero meritato lo sforzo.

Inoltre il video è composto circa per metà da un backstage (la parte più divertente), dove viene raffigurato tutto: il prima, il dopo e il durante… comprese le registrazioni fallimentari e prove su prove per una parte che magari non ci veniva, tutto con il sottofondo di una colonna sonora rigorosamente scelta da Lorenzo e perfettamente a tema; siamo tutti molto soddisfatti del risultato finale ed è sicuramente un’esperienza che ci ricorderemo tutta la vita. Spero che a tutti quelli che hanno guardato e guarderanno il video sia arrivata la stessa gioia e lo stesso divertimento che abbiamo avuto noi nel farlo. Grazie e alla prossima sfida!

frammenti di pensieri

Profondo amare

di Anonimo del Sublime

Sono felice di rivederti
mio caro infinito,
mi sei mancato tanto
nei momenti in cui il freddo
ghiacciava i tuoi cugini insipidi.
Per troppo non sono venuta
a farti visita.
Ma ora sono qua,
chinata ai tuoi piedi
che felice guardo
i tuoi sentimenti ribollire
che trasparenti si mostrano.
Quale posto piú bello?
Sei l’unico a cui mi inginocchio,
il solo, con dolce riverenza,
perché so che mai
nonostante abbia visto
cosa tu possa se vuoi fare
useresti su di me violenza.
Al massimo l’unico a lasciarmi del viola é
il tuo stallone che strattona,
oppure i brividi sul corpo
per il repentino cambio del tuo umore.
Gioco con una goccia,
la faccio scivolare tra le dita
per poi farla cadere tra le sorelle
portando la testimonianza della mia presenza,
subito ti sento febbricitante e
in qualche falcata
mi sei accanto.
Ti accarezzo con tutta la mano e
se potessi mi lancerei tra le tue braccia.
Felice inizio a scappare
come facevo in primavera
dai tuoi cavalloni,
per poi ridere quando sul mio viso
uno schizzo giunge.
Il tuo profumo mi entra nelle vene e
chiunque puó sentire
il tuo marchio su di me e
io offro fiera alla loro vista
i capelli bagnati dei tuoi baci.
Il mio amore per te
é profondo due volte te stesso,
o forse piú.
So che mi raggiungeresti
in ogni continente e
per questo ti sono grata.
Perché appena penso di essere sola
la tua mente si insedia nella mia e
io subito mi rassicuro
perché sempre potró tornare
sulle tue sponde belle a bearmi
dei tuoi racconti di sirene e marinai.
Di come incontrasti nessuno.
Per sentire sempre
la tua voce roca calda
che come uno scudo mi avvolge
dai commenti degli altri e
se serve, anche dai miei pensieri funesti.
Nella tua immensitá mi perdo e
mai il non-ricordare fu piú bello.
bela me Carara, frammenti di pensieri

Respiro freddo

di Anonimo del Sublime

Fredda l’aria sferza sul mio viso 
colpisce con dolci raffiche 
e il sole camuffato fa sì che 
il gelo sembri sciogliersi.
Inspiro felice quell’aria 
che pungente festeggia nei polmoni
che una nuova e fresca idea porta.
Quella brezza che amica è scesa
dai monti innevati giunge
sulla sponda del grande salato.
Viaggiatrice temeraria ha scavalcato
quelle vette bianche di neve e 
quei freddi torrenti di montagna, 
in sé porta lontano 
l’odore della neve appena caduta 
che bel mantello copre la terra nera.
Vedo nei suoi ricordi il momento preciso
in cui il sole sorgente per primo ha 
toccato con un bacio della morte
la punta bianca della montagna, 
subito quei bei cristalli 
si sono sciolti sotto al fuoco,
ma ecco quasi subito
una nuvola copre l’intero disco e 
quindi quei dolci disegni trasparenti
subito si sono rigenerati.
Quanto con un solo respiro 
ho visto.
fantasie ecologiche

Pioggia acida

di Alessia D’Amico

Oggi le gocce di pioggia scivolano sui vetri condensati delle finestre, e noi con pazienza aspettiamo.  

Non sappiamo bene che cosa.  

Un tornado, pioggia acida? O forse un fiume che decide di essere stufo di soffocare per via delle solite strette sponde cementizie, e caldaie che finiranno per scaldare la terra più di casa nostra, nubi tossiche che macchieranno l’aria finché l’aria non sarà più trasparente? Due anni fa di fronte ai nostri occhi è bruciata l’Australia, è bruciata l’Amazzonia come carta straccia, e noi con pazienza aspettiamo. Aspettiamo di vedere il cielo notturno senza più stelle, perché i lampioni e lo smog della città le avranno spente tutte. E allora saranno i fanali delle macchine, le nostre stelle. Il mare non sarà più fatto di acqua, ma di pezzi liquefatti di bottiglia che nuoteranno in un catrame vischioso e bollente come colla a caldo. Forse un giorno ci faranno naufragio gli iceberg, in quel mare plumbeo, come tanti giganteschi Titanic – è la legge del contrappasso. E poi, nelle terre del Nilo, dove un’oasi prosciugata ha lasciato nel solco della sabbia alghe morte e scheletri di coccodrillo, il caldo arderà vive le ultime palme di fronte a uno scenario di fili secchi, sottili come capelli, che un tempo erano stati i verdi papiri.    

Oggi piove, piove a dirotto, e noi aspettiamo. Ma che cosa aspettiamo? Aspettiamo un futuro in cui berremo acqua velenosa che sa di cloro, e inghiottiremo mercurio, monomeri di metano, acesulfame potassico e pesticidi. Un domani in cui, invece di rispondere al telefono, ci spediremo l’un l’altro lunghe lettere in bottiglia, affidandole alla corrente di un mare morto che ha sommerso la città intera. Ed è certo che quel giorno, quando accadrà, la pioggia che adesso batte fuori sul selciato ci scivolerà sulle guance.   

Oggi noi aspettiamo, ma nessuno passa.  

È forse per questa pioggia torrenziale che colpisce la terra come se fosse arrabbiata, come se volesse avvisarci che abbiamo sprecato decisamente troppi giorni ad aspettare immobili sotto la pioggia, e che non c’è riciclaggio per il tempo buttato.  

Allora, che si fa?  

Non ti sei stancato di aspettare?  

Prendimi la mano, che io prendo l’ombrello. Non vedi? Non guardi fuori dalla finestra? C’è già chi è uscito in strada, nelle piazze, nel cortile sul retro della scuola. Sono milioni di ombrelli colorati, milioni di zaini senza libri, un lungo striscione su cui hanno scritto a pastelli il futuro. Che giorno è oggi? Venerdì, e domani sarà sabato. Quindi prendimi la mano, che io prendo l’ombrello.  

Speriamo che domani non piova.  

frammenti di pensieri

Miriade di smeraldi

di Anonimo del Sublime

Ah maledetta
lasciami bagnare del fiore i petali,
che il rubinetto pieno rischia di esplodere.
Nemmeno il tempo di capire che
subito mi ritrovo a scrivere.
Il groppo in gola prepotente si sente e
tu subito vuoi giocare con me, 
il corpo che trema 
spasmi di una violenta tempesta che 
le mie mani fredde rende.
Gli occhi ghiacciai gelati 
solo schegge appuntite regalano, 
trafiggono il fiorellino e 
la me fanciulla triste s’imbroncia.
Vorrei piangere ma ormai 
il fiore morto non berrebbe piú 
quindi é inutile arrossare gli occhi.
Vedo ancora quei petali delicati 
ali della fata che lí aveva dormito, 
quei colori che il sole illuminava, 
quel profumo che l’aria trasportava e
la bellezza che solo io riuscivo a vedere.
I brividi non riesco a calmare 
a meno che…
In attesa di non so cosa 
seduta tra i fili smeraldi resto e 
vorrei essere anch’io come loro 
piccoli felici che si bagnano del vento.
Darei tutto per non avere domande in testa 
perché il peso si sta facendo troppo,
la testa duole sempre piú ogni ora e 
piú continuo a capire 
piú il mio cuore piange schegge e 
io voglio smettere di uccidere fiori, 
restare fanciulla che gioca a nuotare 
in quel mare verde prezioso.
Inevitabile giunge per ognuno e 
io la attenderó serena 
in quel giardino dietro gli occhi 
che ogni notte nutro di sogni 
di speranze e di lacrime non versate.
Quando arriverai, pure tu 
vorrai provare la comoditá della mia erba e
desiderio non sará più di portarmi via, 
perché quel piccolo eden appassirebbe.
Giocherai con me per poi 
con la linfa sulle dita 
andare avanti 
per cercare 
altri bei giardini fioriti.
Forse era meglio 
sin da subito diventare 
filo d’erba.
frammenti di pensieri

Giallo mimosa

di Anonimo del Sublime

Quanti piccoli soli tutti vicini 
Attaccati allo stesso ramoscello 
Felici illuminano piú del sole 
Di tante donne il volto.
Velocemente appassisce triste 
Perché non tutte ha potuto rallegrare e 
Il suo significato a loro portare.
Dolce aroma di delicatezza l’emblema 
Che forte si staglia padrone degli orizzonti e 
Protagonista indiscusso tra i profumi delle vie.
Piccoli soli che subito il cuore riscaldano 
Subito lo sguardo s’ammorbidisce a quella vista 
Che per pochi attimi all’anno gli é concessa, 
Sempre vorrebbe splendere 
Per duellare con la pioggia d’inverno e 
Il sole grande che nessuna nuvola risparmia.
Di quei marzi raritá resta 
Che continui si susseguono 
Incuranti degli anni.
Comunicazioni, NNLC Notte Nazionale del Liceo Classico

NNLC 2021: la VII edizione a maggio!

https://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2021/01/21/news/notte-nazionale-del-liceo-classico-si-fara-a-maggio-1.39801588

https://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/notte-nazionale-del-liceo-classico-il-virus-non-ferma-il-repetti-1.5934646

https://www.lagazzettadimassaecarrara.it/cultura/2021/01/notte-nazionale-del-liceo-classico-vii-edizione-la-cultura-classica-non-si-ferma-davanti-alla-pandemia/

il giornalino

Finalmente nel 2021…ecco il primo numero del giornalino Anno XII!

La redazione di Pov’ri fanti è lieta di pubblicare online il giornalino del Repetti, Anno XII numero 1; troverete una veste grafica rinnovata all’insegna del colore, resoconti sulle esperienze didattiche di questi mesi, alcune recensioni e soprattutto la consueta intervista doppia ed i famosi Ipse dixit, affiancati da una nuova rubrica Largo al buonumore ispirata alla pandemia che stiamo vivendo. A questo proposito non poteva mancare anche uno spazio riservato al dibattito presenza vs distanza; scoprite da soli il contenuto, non vogliamo anticiparvi troppo… Copertina e retrocopertina sono dedicati con profonda commozione alla Prof.ssa Daniela Donnini, come anticipato nella presentazione della redazione. Buona lettura!

Se preferite sfogliare il giornalino cliccate qui!

riflessioni

Chi siamo noi

di Benedetta Parodi

Ma chi siamo noi? Questa è una domanda apparentemente semplice, che però in questo periodo è risultata causa di numerose contraddizioni ed opinioni diverse.

Siamo le macchie di un mondo che vuole cancellarci, levandoci con un solo gesto la nostra gioventù. Proprio quella che oramai è stata inglobata dalla tecnologia, prima un’amica, ora ciò che ci consente di aprirci uno spiraglio di normalità. Siamo le ombre di persone, che spavalde vivono solo l’attimo, calpestandoci, e non pensando al futuro di altri, senza sapere però che le ombre nella seconda parte della vita diventeranno più lunghe, toccando ciò che loro stessi non potranno. Ombre con la voglia di scoprire, dove ogni anno che passa non è un peso, ma serve per spronarci ad andare avanti.

Siamo i colpevoli innocenti di un male più grande di noi, che piano piano ci sta logorando, facendoci alzare ogni mattina, pensando non più a ciò che vorremmo fare, ma a ciò che eravamo. Un ricordo che infatti è troppo vicino per sentirne la nostalgia, ma troppo lontano per sfiorarlo solo un’altra volta.

Siamo i testimoni di una situazione che solo noi sapremo raccontare; vissuta da ragazzi graffiati dalla menzogna e rinchiusi tra il carcere delle proprie mura di casa, da dove vedevano sempre di più svanire la propria quotidianità, quasi come una tempesta dove si vedono le nuvole correre veloci senza mai fermarsi. Quella vita che fino a due giorni fa governavamo con una mano, come padroni del mondo, e che rendevamo alla nostra portata con un solo schiocco di dita, ora sembra un miraggio, che ogni volta che ci si è vicino, subito svanisce.

Siamo anche quella lacrima carica di dolore e tristezza che ogni volta cerchiamo di trattenere ed asciugare per evitare che scendendo riapra ferite che non sapremmo più come ricucire.

Questi siamo noi, splendidi puzzle carichi di vita ed emozioni a cui piano piano stanno togliendo il bordo. Spero che il mondo riesca a riscoprirli dentro una stanza buia e a valorizzarli, facendoli tornare al loro aspetto migliore.